Top

Ultima intemerata di Silvio contro giudici che rischia di far esplodere (prima) il Cdx e (ri)apre un conflitto mai visto tra poteri

ottobre 5, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un consigliere autorevole e ascoltato della nostra politica autoreferenziale di oggi, che spinge verso il futuro, del quale è il principale laboratorio. Ciò vale anche per il presidente del Consiglio, che il Politico.it incalza nel tentativo di riportarlo sulla retta via della politica vera, che, abbiamo scritto, rappresenterebbe anche la soluzione più efficace ai suoi stessi problemi. Per questa stessa ragione il giornale della politica italiana, giornale appunto della politica vera, detta l’agenda a Berlusconi e non il contrario: siamo noi a decidere di cosa parliamo a Silvio e come, puntando appunto sui contenuti piuttosto che su quel teatrino che il premier stigmatizza spesso ma del quale rischia di risultare il principale animatore; cosa che dovrebbe fare – utilmente – anche il resto della nostra politica a partire dal Pd. Accade così che su questo giornale troviate appunto i contenuti, ma molto meno – relegate al resoconto della sera – le chiacchiere, che però hanno un peso speciale visto da chi provengono, dello stesso presidente del Consiglio. Ma oggi, anche per dimostrare a Silvio quanto lo prendiamo (comunque) sul serio, sospendiamo per un momento il nostro laboratorio e ci dedichiamo, appunto, (quasi) completamente a lui e a queste pretese chiacchiere. In particolare, alle ultime, svelate dalla diffusione dei video di Repubblica, sulla magistratura. Un rapporto impossibile quello tra Berlusconi e i giudici, vero punto di caduta dell’azione pubblica del premier. Un rapporto che, a poche settimane ormai dal rischio di una condanna nel processo Mills, si fa incandescente. Al punto da spingere il capo del governo della nostra Repubblica a parlare dei giudici come di «un’associazione a delinquere» rispetto alla quale sarebbe necessario istituire una «commissione d’inchiesta» che faccia luce appunto sul loro “discutibile” operato. Una “mossa” forse non ponderata fino in fondo – viste anche le circostanze in cui è stata avviata, un rendez vous notturno con i sostenitori in piazza Grazioli al termine del giorno del suo compleanno – che poi però Silvio ha deciso di cavalcare nel suo comizio a Milano, che pone appunto due questioni, una politica e una istituzionale: la reazione dei finiani, che hanno in mano la legislatura, e cosa può significare tutto questo per gli equilibri istituzionali. Pietro Salvatori ci porta dentro tutto questo con una doppia inchiesta, che comincia con un giro d’orizzonte su cosa succede, a questo punto, dentro la maggioranza.

Nella foto, il presidente del Consiglio: «Che sarà mai»

-

di Pietro SALVATORI

All’interno della magistratura «c’è un’associazione a delinquere che vuole sovvertire il risultato delle elezioni» ed «eliminare colui che è stato eletto dagli elettori»: per questo serve «una commissisone parlamentare d’inchiesta» sulle toghe. Non ha fatto in tempo a incassare la fiducia di entrambe le Camere, che il presidente del Consiglio si è cacciato nuovamente nei pasticci. Beccato letteralmente con le mani nella marmellata da un video pubblicato da Repubblica.it, che lo ha immortalato mentre usciva da palazzo Grazioli.

Sentendosi sicuro, tra amici e fans, Berlusconi ha inscenato un piccolo show, durante il quale non le ha mandate a dire a nessuno. Sarà stata l’euforia per i festeggiamenti del settantaquattresimo compleanno, oppure l’esasperazione per le lungaggini del dibattito parlamentare, che ha visto il suo governo ottenere più di trenta voti di margine alla Camera, che non sono affatto sufficienti per portare a termine la legislatura. Resta il fatto che il premier ha rivolto parole durissime nei confronti della magistratura, arrivando a domandarsi: «In che mani è la sovranità del Paese? E’ nelle mani dei pm di sinistra». E, come ironica estrema ratio, ha invocato il cielo come unica protezione possibile, invitando i suoi sostenitori a scrutare tra le nuvole «perché ci sono gli angeli, che stanno certamente vegliando su di noi e ci difendono dai giudici» (sic!).

