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La giustizia (?) di Berlusconi di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 21, 2010 di Redazione 

Il premier torna a parlare dopo alcuni giorni di stop. E, anticipato dai fatti (premurosamente prodotti dai suoi), riprende ancora una volta la sua «narrazione». Dal lodo al fisco, passando per le intercettazioni (fino) all’informazione, ecco come l’uomo di Arcore «vede» la (nostra?) democrazia. Mentre in casa finiana scoppia il bubbone di una base che non ci sta a vedere i suoi di nuovo appiattiti sull’estrema autoreferenzialità, ai confini dell’impunità, del presidente del Consiglio. Niente di nuovo sotto il sole, e tante novità. (Un) Diario speciale che porta la firma della nostra vicedirettrice. Il racconto più autorevole, più completo, più approfondito degli ultimi colpi (di coda?) della nostra politica autorefe- renziale di oggi è solo sul “suo” giornale. Buon inizio di giornata con il giornale della politica italiana.         

Nella foto, il presidente del Consiglio

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di Ginevra BAFFIGO

All’indomani dell’approvazione dell’emendamento Vizzini al Lodo Alfano, l’esecutivo procede rapidamente verso la risoluzione del nodo Giustizia.

Sarà forse per la promessa della sospensione dei procedimenti contro le alte cariche dello Stato, anche per i fatti antecedenti l’elezione, ma il Silvio Berlusconi che annuncia la riforma appare decisamente più rasserenato ed aperto al dialogo: «La riforma della giustizia è praticamente pronta, stiamo cercando un accordo con tutte le forze politiche» e sarà presentata al Consiglio dei ministri già la settimana prossima.

Dal suo staff ministeriale si leva in sostegno la voce del titolare del dicastero Giustizia, Angelino Alfano, che oltre a rafforzare l’entusiasmo del premier, torna a parlare di riformare la Carta: «Stiamo lavorando a una riforma della Costituzione, che va scritta con la dovuta ponderatezza, e noi crediamo di poter portare a compimento un buon lavoro che abbia come scopo quello di rendere più giusto il processo italiano, più funzionante la giustizia, più garantiti i cittadini, autonomi e indipendenti i magistrati giudicanti e inquirenti».

Ma con i magistrati non si scherza, soprattutto nel momento in cui si registra l’apice della tensione fra esecutivo e giudiziario. Il ministro a ragion veduta si affretta a precisare che «la nostra riforma non avrà nessuna istanza di ritorsione nei confronti della magistratura, come la sinistra pregiudizialmente afferma. Ribadiremo e rafforzeremo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura in un quadro di maggiore efficienza del sistema ed effettiva parità fra accusa e difesa e in un contesto in cui a un organo più indipendente e meno corporativo non legato ai giochi di corrente interne alla magistratura, potrà essere esercitata anche la giustizia disciplinare».

Ma se si intende sferruzzare nell’intricata trama della magistratura, non si può evitare di tirare il sottil fil di lana su cui ancora si gioca la tenuta dei finiani nei ranghi della maggioranza. Gianfranco Fini non lascia infatti spazio ad equivoci: «Non voteremo mai una legge che anziché fare l’interesse generale, si risolva in una mannaia contro i magistrati».

Per saldare il legame con gli scismatici uomini del presidente della Camera, il ministro – che ha incontrato Fini – si spende in un elogio sulla posizione tenuta da parte loro sul Lodo: «Non è una novità, Futuro e libertà ha tenuto una posizione coerente con ciò che aveva sempre detto: la tutela della serenità dello svolgimento delle funzioni di alcune alte cariche è un valore riconosciuto anche dalla Corte costituzionale e in questo senso riteniamo di avere seguito la strada che il Parlamento aveva tracciato, cioè la legge che aveva e ha un valore transitorio, il cosiddetto legittimo impedimento, nelle more della quale si potrà approvare una legge costituzionale che affermi un principio che è presente in tanti altri ordinamenti stranieri».

Le reazioni. Dopo averlo definito, subito dopo il verdetto dei senatori, «mostro giuridico» il Pd annuncia opposizione dura al Lodo Alfano retroattivo: «E’ una legge inaccettabile e fare le barricate vuol dire che noi ci opporremo con tutte le forze che abbiamo in Parlamento e poi andremo al referendum perché noi non siamo disposti a risolvere i problemi di Berlusconi». Quanto all’Udc lo scudo retroattivo non piace «per nulla, è un errore anche politico, però è un’anomalia italiana per cui realisticamente bisogna prendere atto che la soluzione del Lodo Alfano comportava quasi inevitabilmente questa fattispecie giuridica». Ed allora perché l’astensione? Casini prova a spiegare: «La nostra astensione è il tentativo di lanciare un ponte tra maggioranza e opposizione per evitare che questa dissennata delegittimazione giudiziaria reciproca continui. Mi auguro che il Lodo Alfano serva a rendere più sereno il clima politico: dei segnali ci sono stati, l’elezione di Vietti al Csm col voto unanime di togati e di uomini politici di destra e di sinistra, l’elezione di Bongiorno. C’è qualche segnale che anche sulla giustizia si può seguire un’altra strada, una strada di ragionevolezza, di responsabilità e di dialogo reciproco».

Quanto agli uomini del Fli, il delfino di Fini, dopo un iniziale «no comment» di ieri, spiega la posizione del suo partito: «Retroattività è falso problema. Chi ci accusa sul Lodo Alfano non ha approfondito: essendo la norma a tutela della serenità delle funzioni, è un falso problema. La tutela alle alte cariche va data. Noi l’abbiamo sempre detto: dobbiamo garantire la serenità della funzione». Italo Bocchino, capogruppo di Fli alla Camera, presenta così le ragioni del “sì”: «Ora guardiamo alle riforme vere sulle quali trovare una convergenza».

Finiani in rivolta. Ma ai militanti della nuova forza è andato decisamente di traverso il voto di martedì a palazzo Madama, ed ancor di più il quasi contemporaneo lascia-condotto conferito a l’ex ministro Lunardi.

I finiani della base hanno dato l’assalto ai siti di Farefuturo e di Generazione Italia. Proteste e dubbi di cui sin da ieri vi abbiamo dato testimonianza: «Ma dove è finita la legalità?» si chiedono i sostenitori del presidente della Camera.

Ai tanti interrogativi sollevati prova a rispondere Filippo Rossi direttore di Farefuturo Webmagazine: «Il berlusconismo non può finire per via giudiziaria – argomenta Rossi – Considero il lodo Alfano un atto doveroso (e faticoso) di realismo politico, di responsabilità». «Perché qualsiasi rifondazione – è ancora Rossi a scrivere – del sistema politico italiano non può passare per un virtuale ma pericolosissimo “piazzale Loreto”». Ma per quanto diplomatico, il tentativo del direttore sembra vano. I commenti continuano in una climax ascendente di intensità: «Ma stai scherzando??? E l’articolo 3 della Costituzione??? Lo sospendiamo “senza enfasi”?».

Anche il sito di Generazione Italia prova a smussare i toni, proponendo un passaggio del discorso di Gianfranco Fini a Mirabello: «Nessuno è contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento. Siamo convintissimi che occorra risolvere la questione relativa al diritto che Berlusconi ha di governare senza che vi sia l’interferenza di segmenti iperpoliticizzati della magistratura che vogliono metterlo in fuorigioco».

Ma esplode (anche) la (reazione di) Granata. Fini era sempre stato favorevole al Lodo: carta canta. Eppure che ci siano delle perplessità, non solo nella base, ma fin sui più alti scranni del partito lo palesa l’autocritico Granata. «Sulla legalità e la giustizia – sottolinea Fabio Granata – si gioca la partita decisiva, e il perimetro della nostra identità in questi mesi è stato costruito soprattutto su questi temi». «Bisogna avere l’onestà intellettuale – dice Granata – di riconoscere che il voto al Senato sul lodo Alfano e quello su Lunardi alla Camera ha creato un combinato disposto che ha disorientato l’opinione pubblica e gran parte dei nostri quadri e militanti». «Mentre sul lodo, fin da Mirabello la posizione di Fini è stata favorevole – ricorda ancora Granata – il voto su Lunardi, pur motivato come semplice richiesta di nuovi atti, è stato un grave errore politico. Auspico l’impegno pubblico e solenne, al ritorno degli atti in aula, a votare compatti a favore dell’autorizzazione a procedere contro il ministro per i gravi fatti di corruzione che lo vedono coinvolto». D’altra parte, ammonisce l’esponente finiano, «anche sul Lodo è opportuna una franca discussione politica per capirne le conseguenze e se comunque posizioni contrarie come la mia abbiano cittadinanza. Noi – aggiunge infine – abbiamo suscitato speranze e nuovo entusiasmo verso l’impegno politico e la possibilità di cambiamento: tutto questo ci dà grandi responsabilità verso chi ci sostiene o semplicemente ci guarda con simpatia».

Intercettazioni. Un compromesso non sarà dunque così facile da trovare. Anche perché dopo il sostanziale sì dei finiani il premier non dimentica che molte altre sono le battaglie all’orizzonte. Non ultima quella sul ddl intercettazioni.

«Io – testimonia ai rappresentanti dei sindacati e di Confindustria a Palazzo Chigi – vivo con grande difficoltà che non si possa più utilizzare il telefono. E’ terribile essere in un Paese in cui non puoi avere la certezza di non essere intercettato. E’ qualcosa a cui dovremo rimediare». La chiosa non sembra casuale, ma era senz’altro fuori luogo, dato che Confindustriali e sindacalisti erano stati convocati per parlare di Fisco.

Fisco. Il Cavaliere si pronuncia anche sul nuovo assetto fiscale. La ricetta di Berlusconi sembra miracolosa. «Il nodo di Gordio fatto dall´intollerabile complessità del sistema – spiega – non può essere sciolto ma deve essere tagliato di netto, passando ad un unico codice fiscale, sintesi dei principi generali della nostra fiscalità». Parola d’ordine dunque: semplicità. Quanto alla complessità delle attuali norme in materia tributaria, Berlusconi cita un caso personale: «Mi ricordo una situazione di un mio gruppo accusato di evasione fiscale in un anno in cui avevamo pagato diverse centinaia di milioni di imposte, tutto frutto di una diversa interpretazione delle norme fiscali».

Quanto alla querelle Fazio-Rai… «Io sulla libertà non tratto»: così il presidente della Rai, Paolo Garimberti, risponde ai dubbi di censura preventiva del nuovo programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. E «di questa libertà – aggiunge sempre Garimberti rivolto allo scrittore napoletano – mi faccio garante e per questo confido che, superati i problemi, Lei e Fabio Fazio saprete liberamente confezionare un programma di qualità rispettoso dei principi cardine del Servizio Pubblico che sono, tra gli altri, imparzialità, pluralismo e rispetto della persona».

Dalle stanze alte di Viale Mazzini si negano i sospetti di ostruzionismo nei confronti della trasmissione Vieni via con me. Gli eventuali «problemi avuti e gli ostacoli incontrati» nella messa a punto del programma, a detta del presidente della Rai Paolo Garimberti sarebbero «solo lo specchio di una tendenza al ritardo che, lo dico senza mezzi termini, non mi piace per niente». «È chiaro a tutti, perché è scritto nella legge e nello statuto Rai, che né il presidente né i consiglieri di amministrazione – afferma ancora Garimberti – possono intervenire direttamente nella gestione operativa dell’azienda che è demandata al direttore generale. Ma di questa tendenza al ritardo, di questo andazzo, ho già parlato in Cda perché finisce per generare polemiche a lettura politica che ci fanno finire sui giornali e danneggiano l’immagine della Rai. Quando non rischia addirittura di incidere economicamente».

Sul caso dice la sua infine anche il direttore generale: «Nella vicenda Vieni via con me non c’è alcun ritardo né tanto meno alcuna censura preventiva. Chi parla dell’uno e dell’altra dimostra grande superficialità o perché non conosce nel dettaglio i fatti o, sicuramente in buona fede, si fa fuorviare da chi persegue interessi estranei alla trasmissione e alla Rai».

Ginevra Baffigo

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