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***L’editoriale***
LA QUESTIONE MORALE IN UN VUOTO DI POLITICA
di ANNALISA CHIRICO

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra narrazione di oggi sull’autoreferenzialità della nostra politica, cominciata con una critica al giornalismo – connivente o appiattito – e proseguita con la dimostrazione degli effetti devastanti che ciò ha prodotto nel Paese, si chiude con questo commento della giovane esponente di Radicali italiani ed editorialista di punta del giornale della politica italiana. Chirico affronta il tema della questione morale appunto, che suggerisce di ridefinire dell’«etica pubblica». Perché la morale riguarda l’individuo nella sua dimensione privata e – almeno secondo un punto di vista – non c’ha da metterci becco la politica. Diverso è il discorso del comportamento politico, o pubblico, dei singoli, per il quale non esistono però vani richiami che tengano: è necessario affidarsi alle regole, «che, come sa bene un liberale, devono essere generali e astratte, rispettabili e rispettate». di ANNALISA CHIRICO Read more

E nostra politica è così autoreferenziale che Paese sembra si sia abituato (a tutto) Report racconta iceberg di (tutta la) casta E tutti a parlare della sola ‘punta’ di Silvio

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo aperto con una critica al giornalismo connivente o appiattito sul palazzo chiuso su se stesso, in cui abbiamo rilevato come la compartecipazione all’autoreferenzialità della nostra politica odierna abbia ridotto gli anticorpi del Paese, negando contemporaneamente quella reazione che in ogni democrazia liberale è figlia dell’impegno della stampa (più o meno regolare, in tutti i sensi) o addirittura direttamente invocata da essa (come recentemente accaduto, peraltro, in Calabria, dove il Quotidiano di Matteo Cosenza ha portato in piazza migliaia di persone contro la camorra. Un bell’esempio di modernità). Ora vediamo (al contrario) un (altro) esempio clarissimo di come il Paese, a causa di questa connivenza o appiattimen- to della stampa stessa, finisca per perdere la coscienza di sé, oltre alla propria capacità critica (che pure in Italia, vivaddio, grazie ad un giornalismo – quello non connivente ma al limite solo appiattito – comunque critico, anche se rispetto all’oggetto sbagliato, non è del tutto venuta meno). Puntata di Report in cui si parla del “condominio” di Antigua del presidente del Consiglio. E abbiamo già detto tutto. Perché in realtà di tutto questo si è parlato nei sedici minuti finali della trasmissione, quelli in cui si spiega «com’è andata a finire» una storia già precedentemente raccontata. La puntata era su altro. O meglio su altri. Perché il tema era sempre la nostra politica autoreferenziale che si fa casta, solo, tutto il resto (da Berlusconi). Un mondo di famiglie insediate nei vari rami delle nostre istituzioni e delle aziende pubbliche, di corruzione, di conflitti di interessi. E non è un altro mondo (appunto) ma la nostra classe dirigente. La polemica preventiva di Ghedini ha sicuramente attirato l’attenzione su quei 16 minuti. E si tratta pur sempre, in questo caso, del capo del governo. Ma la storia era vecchia. Il segno di come il giornalismo italiano, anche quando si fa buono (come in questo caso), preferisce puntare su altro (aprendo peraltro un conflitto che, come abbia- mo scritto, poco ha a che fare con quello stesso, buon giornalismo dei minuti precedenti). E come il Paese, sia ormai indisposto a seguirlo sulla strada di ciò che conta davvero. Per- ché è stato plasmato sulla forma della nostra politica autoreferenziale di oggi. A tal punto da non saper ascoltare quando se ne denunciano i vizi (quelli veri, quelli nuovi, quelli di – quasi – tutti). Perché nelle orecchie (e nella testa) ha solo l’(ormai) vecchio teatrino. Attilio Ievolella ci parla (anche) di ciò che non hanno sentito. Read more

L’ex direttore Economist pensa come noi ‘La nuova politica per liberare voi stessi e potete conoscere nuovo rinascimento’ E Abravanel: ‘Tv pubblica, ruolo decisivo’