Ma in fondo, si dirà, Silvio non ha fatto altro che ribadire in maniera informale ciò che dice di pensare da anni del terzo potere dello Stato. Una tesi che sicuramente potrebbe avere la sua propria ragion d’essere. Il vero caso politico è determinato piuttosto dalle reazioni che si sono susseguite alle sue parole, che vedono i finiani schierati in prima linea nel contestare le affermazioni del leader che solo pochi giorni prima aveva riscosso, salvo sporadici casi, la loro fiducia. È pur vero che lo stesso Berlusconi, riferendosi alla trasmissione di Santoro Annozero, e allargando poi il discorso, ha parlato a nuora perché suocera intendesse: «Questi che vengono fuori dalle sagrestie della politica, che hanno nella attività politica l’unica loro professione, hanno bisogno dei partiti così come delle imprese proprie, per avere i soldi dei gruppi in Parlamento, i soldi dello Stato per le elezioni, i finanziamenti… hanno bisogno di un giornale attraverso cui raccogliere i soldi… sono veri e propri imprenditori della politica».

Futuro e Libertà sembra avere inteso bene le parole del premier. Il federalismo, si diceva nei giorni scorsi, sarà il principale nodo da risolvere per una maggioranza di governo che si sta frammentando sempre più con il passare dei giorni, e che per il segretario del Partito Democratico Bersani non esiste più. Insieme alla giustizia, tema spinosissimo e sul quale Fabio Granata, esponente di punta della pattuglia finiana a Montecitorio, non si è sentito di rinnovare la fiducia a Berlusconi. Il messaggio contenuto nel video potrebbe dunque portare a un precipitare della crisi serpeggiante nella maggioranza di governo. Le parole del capogruppo di Fli Italo Bocchino sono pacate, ma esprimono con nettezza una decisa presa di distanza: «Le associazioni a delinquere sono quelle che i magistrati combattono. Dobbiamo limitare le storture che ci sono in ogni settore e dare piu’ forza alla magistratura che indaga sulle associazioni a delinquere, quelle vere».

Eppure per Giorgio Straquadanio non c’è nulla di strano né, tantomeno, di nuovo: «Berlusconi ha parlato semplificando molto l’argomento – spiega – come si fa chiacchierando per la strada. Detto questo la sua rimane una proposta politica, non un atto parlamentare specifico». E se dovesse tramutarsi come tale, non sarebbe un messaggio di guerra rivolto a Fini e i suoi? «Non vedo perché – risponde l’onorevole – Il lodo Alfano risponde proprio all’esigenza di difendere le più alte cariche dello Stato da un’associazione a delinquere che esiste e c’è. Non di certo per cambiare l’organizzazione istituzionale del Paese. Se questa è la preoccupazione di fondo, perché il movimento di Fini, che ha più volte affermato di condividerla, non dovrebbe voler fare luce su quello che succede?».

L’ottimismo di Straquadanio è destinato a cadere nel vuoto. Raggiunto al telefono, l’onorevole Lo Presti, ex membro della consulta della giustizia del Pdl e candidato laico al Csm prima di passare nelle fila di Fli, fatica a darsi una spiegazione razionale delle affermazioni del premier: «Berlusconi non può aver detto una cosa del genere, evidentemente non era compos sui». Espressione, per intenderci, che nel linguaggio giuridico indica chi non è capace di intendere e di volere. «Questa è una vera pazzia – prosegue Lo Presti – noi non solo non parteciperemo mai a una commissione d’inchiesta contro la magistratura, ma la ostacoleremo in tutti i modi». Una «follia istituzionale e morale» secondo il deputato, «che non sta né in cielo né in terra». Parole che rischiano di far cadere nel caos i fragili equilibri sui quali si sostiene l’attuale maggioranza, e con lei il Paese intero. «Se vogliono continuare su questa strada l’accordo raggiunto sarà di breve respiro. Ma se ne assumeranno le responsabilità».

Una spaccatura che nel corso delle ore si è fatta via via più profonda, tanto da far rilevare a Franceschini che «l’alleanza tra Berlusconi e Fini non c’è più», perché «i problemi che sono esplosi all’interno del centrodestra non sono più risolvibili». Il presidente del Consiglio è stato bacchettato, pur indirettamente, anche dal capo dello Stato, che in un messaggio al congresso delle Camere penali italiane ha auspicato che sulla giustizia cessino le «sterili contrapposizioni», per fare largo ad interventi di «ampio respiro, che rafforzino il ruolo di garante del giudice».

Pietro Salvatori

-

Anche su

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom