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“Governo che fa leggi per sé è tirannide e popolo che l’accettasse (ne) è schiavo” No Silvio, non l’ha detto “cattivo” Donadi Vittorio Alfieri du’centoventi anni or sono

ottobre 12, 2010 di Redazione 

La nostra Costituzione è da tutti considerata così lungimirante e attuale perché è stata scritta da grandi uomini sollecitati da una grande “necessità”: quella di rifare grande l’Italia dopo la distruzione e l’umiliazione della guerra voluta da Mussolini che ha rischiato di fare morire il Paese. Sessantacinque anni dopo siamo (quasi) daccapo; questo non ci dica qualcosa del popolo italiano di ieri e di oggi ma, piuttosto, di quello di oggi e di domani: ci dica che il nostro impegno per rilanciare questo Paese ed evitare, così, il declino definitivo al quale siamo costretti se non cambiamo immediatamente marcia dovrà essere costante e non esaurirsi ai primi allori, che pure ci saranno. Ci saranno perché l’Italia è fondata su un grande popolo, dotato di risorse “umane”, intellettuali e creative ineguagliate, che se si muove ora – dopo sarà troppo tardi – può appunto tornare grande e guidare la civiltà, con la cultura, (con) la civiltà stessa appunto, verso i prossimi secoli. Ma quelle risorse, lo abbiamo scritto ieri, non sono sufficienti a farci vivere di rendita perché le abbiamo “riposte” per alcuni decenni, e la situazione, oggi, è figlia della nostra indolenza e dei nostri (loro) peggiori vizi e non delle risorse; le dobbiamo dunque risvegliare subito. Lo stimolo migliore per farlo è semplicemente guardare al futuro, consapevoli della nostra grandezza e del nostro diritto-dovere di dare il meglio per rioccupare il nostro posto nel mondo. Tuttavia non è indifferente, forse,  dare un’occhiata (veloce) al nostro presente, che rappresenta l’umiliazione di quella stessa nostra grandezza. Lo facciamo, proprio per evitare la gratuità e la sterilità di uno sguardo al “passato” – perché si tratta di un presente che, a cominciare da queste colonne, abbiamo già iniziato a superare – rileggendo le parole di un grande, che ci siano di insegnamento anche per il futuro. Vittorio Alfieri sul giornale della politica italiana. Sentite cosa dice di Ber… no, scusa- te: cosa dice in generale di un popolo e del governo.

Nell’immagine, riproducente un ritratto, Vittorio Alfieri. Un uomo libero

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di VITTORIO ALFIERI

“…Tirannide indistintamente appellare si deve ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono o tristo, uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammetta, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo”.

VITTORIO ALFIERI

(1790)

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