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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Riecco sugli schermi il gran Toni Servillo Perché suo Gorbaciof è un perdente doc Le stelle di Ulivieri: **1/2

ottobre 17, 2010 di Redazione 

Domenica. Il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale (e il cinema) di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematografico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E del critico-scrittore fiorentino. Che ci propone oggi una doppietta-(semi)cult: il film (italiano) di Stefano Incerti che sfonda finalmente il muro del neorealismo classico acquisendo un respiro “internazionale”. E Fratelli in erba. Una doppia, grande prova d’attore: quella del nostro miglior interprete, a cui dedichiamo la copertina. E, sul fronte americano, di Edward Norton. Ma sentiamo, nelle recensioni di Ulivieri. E poi oggi tutte nelle sale. E da domani si riprende, forte, con la nostra politica. Fratelli in erba di T. Blake Nelson ***

Nell’immagine, Toni Servillo in Gorbaciof

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Gorbaciof

REGIA: Stefano Incerti

ATTORI:
Toni Servillo
Yang Mi
Geppy Geijeses
Gaetano Bruno
Hal Yamanouchi

GENERE: Drammatico

DURATA: 85 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Un mostro cammina per Napoli. E’ Marino Pacileo, detto Gorbaciòf (Toni Servillo). A lui si aprono tutte le porte anche quelle del carcere di Poggioreale, una dopo l’altra, dove fa il ragioniere e si “fotte” tutti i soldi per il gioco d’azzardo.

Gorbaciòf, il mostro, cammina a scatti come una marionetta, non parla mai ma si muove secondo un moto perpetuo. Lavora in un posto squallido, con gente squallida, vive in un appartamento squallido, dove di notte mangia in cucina in piedi ed in mutande.

E poi frequenta un ristorante della Chinatown di Napoli dove si gioca d’azzardo e anche qui una dopo l’altra gli si aprono tutte le porte.

Gorbaciòf è un bullo rispettato i cui giorni scorrono sempre uguali nella forza della sua assurda indifferenza he lo rende impermeabile a tutto e perciò invincibile. Gioca forte, vince forte e mena forte. E’ un uomo d’azione. La parola gli è sconosciuta, tutt’ al più ammicca. Ma vince ed è forte.

La sua forza è nell’indifferenza alla vita, nella noncuranza del mondo che lo circonda. Lui pare più forte del mondo, ma il mondo invidioso di questa sua forza aspetta paziente e infine lo tenta. L’invidia del mondo prende le forme di Lila (Yang Mi). Una cinese bellissima. Alta. Perfetta. Statuaria. Sembra uscita da Vogue.

E Gorbaciòf, uomo indifferente all’ assurdo insignificante della sua vita si lascia tentare dal significato della bellezza. Lui che è di una bruttezza straordinaria trova un senso fuori dal nichilismo in cui è gettato nella bellezza straordinaria di Lila. Si apposta la aspetta la e pedina. Le regala soldi. La salva dal padre che per pagare i debiti di gioco vuole farne una prostituta. Ma nel mentre che salva Lila, Gorbaciòf si prepara il suo destino. Chi dice donna dice danno. E Lila sarà il suo danno. La via per cui il mondo invidioso della forza di Gorbaciòf lo dannerà.

In fondo Gorbaciòf è l’Accattone del 2010. Il film di Pasolini finiva con un “Mo’ sto bbene!” di Accattone (Franco Citti) quello di Stefano Incerti finisce con lo sguardo impaurito di Gorbaciòf morente verso un alto indefinito.

E’ un film che per stile gode di ottima fattura filmica. Assume colorature di un neorealismo che sta assimilando toni da cinema internazionale. Un neorealismo innovativo, finalmente. Ci sono momenti belli da un punto di vista filmico, come quando Gorbaciòf pedina Lila al mercato o come quando si ferma in mezzo al traffico, al centro della strada, indifferente alle macchine che gli passano veloci ai fianchi. Indifferente al mondo e alla morte. Notevoli anche le inquadrature del volto di Lila.

Al critico (cioè al sottoscritto) il film non è completamente dispiaciuto, ma il critico ha di sicuro gusti un po’ troppo peculiari e magari (e diciamolo pure!) pretenziosi. E tuttavia il critico almeno una qualità ce l’ha: cerca sempre di mettersi nei panni dello spettatore medio.

E può essere allora che il commento ad alta voce di uno spettatore medio, vicino ad una signora media, che gli si era addormentata accanto, dipinga bene l’essenza del film: un’ora di film per vedere giocare a carte!

Beh in effetti l’azione come i dialoghi sono un po’ ridotti all’osso. Forse troppo all’osso.

FABRIZIO ULIVIERI

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