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Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello (Noi?) dalla parte di (tutti. Ma) i più deboli

ottobre 18, 2010 di Redazione 

E’ lunedì. La giornata di lavoro sta (quasi) per terminare, è (quasi) l’ora dell’aperitivo. E le persone che amano la politica italiana e il loro Paese ogni quindici giorni, di lunedì, lo vanno a prendere al Bar di Picariello, sul loro giornale numero uno. Che la frequenza/ntazione dei Democratici possa essere maggiore è l’obiettivo di chi si riconosce nel Pd (?) ma anche di tutti coloro che vogliono bene a questo Paese, se è vero, come il Politico.it pensa sia vero, che il futuro dell’Italia, quel grande futuro che è nelle nostre potenzialità, non si può fare senza un grande Partito Democratico. Su come farlo, si è aperto (o si dovrebbe aprire? In realtà nessuno sembra porre la questione in questi termini chiari) il dibattito. Il giornale della politica italiana ha espresso la propria linea: il Pd deve farsi “partito dell’Italia” mettendo in campo le proprie (maggiori) onestà e responsabilità e occuparsi di fare solo il bene di (tutto) il Paese, senza pre-occuparsi (è proprio il caso di dirlo?) di rappresentare specifiche (e legittime; e in qualche caso malconce e dunque bisognose più che mai di rappresentanza) categorie di interesse. In un’Italia che negli ultimi quindici anni ha votato in maggioranza a destra, e che da quindici anni non conosce politica vera e ha bisogno di un totale ribaltamento di piano, subito, per salvarsi e rilanciarsi, non è dato tanto meno alla forza più onesta e responsabile della nostra politica di crogiolarsi nella sua dimensione storica (ma è proprio il caso di dirlo?), nella propria parzialità, nel dare la priorità ancora una volta ad una parte dell’Italia senza occuparsi, di fatto, dell’Italia, perché solo lo si può fare avendo questo in mente e nel cuore. Ma nel Pd, ovviamente (almeno per una parte), la pensano in maniera un po’ diversa, tant’è che continuano ad usare parole-chiave come “partito del lavoro”, “sinistra” (tout court) e non sembrano pensare (nonostante l’ascolto e l’interesse per le nostre proposte) di aprirsi a questa prospettiva che altro non è che quella imboccata da Blair in Inghilterra (a proposito: non si dimentichi che Blair era e rimane un laburista, un uomo di sinistra) e che – pensate un po’ – potrebbe addirittura farli vincere. Stavolta sul serio. Consentendogli magari di fare così, indirettamente – mentre fanno il bene dell’Italia – ciò che la loro sensibilità impone loro di fare (per gli altri). Il nostro Picariello è dirigente del Pd e de iMille e questa è (appunto) la rubrica “del” (oltre che sul) Pd. Sentiamo come la pensa(no).

Nella foto, Emidio Picariello

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di Emidio PICARIELLO

Ai precari che vogliono capire quanto spetterà loro di pensione, l´Inps non fa vedere niente. Io questa la chiamo sincerità.
da Spinoza.it

Se la sinistra ha un problema e se il Partito Democratico ha un problema – e ce l´hanno – è non avere più idea della destinazione finale, dell´obiettivo ultimo al quale aspirare. Eppure è strano, basterebbe guardare la propria storia, e confrontarla con la storia contemporanea, e improvvisamente si scoprirebbe che gli obiettivi sono sempre gli stessi. L´equità sociale per esempio. Pensare che essere di sinistra voglia dire che tutti devono avere le stesse cose ha creato il comunismo sovietico e il suo fallimento. E infatti è una grave ingiustizia: tutti devono avere le stesse possibilità, che è molto diverso.

Quindi, dato per assunto che non aspiriamo più al socialismo reale e all´abolizione della proprietà privata, per evitare di buttare via il bambino con l´acqua sporca, cerchiamo di recuperare il bene che si celava dietro questi mostri. Anche perché le lotte operaie sono nate da ideali imperfetti come questi, ma hanno ottenuto dei grandi risultati: oggi anche l´operaio può avere il figlio dottore – anche se in questo senso, si è detto nelle puntate precedenti, si sono fatti passi indietro.

Il problema è che il figlio dottore dell´operaio adesso fa il precario. Forse dobbiamo chiarire esattamente che cosa significa essere precari in Italia oggi. Uno dei molti mali del nostro Paese è che consumiamo le parole. All´inizio hanno un senso, poi le ripetiamo così tante volte che non le capiamo più. Precari, precari, precari. Ma, sì, che vuoi che sia, sono precari.

Essere precari significa avere un contratto a termine che in teoria consente un rapporto simile a quello che intercorre fra un professionista e il suo cliente. Ma il motivo per cui i professionisti guadagnano – guadagnavano e anche di questo arriviamo a parlare – molto è che devono mettere da parte i soldi per quello che al lavoratore dipendente è pagato dal datore: malattie, ferie, periodi di poco lavoro, pensione.

Quello che invece drammaticamente accade al lavoratore precario è che lui lavora come un dipendente, entra al mattino e lavora otto ore, come tutti, ma non ha garanzie di sorta. Non si può ammalare, non ha il diritto allo sciopero, non sa se il suo contratto verrà rinnovato o se dovrà stare uno o più mesi senza lavorare, non ha diritto a ferie, può essere facilmente licenziato. Non ha il diritto alla maternità, alla paternità, ai permessi per andare a prendere il bimbo a scuola, ai permessi per farsi un´analisi del sangue.

Duemilioninovecentonovantaquattromilaquattrocentoquarantuno persone che non sanno se il mese prossimo avranno uno stipendio, ai quali vanno aggiunti quei professionisti che hanno aperto la partita iva solo per far risparmiare quello che è a tutti gli effetti il loro datore di lavoro fisso. Tutte queste persone non guadagnano più dei lavoratori dipendenti che nonostante tutto hanno ancora delle garanzie. No, queste persone non solo sono prive di qualunque diritto minimo che le lotte operaie avevano conquistato, ma spesso guadagnano anche meno.

Vi consiglio l´interessante lettura di questo articolo del Corriere che spiega come l´INPS non consenta di calcolare la pensione ai precari per il semplice fatto che non l´avranno mai. La candida ammissione di Mastropasqua – “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale” – ma soprattutto la mancanza di reazioni forti da parte di sindacati e sinistra mi spaventano.

Ecco, io mi aspetto questo dal mio Partito, mi aspetto che cominci una stagione di mobilitazione per i diritti di quei lavoratori che non hanno nessun diritto, che non hanno nessun sindacato, che non hanno nessuna voce. Ecco, sto chiedendo a un Partito di sinistra – di centro sinistra, va bene – di stare dalla parte dei più deboli.

Emidio Picariello

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