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è la voce più autorevole e ascoltata della/dalla nostra politica. Perché ha la capacità di guardare oltre l’oggi. E di vedere il futuro. Un futuro che può vedere, a sua volta, il nostro tornare ad essere un grande Paese. Conoscere quel nuovo rinascimento del quale parlavamo solo qualche giorno fa. E del quale parla, nel suo libro “Forza, Italia”,  anche Bill Emmott, per sedici anni alla guida del più autorevole (a sua volta) settimanale specializzato internazionale, intervistato da Serena Dandini a Parla con me. Emmott indica precisamente la strada già indicata da il Politico.it: è necessaria una nostra politica che si occupi di fare il bene del Paese, lui dice: «da destra e da sinistra». Noi diciamo: a prescindere, da parte di chi ci sta e al di là di chi invece vuole continuare a coltivare interessi particolaristici (anche se magari non più – del tutto – autoreferenziali; oppure proprio autoreferenziali). Ma questo è l’unico punto in cui le nostre valutazioni differiscono. L’ex direttore dell’Economist indica l’effetto-chiave di volta di una nuova politica italiana che rimotivi il Paese: quella «liberazione» non (tanto) da forze politiche che abbiano steso chissà che tela sulle nostre istituzioni, ma (piuttosto) dalle nostre (auto)limitazioni: liberare noi stessi significa ritrovare la nostra intelligenza, e con essa la nostra cultura (e viceversa), e quindi il nostro genio, e potere così ritornare grandi. Possibile strumento di tutto questo, lo abbiamo scritto più volte, è una televisione pubblica che, tutt’altro che privatizzata, contribuisca alla rieducazione (nel doppio senso, in tutti i sensi) dell’Italia. Lo sostiene anche Roger Abravanel, manager ed editorialista (con la schiena dritta) del Corriere, ospite stamattina di Oscar Giannino a La (sua) versione di Oscar su Radio24 (che consigliamo a tutti coloro che sono interessati alla costruzione del futuro dell’Italia di seguire, ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 9 «in punto»). «Alla Rai è importante non il pluralismo ma la qualità»: onestà e responsabilità (e, appunto, tensione verso l’alto) nella scelta dei conduttori e dei programmi, onestà e responsabilità nella conduzione, e poi la massima libertà. Con una linea editoriale che tenga conto del “suggerimento” di Angelo Guglielmi riguardo alla funzione «educativa» (appunto) della tv pubblica. Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui (in tutti i sensi). Read more

Se ora pure l’Agcom diffida Tg1 di Minzo Nostro giornalismo corresponsabile crisi Ha assecondato la loro autoreferenzialità

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una sana democrazia liberale prevede poteri indipendenti e pesi e contrappesi. Il (quarto) potere (di controllo) affidato alla stampa da noi (quasi) non esiste, del tutto o parzialmente. I casi di totale annacquamento del nostro giornalismo in una suppellettile del potere politico discendono per lo più dal conflitto di interessi, del premier ma non solo. Perché figlia del conflitto di interessi è anche una nomina dei vertici e dei direttori Rai che risponde a logiche non solo partitiche ma privatistiche. Ha ragione Travaglio, dunque, quando dice che da Minzolini non ci si può che aspettare questo: perché Minzolini, fedele cantore del premier (di cui è da un decennio anche amico personale) già sulle colonne de la Stampa, è l’ideale ministro della Propaganda del “regime” berlusconiano. E tuttavia ciò resta inaccettabile: tra breve leggiamo il commento di Gad. Ma c’è poi un secondo livello di connivenza della stampa al potere. Un livello forse meno “grave”, ma non meno foriero di ricadute pesantissime sul Paese: è il livello dell’appiattimento del giornalismo sull’autoreferenzialità “legale” ma politicamente devastante della nostra politica. Il vaso comunicante di una stampa protesi della politica non solo sul piano del controllo diretto da parte di quest’ultima ma anche a livello concettuale, per cui il giornalismo smette di essere “mastino di guardia” del potere e diviene una mera gazzetta di quello che accade nel palazzo è la causa prima della mancata reazione del Paese di fronte allo scadimento della politica italiana. Per questo il Politico.it ha tanto successo: perché si inserisce nel vuoto rappresentato dall’incapacità del giornalismo italiano di costituire una fonte di consigli, un controllore, una forza incalzante che spinga la nostra politica nella direzione del bene del Paese innanzitutto, nelle specifiche direzioni che un’osservazione critica e competente consente di individuare, e comunque a rimanere sulla strada della propria funzione, che è quella di governare l’Italia e farne (appunto) il bene nel costruire il futuro, senza trasformarsi in una sorta di macchietta che immagina solo il proprio, di bene (?). Naturalmente ci sono anche altre eccezioni. Una di queste la vedremo dopo. Ma vedremo anche come sempre i principi liberali sconsiglino chi, a fronte di tutto questo, pretende di dettare troppo minuziosa- mente il “compito” (o meglio i valori) alla politica. E’ il giorno di un’altra grande narrazione. Cominciamo con Lerner che affronta il caso Minzolini. Read more

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