Top

A Terzigno notte di scontri con la polizia Lerner: “Attenti, il Paese non ne può più”

ottobre 21, 2010 di Redazione 

Un regno governato da un re che pensi solo a se stesso finirà, prima o poi, per conoscere una rivolta e avviarsi sulla strada di una maggiore democraticità. L’Italia governata da una classe dirigente che ha ormai esaurito il proprio ciclo, e pensa solo a se stessa, al potere, a perpetuarlo, a preservare ciò che glielo assicura anche a costo di scalfire la nostra democrazia (o nel migliore dei casi è completamente spersa e abulica) una rivolta (più rivolte) la sta già conoscendo: quella per la discarica nel napoletano è solo l’ultima – dopo la scuola e l’università, dopo le fabbriche, dopo i precari che, pure, sottomessi dalla loro stessa precarietà ancora non hanno trovato la forza, e forse la voglia, di ribellarsi in massa – di una serie-termometro di un Paese che non trova più risposte nella propria politica e che non è ancora fatto saltare il banco solo perché anestetizzato da quell’ultima rendita (di benessere) che ci rimane. Ma se la politica italiana continuerà a non dare risposte due saranno gli effetti: l’insoddisfazione, la frustrazione, e la rabbia successiva cresceranno sempre di più; il benessere sarà sempre di meno, fino a finire, perché ci saremo avviati sulla strada di un declino strutturale. E quello che può succedere in questa situazione ce lo anticipa il conduttore de L’Infedele nella chiosa che state per leggere. Il giornale della politica italiana continuerà a spingere perché avvenga al più presto il necessario rinnovamento (di qualità) e venga lasciata alle spalle questa autoreferenzialità che rischia di farci morire (in qualche caso, purtroppo, in tutti i sensi). Ma i tempi sono stretti e può non essere sufficiente “attendere” un ricambio che, peraltro, la classe attuale fa (appunto) di tutto per rinviare. E che comunque (come detto) dovrà essere ispirato a principi di assoluta qualità e “necessità” perché – ecco il punto – non c’è più tempo, e non possiamo permetterci un’altra nidiata autoreferenziale. Per questo il Politico.it si appella ai giovani affinché conducano sin da ora una battaglia di idee: mettetele in campo, con generosità, come fa il giornale della politica italiana; quello che conta è che l’Italia, salvandosi, torni grande, e non che si faccia grande nessuno in particolare. D’altra parte, rifacendo grande l’Italia, torneremo ad essere grandi. Tutti. E in particolare chi lo avrà favorito con più onestà e responsabilità. Gad ora. Sentiamo.

Nella foto, Gad Lerner

-

di GAD LERNER

Ho l’impressione che mentre i mass media si concentrano sul proprio ombelico (censure, dossier eccetera) o titillano la morbosità del pubblico più ignorante (Avetrana) anche in Italia stia diffondendosi in forme nuove il conflitto sociale.

Scontri a Cagliari, notti di fuoco a Terzigno con Napoli tutta pronta a infiammarsi di nuovo visto il fallimento delle promesse sui rifiuti… E poi la tensione intorno all’universo della fabbrica, i precari della scuola, le università che hanno ripreso i corsi solo a singhiozzo.

Non è lo sciopero generale “alla francese”; né si annuncia uno scontro aperto fra il governo conservatore e il pubblico impiego brutalmente tagliato come nel Regno Unito.

Ma il disagio e la fatica di vivere, a lungo sottaciuti per pudore e vergogna in un Paese che si è voluto nascondere la dimensione reale della crisi, ben presto si prenderanno la ribalta. Anche se (o proprio perché) la nostra politica continua ad occuparsi d’altro, cioè degli affari propri.

GAD LERNER

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom