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‘Una commissione d’inchiesta sui giudici’ I costituzionalisti rispondono qui da noi “Mai sentita prima una cosa così grave”

ottobre 5, 2010 di Redazione 

Michele Ainis, Pietro Grilli, il presidente emerito della Corte costituzionale Piero Alberto Capotosti scelgono il Politico.it e Liberal per commentare la «boutade» del presidente del Consiglio. «Sarebbe come se i giudici indagassero non singoli parlamentari, ma il Parlamento tout court: ma vi rendete conto?». La firma, come prima, è di Pietro Salvatori.

Nella foto, il professor Michele Ainis

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di Pietro SALVATORI

Nel video pubblicato sul sito di Repubblica, Berlusconi si propone, per rimuovere «il macigno» posto «sul nostro sistema democratico», di «chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi e dica se, come credo io, c’è effettivamente una associazione a delinquere nella magistratura». Vale a dire prefigurare una situazione nella quale il potere legislativo mettesse sotto accusa quello giudiziario, portando, con tutta probabilità, a un corto circuito istituzionale.

«Ma ve lo immaginate un intero potere dello Stato che marcia armato contro un altro potere?», si domanda Michele Ainis, costituzionalista. «È come se la magistratura facesse un’inchiesta diretta non nei confronti di un parlamentare specifico, ma contro tutto il Parlamento. Vi sembra una cosa normale?». Per Pietro Grilli, ordinario di Scienza politica presso l’ateneo di Roma Tre, si sta solo attizzando un inutile fuoco di paglia: «Non voglio buttarci acqua sopra – spiega – ma quella di Berlusconi mi sembra semplicemente una boutade. Bisogna contestualizzare, riflettere su dove, come e quando l’ha detto».

Più che essere preoccupato di una situazione che «comunque rimane tesa», ma alla quale «il discorso contenuto nel video non aggiunge né sottrae alcun elemento rilevante», il professor Grilli mostra la propria preoccupazione per l’invelenimento complessivo del clima politico. «Di ogni virgola si fa una questione enorme – spiega – finendo per parlare di argomenti futili e lasciare da parte la politica. Da questo punto di vista siamo caduti in basso a tutti i livelli, dal dibattito di palazzo a quello giornalistico. Occorre riprendere il filo di un ragionamento politico concreto».

Nel caso dovesse concretizzarsi, la commissione parlamentare sulla magistratura sarebbe «una stortura». Almeno questo il parere di Ainis, che spiega: «Le commissioni di inchiesta sono strumenti di controllo del Parlamento nei confronti delle attività del governo. Servono per acquisire i dati su queste attività, rielaborarli e controllare se c’è stato dolo da parte di qualcuno. Per questo, le commissioni parlamentari hanno gli stessi poteri della magistratura». Per questo, se una commissione si ritrovasse a indagare sulle attività delle toghe «si devierebbe rispetto alla finalità tradizionale e tipica di questo istituto». Grilli si mostra scettico sull’esito di un simile progetto: «Una commissione di questo tipo non vedrà mai la luce, non ci sono i margini. D’altra parte, è auspicabile che sia così».

Ma oltre alle argomentazioni in punta di diritto, il professor Ainis ne ricorda una di sostanza ordinamentale: «Non si dimentichi che la Costituzione italiana stabilisce che l’ordine giudiziario deve essere indipendente dagli altri poteri dello Stato, e autogovernarsi». Come a dire che nessuno, se non il Consiglio superiore della magistratura, può «indagare» sulla bontà del lavoro delle toghe.

Quello della presenza di un’associazione a delinquere all’interno della magistratura è «un concetto del tutto nuovo» per il dibattito politico, che «potrebbe spesso condurre a una crisi di governo». È l’opinione di Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte costituzionale. «Si sa che tra Berlusconi e la magistratura il rapporto non è di certo idilliaco – spiega il professore – ma un’idea così grave e precisa non era mai stata esplicitata prima di oggi». Secondo il presidente Capotosti, una commissione d’inchiesta formalmente è possibile: «L’ordinamento spiega che deve riguardare materie di pubblico interesse, per cui si potrebbe anche istituire. Ma quello che Berlusconi prefigura è piuttosto un preciso reato. Dovrebbe dunque presentare una formale denuncia presso un pubblico ministero, invece di invocare una commissione».

Oltre che sul piano formale, a preoccupare il professore è anche l’accavallarsi di competenze tra i vari ordinamenti dello Stato: «Si creerebbe un cortocircuito: un’inchiesta proposta dall’esecutivo al legislativo, che indaghi sul giudiziario. Un ibrido, un mostro a due teste che non starebbe in piedi». Si prefigura all’orizzonte una crisi istituzionale, e non solo: «I rapporti tra magistratura e politica sono destinati a diventare ancora più tesi, è inevitabile. Anche perché i termini utilizzati dal presidente del Consiglio inaspriscono senza alcun dubbio il livello della discussione».

Pietro Salvatori

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