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Preso pure boss degli attentati a Reggio Laratta: “Consolidiamo il cambio di clima” Ma ieri a Montecitorio fiera dell’impunità

ottobre 20, 2010 di Redazione 

La scelta che abbiamo fatto con il Diario politico di ieri è di aprirci gli occhi su come ci stessimo occupando di scelte che, al netto della loro (il)legittimità, in un Paese normale (quale tornerà ad essere l’Italia fra qualche tempo) non avrebbero occupato nemmeno il 20esimo posto nella graduatoria delle priorità, tanto meno in un periodo di crisi. Il nuovo colpo alla criminalità organizzata inferto oggi dalle nostre forze dell’ordine è l’occasione per una riflessione sulla situazione della lotta all’ndrangheta in Calabria per la firma del deputato del Partito Democratico ed ex commissario Antimafia, che sceglie il suo giornale della politica italiana per sferzare la nostra politica a quel colpo di reni del quale parlavamo rispetto al giornalismo a margine del pezzo di Ferri su Avetrana. Colpo di reni che non si può fare se si è seduti in uno di quei vecchi seggiolini di legno stretti e scomodi che si trovavano una volta al cinema. La “morsa del seggiolino” è rappresentata dalla tentazione autoreferenziale della politica italiana, che la porta a scelleratezze (usiamo ancora questa espressione, oggi, imbeccati da Ferri) come quelle compiute ieri in aula – il “no” all’autorizzazione a procedere all’ex ministro Lunardi e il Lodo Alfano in una situazione di evidente parzialità dato che la legge riguarda il caso già in atto dell’uomo che ha pieni poteri su coloro che devono decidere di approvarla, ovvero il presidente del Consiglio – e che danno luogo ad una percezione, dalle parti della criminalità organizzata, di una nostra politica che può non essere del tutto pronta a fare ciò che è necessario per risolvere, ad esempio, il problema delle infiltrazioni. Ma su questo torneremo. Sentiamo, intanto, il deputato del Pd.

Nel disegno, Franco Laratta

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di FRANCO LARATTA*

Reggio è, allo stesso tempo, un grave problema per la Calabria e la risposta a buona parte dei guai di questa terra.

A Reggio Calabria si è registrata in questi anni la più grave commistione tra politica e mafia; il più forte rapporto di comuni interessi e di condivisione di strategie ed obiettivi tra gruppi di potere e clan criminali. Tanto da non riuscire più a capire se è stata la ‘ndrangheta ad infiltrarsi nella politica e nelle istituzioni, o se piuttosto non sia stata la `malapolitica´ ad infiltrarsi nelle cosche e nei clan ‘ndranghetisti!

Da Reggio, comunque, può venire la risposta e la svolta. Una svolta storica che può cambiare il volto dell´intera Calabria. Il lavoro fatto dalla coraggiosa magistratura reggina, servirà a capire se l´inedita stagione dei pentiti della ndrangheta segnerà la fine di un´epoca. Parlano i primi capiclan pentiti (che per essere credibili fanno ritrovare 11 kalashinikov) e confessano di essere l’organizzatore degli attentati alla Procura generale di Reggio Calabria e di avere fatto collocare nei giorni scorsi un bazooka davanti alla sede della Dda di Reggio Calabria. Parleranno anche altri. Un diluvio di confessioni, accuse, chiamate in causa che avrà un effetto devastante.

E così siamo ad un passo dal fare luce sui rapporti e sulle collusioni tra clan criminali e gruppi di potere. Perché una cosa è certa: i pentiti per essere davvero credibili non si fermeranno solo all´ammissione delle loro responsabilità nei gravissimi fatti di Reggio di questi ultimi anni. Si alzerà così un velo sui `misteri di Reggio Calabria´, sulle bombe, le minacce, gli attentati, il tritolo al Comune, i rapporti tra la la malapolitica e la malavita organizzata, tra il potere e la ‘ndrangheta, tra gli uomini delle istituzioni reggine e gli uomini delle cosche. Lo Giudice dirà molto perché il clima a Reggio e in Calabria è cambiato, perché la magistratura fa sul serio, scava in profondità dove nessuno aveva osato fare finora. Il clima sociale è cambiato, la `società civile reagisce, la `marcia dei 40 mila promossa da il Quotidiano di Calabria, ha segnato una svolta storica.

Ora tocca alla politica, alla cattiva politica, quella che si è lasciata coinvolgere negli affari criminali delle cosche. Quella che ha preso voti e consensi dalle cosche, gestendo potere in nome e per conto dei capiclan. Tocca alla malapolitica, che in alcuni in troppi casi ha trionfato alle elezioni, ha conquistato un tanto potere negli Enti Locali e anche più in alto: in Regione e nel Parlamento! Molti uomini politici reggini e calabresi sono al centro di inchieste, sono sotto `osservazione´, saranno prima o poi chiamati in causa. Di certo i voti della ‘ndrangheta hanno pesato molto e hanno deciso gli equilibri politici in tante istituzioni.

Si apre una pagina del tutto nuova per la Calabria. Forse accadranno cose che nessuno aveva pensato e immaginato prima. Forse sarà l´inizio di una nuova stagione.
Dobbiamo essere pronti tutti a sostenere e a far crescere la nuova `primavera reggina´, la rinascita di questa terra. E dobbiamo anche essere pronti se e quando qualcuno tenterà di fermare l´avanzata di questa `primavera´. Con qualsiasi mezzo!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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