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***Il commento***
AVETRANA, LA SOCIETA’ DELLA (DIS)INFORMAZIONE
di MARCO FERRI

ottobre 20, 2010 di Redazione 

Il caso dell’omicidio famigliare della povera Sarah Scazzi, dopo Novi Ligure, dopo Cogne, dopo Erba incontra evidentemente l’interesse (?) morboso di una parte della nostra gente. Ed è – parentesi – anche per questo che – in quest’Italia – appare scellerato pensare di privatizzare la Rai quando questa può rappresentare uno straordinario strumento di (ri)educazione in mano ad una nostra politica che sappia (perché questo è il punto) cosa farne. Ma parentesi chiusa. Il reality orrorifico incontra l’interesse (ancora, ?) della gente, dicevamo. Ma i media fanno la loro parte per alimentarlo, quell’interesse. Quando non si possa sostenere che sia stato proprio attraverso giornali e televisioni che, in particolare da noi, l’uomo abbia generato questa dipendenza dell’uomo. Ma questo noi non lo sappiamo dire. Di certo c’è che una riflessione sull’informazione nel nostro Paese a questo punto è necessaria. Prima di affidarci alla bella penna del giovane cronista sfornato alla scuola della famiglia editoriale de il Politico.it, e che oggi torna per proporci questo pezzo su un suo mestiere che non riconosce (più) proprio, diciamo ciò che, peraltro, abbiamo già scritto: il giornalismo, come la politica, ha un compito e una responsabilità nel nostro Paese. Il compito è quello di incalzare (la nostra politica) verso un impegno (di tutti) sempre più onesto e responsabile. La responsabilità è di farlo. Perché da ciò dipende il futuro di tutti noi insieme. E’ vero che nell’Italia dell’omologazione è difficile aspettarsi colpi di reni, ma da qualche parte bisogna cominciare. Il giornale della politica italiana è qui anche per questo. Marco Ferri, ora. Sentiamo.       

Nella foto, Sarah Scazzi

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di MARCO FERRI

Il compito degli organi di informazione è quello di consentire alla collettività l´esercizio della sovranità che (articolo 1 della Costituzione) “appartiene al popolo”. Ne consegue che una notizia che occulti o distorca la realtà dei fatti, impedisca nella sostanza l´esercizio di tale sovranità.

Se il giornalista è tenuto ad avere una relazione esclusiva, diretta ed immediata con la collettività, starà alla sensibilità professionale (fermo restando gli interessi dell´editore) cogliere il limite tra un fatto importante ed uno interessante, tra informazione ed intrattenimento.

La scelta, negli ultimi 54 giorni, ha costantemente premiato la seconda impostazione.

Dalla miccia, la scomparsa di Sarah Scazzi datata 26 agosto, il salience transfer (postulato della teoria dell´agenda setting) ha fatto sì che ogni mezzo di comunicazione – su tutti quello televisivo – dedicasse la fetta spazio-temporale maggiormente considerevole alla vicenda di Avetrana.

La data rappresenta l´elemento fondamentale da esaminare. Giunta nelle redazioni proprio nella fase centrale della pausa estiva per i lavori parlamentari, la news si è facilmente impossessata dello spazio d´apertura, conservando, grazie alla morbosa curiosità di una società a tinte sempre più marcatamente mediali, lo status di prima notizia, spalleggiata nell´”impresa” da altri lanci da cronaca dell´orrore che, rubando ulteriore spazio, hanno relegato il dibattito politico alla stregua delle cosiddette “notizie di passaggio”.

Avviene così che per dar voce all´agitazione ordita dalla Fiom occorra l´intervento scellerato – autogol o misero tentativo di ristabilire le gerarchie? – di un ministro e per avere un benché minimo accenno alle (ormai prossime?) elezioni ci si debba affidare a telegrammi di partito letti in fretta e furia dall’anchorman di turno senza l´ausilio del riflesso filmato. Si limita al minimo anche la celeberrima “sporcatina” d´immagine, per evitare che il pubblico televisivo torni ad avere confidenza con il segretario di turno. La politica viene dunque relegata a materia di controinformazione, da trattare soprattutto quando l´audience è in netto – e fisiologico, poiché legato all´orario – calo.

Lì dove terminano le responsabilità del cittadino-elettore che, pur inquadrato nell´accezione Schumpeteriana che lo vorrebbe come mero indicatore di un leader ma totalmente estraneo al dibattito politico, conserva tuttavia intatto il diritto ad essere informato, subentrano quelle delle singole testate.

Stavolta la litania del “populismo mediatico” del premier appare il tentativo estremo di far scivolare le unghie sugli specchi. Mentre per le emittenti del potere, abili nello sfruttare l´onda lunga, la cronaca nera rappresenta la benzina che alimenta la società della (dis)informazione, altrettanto non si può asserire per le realtà presentatesi come “nuove”, “innovative” o “diverse” e che, nelle ultime ore, hanno cercato di sconfessare la scelta editoriale con improbabili servizi tesi a ridicolizzare la strada della farsa che, giorno dopo giorno, il dramma di Avetrana ha assunto.

Continuare a considerare, dopo quasi due mesi, sempre lo stesso episodio come un fatto di pubblico interesse, concorre ad alimentare la sindrome della telecamera. Alla quale tutti, chi più allenato e chi meno, brama a partecipare. Specie se ciò che è realmente importante (e non interessante) resta sommerso.

MARCO FERRI

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