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Diario politico. Il presidente ci dà ascolto Cruciani: ‘Ora Fli è divisa su (quasi) tutto’ Infatti sull’agroalimentare si spacca metà Allora Silvio: “Cdm settimanali sui punti” Così, è la cosa migliore per lei e per Italia

ottobre 6, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente del Consiglio prova ad uscire dall’impasse imboccando, ancora una volta, la strada che il giornale della politica italiana gli aveva suggerito: rilanciare, tornando a fare della politica vera anche come modo più efficace per garantirsi una soluzione ai guai giudiziari. Perché se la legislatura riprende quota, nessuno negherà a Berlusconi il suo salvacondotto. Galvanizzato dall’ennesima occasione in cui i finiani procedono in ordine sparso, come sottolineato dal conduttore de La Zanzara, Silvio annuncia una serie di (immediati) Consigli dei ministri nei quali cominciare a varare, finalmente, i provvedimenti necessari ad attuare i cinque punti del rinnovato programma di governo. E’ difficile dire come finirà, ed è – lo diciamo al presidente – difficile che si possa arrivare fino in fondo, al 2013. Ma la strada che ha imboccato è quella giusta. Ed è nell’interesse (anche) del Paese. Bravo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, il presidente del Consiglio: euforico per la nostra approvazione (?)

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di Ginevra BAFFIGO

Il buon umore non è tornato a palazzo Chigi, dove ancora in queste ore si respira un’aria tesa. Ma sui 5 punti si va avanti: un’agenda dettagliata e nuove convergenze fra le varie compagini della maggioranza, anche e soprattutto sul nodo Giustizia, vero banco di prova del nuovo patto fra Berlusconi e Futuro e Libertà.
Ai giornalisti accorsi a palazzo Chigi, il presidente del Consiglio rilascia date da segnare sul calendario della nostra politica, prima fra tutte quella imminente di giovedì mattina. Alle 8,30 infatti si terrà il Consiglio dei ministri, sul cui tavolo troviamo l’attuazione del federalismo fiscale pensata in un unico decreto legislativo, articolato in 27 punti. Per Berlusconi già in marzo sarà legge.
In questo modo si intende procedere per ciascuno dei 5 punti sui quali il premier ha chiesto la fiducia la scorsa settimana. Ad ognuno di questi verrà infatti dedicato un Consiglio dei ministri. Un Cdm a settimana, un punto a settimana, ed il programma di una legislatura in un mese.
Il progetto è ambizioso, Berlusconi lo sa bene, ma spera che con questa corsa contro il tempo si potrà evitare lo «spettacolo deteriore» del quale gli italiani sono stati spettatori per l’intera estate.
Si inizia dunque con il federalismo, l’impellente istanza leghista, e non sembra un caso. Il fedele alleato del Cavaliere sembra infatti scalpitare al ritmo di «penso si voti già in primavera».
Il presidente del Consiglio non si perde d’animo ed illustra l’iter che intende seguire: dopo il federalismo, si tratterà la giustizia, poi sarà la volta di sicurezza ed immigrazione. Al quarto posto troviamo il piano di sviluppo per il Sud, che verrà discusso fuori porta, in una città del Mezzogiorno ancora da definire. Ed infine, il quinto punto trattato sarà quello della riforma tributaria, nella quale – promette il premier – sarà previsto un abbassamento della pressione fiscale su famiglie ed imprese, in particolare con il «quoziente familiare e la riduzione dell’Irap».

Ritorno alle urne o governo tecnico sono solo rimandati? Ma come si diceva il buon umore non è di casa, e malgrado sia stata incassata la fiducia neppure una settimana fa, l’ombra delle elezioni anticipate resta incombente. Il premier tiene duro: «Sono sempre stato convinto che non si dovesse andare alle elezioni e che queste sarebbero state un grosso guaio». Ed in replica alle dichiarazioni del Senatùr, si dimostra saldo sul suo scranno governativo: «Bisogna sempre interpretare il ministro Bossi. Io ho la chiave interpretativa e quindi sono assolutamente tranquillo». E non solo: «Sono assolutamente sereno, basta parlare con deputati e senatori: non c’è nessuno che ha voglia di andare a casa». Neppure fra gli uomini del presidente della Camera, di cui – sostiene ancora Berlusconi – gode la fiducia: «Un numero importante di persone che sono state messe in lista da Gianfranco Fini e che hanno ritenuto di seguirlo, per nulla al mondo farebbero mancare il loro voto a questo governo e a questa maggioranza».
Il leader del Carroccio però non parla solo di ritorno alle urne. Non tace neppure in merito alla sua alternativa: «Napolitano deve tenere conto che i voti li abbiamo io e Berlusconi e quindi che il governo tecnico è un azzardo». ?Azzardata anche la risposta sul GP romano, cui ambisce il primo cittadino della Capitale. Non è dunque bastato il pranzo della riconciliazione?
Rievocato lo spettro del ‘governo tecnico’, il premier non poteva eludere una chiosa: «Sarebbe facile, l’opposizione avrebbe sessanta posti di governo da assegnare… Ma non sarebbe utile e conveniente». E per spiegarsi meglio: «Pensiamo che non ci possa essere un percorso agevole».

