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Ma adesso stop con la politica politicante Caritas: “Italiani poveri sono otto milioni” Riprende racconto di realtà del Politico.it Ora un sacrificio dai padri per giovani (?)

ottobre 13, 2010 di Redazione 

I “diocesani delle povertà” smentiscono l’Istat: sono almeno 500mila in più i nostri connazionali che vivono (?) sotto la soglia. Di fronte a questo diviene inconcepibile qualsiasi “teatrino della politica” e anche ogni pretesa di moderazione (nelle scelte). La nostra politica autoreferenziale di oggi avrà sulla coscienza milioni di nostri concittadini, se non la smette di occuparsi di se stessa e non comincia a lavorare su questo. Anche perché, come abbiamo detto, tutto ciò non è il fondo del barile, ma solo l’inizio di un tunnel molto più buio e profondo – che riguarderà tutti, anche i ricchi di oggi – se non svoltiamo subito. Per farlo, possiamo sostenere due cose, oltre a quella fondamentale che ripetiamo ogni giorno, ovvero che non si può non passare attraverso un piano organico per rifare grande l’Italia e che non bastano semplici rattoppamenti (che possono alleviare i dolori del presente, ma non ci riconsegnano un futuro che non sia caratterizzato da un declino sempre più irreversibile): la prima è che a fronte di questa situazione non è pensabile semplicemente ipotizzare – per ciò che riguarda la ricetta della destra – una «rivoluzione liberale» che faccia fare un passo indietro allo Stato e, giustamente, ponga fine al male dell’assistenzialismo senza dare un po’ di conforto, subito, alle persone che stanno male; la seconda, è che tuttavia il passaggio della riduzione radicale della spesa pubblica è una necessità quale che sia la ricetta che si adotta – sia per ragioni strutturali in chiave prospettica sia per l’urgenza della tenuta dei conti – e bisognerà pur fare delle scelte. Il futuro è la nostra stella polare. La priorità è far star bene le generazioni più recenti e quelle che verranno. Tutte/i. In questa chiave sì ad immediati sollievi, ma che siano funzionali in primo luogo – naturalmente se, appunto, si richiede una scelta – ad assicurare a tutti i ragazzi di oggi e di domani la possibilità, paritaria tra loro, di costruirsi un grande futuro, per sé e per il loro Paese. Siamo certi che se si assicurerà tutto questo, pensando al bene dell’Italia e non a specifiche categorie – tanto meno quel 10% che possiede già il 45% della ricchezza del Paese, come abbiamo verificato ieri – i padri saranno disposti a fare qualche (piccolo, comunque un sollievo per chi non ha quasi modo di mangiare, per capirci, è necessario) sacrificio che serve ai loro figli e al Paese. Ciò significa due cose: garanzia del diritto allo studio per tutti (vedremo anche come siano le famiglie culturalmente più povere ad essere più povere anche economicamente; come scriviamo ogni giorno, la cultura è la chiave per il rilancio dell’Italia. La cultura non si mangia ma dà da mangiare, ebbene sì, ministro Tremonti); impegno, appunto, per rifare grande l’Italia all’insegna, in primo luogo, della liberalizzazione e del riconoscimento del merito. No all’assistenzialismo, ma no, anche, alle rendite di posizione. Stefano Catone, all’interno, ci parla del rapporto della Caritas. Ecco come stiamo veramente.

Nella foto, nel film di Daniele Luchetti La nostra vita Elio Germano è un padre che si preoccupa in primo luogo di creare ideali condizioni di vita, di crescita e di futuro per i propri figli

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di Stefano CATONE

Mezzo milione di poveri in più, in Italia, nel 2009. I risultati del decimo rapporto Caritas Italiana – Fondazione Zancan, presentato questa mattina a Roma, disegnano un’Italia diversa, sia rispetto a quella descritta dalla televisione sia rispetto a quella delineata dalle cifre proposte dall’Istat. Il rapporto riunisce i segnali di tendenza provenienti dagli oltre 150 osservatori diocesani delle povertà, distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Le cifre parlano di 8.370.000 persone che vivono al di sotto della soglia di “forte fragilità economica”, e non di 7.810.000 persone, come sostenuto dall’Istat. Un errore che porta a non considerare ben 560.000 persone, a causa di “un’illusione ottica”, spiegata così dal rapporto: “Secondo l’Istat lo scorso anno l’incidenza della povertà relativa è stata pari al 10,8% (era 11,3% nel 2008), mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Secondo l’Istat si tratta di dati stabili rispetto al 2008. In realtà di tratta di un’illusione ottica: succede che, visto che tutti stanno peggio, la linea della povertà relativa si è abbassata, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone. Se però aggiornassimo la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, ma al contrario salirebbe a 1.007,67 euro. Con questa posizione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie diventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8.370.000 i poveri nel 2009 (+3,7%)”. A questa stima bisogna poi aggiungere circa 800 mila italiani (un ulteriore 10%, quindi) “impoveriti”, e cioè persone che, pur non essendo povere, hanno modificato il proprio tenore di vita e vivono in “forte fragilità economica”.

I dati qualitativi, invece, sono confermati: la povertà è un fenomeno del sud, delle famiglie numerose o monogenitoriali, di chi ha bassi livelli di istruzione. Negli ultimi due anni la Caritas ha inoltre registrato un aumento medio del 25% del numero di persone che interpellano le sue sedi in cerca di aiuto. Si tratta di un aumento diffuso egualmente in tutte le regioni. Questo aumento riguarda per il 40% cittadini italiani, anche se ampie sacche di povertà – comprendenti sempre nostri connazionali – rimangono tuttora sommerse. Inoltre, sono sempre meno i singoli individui, e sempre più le intere famiglie a rivolgersi agli sportelli Caritas; ciò è, tra i tanti, un segnale preoccupante, che testimonia la “scarsa tempestività degli enti locali nell’affrontare le nuove povertà”. Per quanto concerne i bisogni, i dati Caritas rivelano che il 65,9% riguardano la povertà, il 62% l’occupazione, il 23,6% l’alloggio, mentre le richieste sono di beni e servizi materiali, come viveri e vestiti, per circa il 50%.

Stefano Catone

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