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***Il caso Santoro/2***
LA LIBERTA’ NON E’ OMOLOGAZIONE, MA PLURALISMO
di ANDREA SARUBBI*

ottobre 14, 2010 di Redazione 

Che tradotto in Rai significa che la televisione pubblica del futuro, quella che deve contribuire a rifare grande l’Italia rieducandola alla cultura e alla crescita, non dovrà essere una televisione piatta in cui non ci sono idee, ma una grande televisione in cui ce ne saranno di diverse. Ovviamente servizio pubblico non significa funzione di ufficio stampa, nel senso che la tivù pubblica deve avere al suo interno voci diverse ma non rappresentare necessariamente tutte le voci dello schieramento politico italiano ed esattamente così come loro si propongono in politica politicante. Anzi, proprio l’inverso: il giornale della politica italiana ha scritto che la privatizzazione può essere una non soluzione, o meglio un non affrontare il problema – e non cogliere l’opportunità – e che i partiti devono stare dentro la Rai, ma nel senso che devono esprimere al meglio la loro capacità di spingere l’Italia a tornare grande nel loro rapporto con una televisione che deve essere strumento di questo. In altre parole: i partiti devono stare dentro la Rai per dirle che deve esprimere il meglio del Paese, come il cinema con la realtà, e utilizzarlo per rieducare, appunto, l’Italia verso l’alto. I criteri attraverso cui fare la selezione e decidere quali idee devono “apparire” e come? Semplice: l’onestà e la responsabilità. Chi va in onda non deve avere l’obiettivo di favorire una parte politica o sfavorirne un’altra o di propugnare una specifica idea e propagandarla, ma fare il bene del Paese; e siccome il bene del Paese non coincide con la destra o con la sinistra ma solo con l’onestà e la responsabilità, tutte le idee oneste e responsabili – di qualunque estrazione o, ancora meglio, prospettiva – naturalmente negli argini della democrazia – esse “siano” – hanno diritto di cittadinanza nella tivù del futuro. E tanto più lo sono (oneste e responsabili) e tanto più, nell’essere oneste e responsabili, sono libere e vivaci, tanto meglio per la tivù, tanto meglio per il Paese. L’opinione, a riguardo, del deputato del Partito Democratico, ex conduttore del programma di Raiuno A sua immagine ed esperto di televisione, in rapporto, in particolare, al caso di Michele, all’interno.

Nella foto, Michele Santoro: entusiasta della nostra esposizione?

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di ANDREA SARUBBI*

Se la Rai facesse bicchieri, come dice Michele Santoro, allora paradossalmente avrebbe ragione Mauro Masi a sospenderlo. Perché in un’azienda di bicchieri, o di posate, o di patatine fritte, nessuno la passerebbe liscia dopo aver mandato a quel paese in diretta televisiva il direttore generale. Pensate a Felipe Massa, che magari qualcosa di cui lamentarsi con la Ferrari ce l’avrà pure: se dicesse pubblicamente che Stefano Domenicali è un imbecille, non arriverebbe al Gran Premio successivo. Ma la questione è più complessa, perché c’è in ballo il concetto di democrazia consapevole.

La prima cosa che mi viene in mente è banalissima, ma non so quanto sia chiara al telespettatore medio: servizio pubblico non significa mancanza di punti di vista. Al contrario, quanti più punti di vista offri, tanto più aiuti chi ti guarda a farsene uno proprio.

Non mi verrebbe mai, ad esempio, da protestare contro L’ultima parola, degnissima trasmissione intrisa di populismo leghista, né contro alcune puntate di Porta a porta, particolarmente attente a spiegare le ragioni del governo: in una tv pluralista ci devono essere, così come ci deve essere Ballarò e pure Annozero.

Che è un prodotto dai sapori forti – tipo il gorgonzola: se non ti piace ti fa schifo – e va a coprire un’area culturale ben definita. Potremmo semplificare dicendo Idv e Grillo, ma anche Vendola e parte degli elettori Pd, più una quota di italiani disgustati dalla politica perché arrabbiati con la casta (Obiezione del Centrodestra: sì, ma Vespa e Paragone sono in seconda serata, quando l’Italia è già a letto, mentre Floris e Santoro sono a ridosso della cena, nel momento di massima audience. Contro-obiezione del Centrosinistra: sì, ma se guardiamo il numero delle puntate settimanali siamo 5 a 2. Mettiamo la querelle tra parentesi, perché se no non ne usciamo più).

Nessuna di queste quattro trasmissioni, a quanto mi risulta, viene pagata con i soldi del canone: ognuna si mantiene con la pubblicità al proprio interno (dovrei verificare L’ultima parola), e proprio Annozero è, fra le quattro, quella che probabilmente fa guadagnare di più alla Rai.

Che Santoro faccia bene i bicchieri, insomma, è fuor di dubbio, anche se non sono bicchieri che piacciono a tutti: nonostante il timone della Rai sia in mano a uomini di Berlusconi – che quindi rinuncerebbero volentieri a qualche introito per l’azienda, pur di far contento il Capo – finora il gradimento della trasmissione in termini di pubblico è stato tale da mandare a monte ogni tentativo di boicottaggio. Si era alla ricerca di un pretesto e stavolta, bisogna riconoscerlo, Santoro ha offerto a Masi il pretesto perfetto.

Ma attenzione a non perdere di vista il quadro complessivo: Annozero – che, come ho già detto molte volte, fa molti più danni al Pd che al Pdl – deve trovare un posto stabile, in un’offerta di approfondimento televisivo, e deve trovarlo non nonostante la Rai sia servizio pubblico, ma proprio perché la Rai è servizio pubblico. E Minzolini? Ecco, quello dei telegiornali è un altro discorso. Ma ci torneremo.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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