Fli cede al Lodo Alfano? Questa operatività e celerità dei Cdm in agenda, come si accennava, si deve soprattutto all’accordo infine trovato con i finiani sul nodo Giustizia. E’ ancora presto per dirlo, ma per ora la fiducia sembra reggere su tutti e cinque i punti, e con questa l’implicito armistizio fra ex-pidiellini ed i fedelissimi del Cavaliere.
In mattinata infatti le forze della maggioranza hanno deciso di riconfermare le presidenze delle commissioni, ormai in scadenza, di entrambi i rami del Parlamento. La testa di Giulia Bongiorno non rotolerà dunque, dopo la presa della Bastiglia dei finiani, ma resterà ben salda al vertice della commissione Giustizia. Lo stesso si dica per Silvano Moffa in commissione Lavoro e Mario Baldassarri alle Finanze.
E la buona fede viene palesata anche dagli scismatici di Fli, che comunicano il loro voto favorevole agli emendamenti del relatore Carlo Vizzini al Lodo Alfano in quel di palazzo Madama: «Ho parlato con Giulia Bongiorno – spiega Maurizio Saia – e siamo d’accordo per il voto favorevole. Sarà un sì, ma senza enfasi». Il senator Carlo Vizzini si dimostra conciliante: esclusione dei ministri dallo scudo, rinunciabilità, specificazione che la sospensione riguarda i «processi» e non i «procedimenti», «non si tratta né di immunità né di impunità, ma di semplice sospensione».
Dei risultati del vertice si dicono tutti soddisfatti. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a Montecitorio, è stato «positivo, espressione del tentativo di portare a compimento il programma dei prossimi tre anni». Secondo l’opposizione, però, il Pdl ha optato per la riconferma delle cariche «semplicemente perché non ha i numeri per fare» altrimenti. Ed i numeri danno adito a questa tesi: ci sono delle commissioni (in particolare quella degli Esteri e quella dei Trasporti) in cui la maggioranza è a rischio, malgrado i rinforzi dell’Udc.

Legge 40, qualcosa si muove. Dubbi di costituzionalità per la legge n. 40, ovvero la legge sulla fecondazione artificiale con la quale si vieta alle coppie sterili di accedere alla fecondazione eterologa, con ovuli o seme donati da persone esterne alla coppia. A sollevarli è stata la prima sezione del Tribunale civile di Firenze, dopo che gli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini, nelle veci legali di due coniugi, avevano presentato la richiesta. La tanto discussa legge torna dunque alla Consulta. E con questo caso, a distanza di due anni, siamo al secondo rinvio.
«Il giudice ha riconosciuto le istanze mosse dalla coppia dopo aver rilevato profili di manifesta irragionevolezza del divieto assoluto di eterologa per l’evidente sproporzione mezzi-fini», dichiara Gianni Baldini, che insieme all’avvocato Filomena Gallo assiste i coniugi nel ricorso.
Malgrado il Nobel brandito da Edwards, le reazioni della politica italiana sono in contrasto. Il ministro Ferruccio Fazio difende a spada tratta la legge n. 40 così com’è: «Noi abbiamo una legge e riteniamo che sia una legge dello Stato italiano che è passata a suo tempo con l’approvazione delle Camere e quindi il governo in questa fase mantiene la posizione su questa legge». Quanto al ricorso «è un fatto giuridico-legislativo che seguirà l’iter che dovrà seguire – aggiunge freddo il titolare della Salute – ma la posizione del governo è quella di difesa della legge 40». Mentre per il suo sottosegretario, Eugenia Roccella «nei confronti della legge 40 c’è un attacco di alcuni tribunali. Non su punti marginali ma puntando alla struttura della legge per smontarla». «Si vuole così colpire la volontà popolare perché – continua Roccella – tra l’altro, l’eterologa era uno dei punti sottoposti al voto referendario», che però fu dichiarato nullo per quorum non raggiunto, e tra i votanti prevalevano nettamente i favorevoli alle modifiche della legge. Ma Roccella insiste, le motivazioni «sono oscure e sembrano anche poco significative, perché dire che la norma è irragionevole non è una questione di diritto». Pericolo deregulation? Secondo Roccella sì: «L’eterologa ha prodotto un mercato internazionale degli ovociti anche con connotazioni razziste e sfruttamento di giovani donne che hanno portato anche alla morte. Anche la questione del anominato nella fecondazione eterologa è particolarmente grave perché conoscere i propri genitori biologici oltre ad essere un diritto umano è un diritto alla salute perché si ottengono informazioni preziose».
Di tutt’altro avviso Della Vedova, che definisce la legge «sbagliata», e si augura che la Consulta con questo nuovo ricorso «smonterà» ulteriormente.
E così gli uomini del presidente della Camera iniziano a muoversi sul delicato terreno della bio-etica. In Futuro e libertà «non ci sono ortodossie»: sul tema, aggiunge, «non ci poniamo in quanto gruppo, ci sono posizioni dei singoli deputati. Personalmente ritengo da tempo che questa legge sia sbagliata, da radicale ho lavorato per il referendum al quale Fini votò sì in tre quesiti su quattro. Ritengo che quella legge dimostra che quando si vuole andare contro la ragionevolezza spesso ci si mette contro il diritto. È già successo con la Corte costituzionale – conclude – che ha smontato la legge nei suoi aspetti più astrusi e credo sarà smontato anche il divieto di eterologa».

Ginevra Baffigo

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