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Legge 40, Roccella interviene qui da noi “Diciamo no al far west su fecondazione”

ottobre 8, 2010 di Redazione 

Il sottose- gretario alla Salute sceglie il giornale della politica italiana e Liberal per spiegare la sua ostilità nei confronti di chi vuol sciogliere i vincoli approvati nel 2004. Lei, ex Radicale, è la capofila della «sparuta pattuglia cattolica» al governo ed è la voce più autorevole per rappresentare le istanze conservatrici della maggioranza in materia di diritto alla vita. E decide di parlare sul (suo, della nostra politica) giornale numero uno. di PIETRO SALVATORI

Nella foto, Eugenia Roccella

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di Pietro SALVATORI

Eugenia Roccella ricopre attualmente l’incarico di sottosegretario al ministero della Salute. Una vita passata tra i radicali, figlia di quel Franco Roccella che contribuì a fondare il partito ora di Pannella, da anni è impegnata nella variopinta compagine dei pro-life italiani. Sono note le sue battaglie antiabortiste al fianco di Assuntina Morresi, e la vicinanza con l’area intellettuale che ruota intorno alle tesi sul diritto alla vita del direttore del Foglio Giuliano Ferrara. Nel 2008 l’elezione alla Camera dei Deputati nelle fila del Popolo della Libertà, quindi la chiamata al governo a fianco del ministro Fazio. Il sottosegretario Roccella è considerata la punta di diamante della sparuta pattuglia cattolica che lavora nell’esecutivo Berlusconi. Va da sé che l’interlocutore principale del governo sul caso sollevato dalla prima sezione del tribunale civile di Firenze in merito all’incostituzionalità della legge 40, che stabilisce le «norme in materia di procreazione assistita», per storia personale oltre che per competenza, sia proprio l’onorevole Roccella.

Che parla di «vero e proprio attacco di alcuni tribunali» nei confronti della legge approvata nel 2004 da una maggioranza analoga a quella che oggi sostiene il governo. Tali attacchi non verterebbero su «punti marginali, ma puntano alla struttura della legge per smontarla». «Si dica che si vuole tornare al far west», continua la Roccella contestando apertamente la sentenza della magistratura fiorentina, «quello che vigeva prima che venisse approvata la legge». Oltre a un problema di diritto, per il sottosegretario «si vuole così colpire anche la volontà popolare», perché «le leggi le fa il Parlamento, non i giudici, che finiscono per attuare un gioco invasivo» rispetto alle prerogative degli altri poteri dello Stato.

«Tra l’altro – spiega l’onorevole – la fecondazione eterologa era uno dei punti sottoposti al voto referendario» del 2005, quando la maggioranza degli italiani si rifiutò di recarsi alle urne, invalidandone il risultato. «L’eterologa – aggiunge Roccella – ha prodotto un mercato internazionale degli ovociti anche con connotazioni razziste e sfruttamento di giovani donne che hanno portato anche alla morte. Anche la questione dell’anonimato del donatore esterno è particolarmente grave perché conoscere i propri genitori biologici oltre ad essere un diritto umano è un diritto alla salute perché si ottengono informazioni preziose».

Il sottosegretario entra puntualmente nel merito della sentenza: «Per quello che si può leggere fino ad adesso i motivi con cui si rinvia alla Corte Costituzionale, ossia perché la legge sarebbe irragionevole e discriminatoria, sono vaghi. La discriminazione – sottolinea – deve essere circostanziale, dimostrata e precisa perché altrimenti vuol dire che non si accetta alcuna regola, alcuna limitazione e si vuole tornare alla deregulation. Con una motivazione così vaga anche le mamme-nonne sarebbero discriminate».

La legge 40 è una buona legge secondo l’onorevole, anche rispetto a quello che succede in altri Paesi europei: «Per esempio rispetto all’eterologa femminile – sottolinea – vi è l’enorme problema della compravendita degli ovociti e dello sfruttamento delle donne povere dell’est e per quanto riguarda l’eterologa maschile c’è un problema di mercato, ma anche concernente il diritto del figlio di conoscere il genitore biologico e, ribadisco, sul diritto alla salute».

La conclusione della Roccella è inequivocabile: «E’ più che legittimo proporre un quesito alla Corte costituzionale, ma sarebbe da ciechi non vedere che sulla legge 40 ormai si esercita un altro tipo di intervento: c’è una volontà evidente di smontarne l’impianto, c’è un progetto politico leggibile». Certo, magari anche attraverso «vie formalmente corrette», ma che vanno a toccare una legge «non solo approvata a larga maggioranza, ma anche confermata dal voto popolare». Un progetto che «era già fallito una prima volta, perché la Corte ne ha confermato l’impianto con una sentenza recente, e quindi ora evidentemente qualcuno non è stato soddisfatto e insiste» in questo tentativo.

La posizione del sottosegretario è netta e precisa. E sembra rispecchiare l’orientamento generale del governo, che ha affidato al vice del ministro Fazio il compito di rispondere alla gran parte delle richieste di chiarimento che sono arrivate sia dal mondo della comunicazione sia dagli addetti ai lavori. All’orizzonte si profila l’ennesimo braccio di ferro con la magistratura.

Pietro Salvatori

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