Top

Ma ecco seconda recensione di Ulivieri “E’ film sull’Altro, pone grandi domande”

ottobre 3, 2010 di Redazione 

London River, storia dell’incontro tra le due solitudini di un musulmano e di una donna cristiana, che scoprono di avere in comune la relazione tra i due loro figli che sono entrambi scomparsi (insieme). Sullo sfondo dell’attentato di Londra del 7 luglio 2005, un film «nobile» sul razzismo, che tuttavia al nostro critico non è piaciuto del tutto. Sentiamo perché.             

Nella foto, Brenda Blethyn e Sotigui Kouyaté in London River

-

London River

REGIA: Rachid Bouchareb
SCENEGGIATURA: Rachid Bouchareb, Olivier Lorelle, Zoé Galeron
ATTORI: Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan
GENERE: Drammatico
DURATA: 87 Min

-

di FABRIZIO ULIVIERI

Londra 7 luglio 2005. Quattro bombe esplodono in piena ora di punta. Quattro assassini che viaggiavano su mezzi pubblici fanno detonare l’esplosivo che portavano nei loro zaini uccidendo in pochi minuti 56 persone e ferendone 700.

Due vite separate e parallele. Origini diverse. Mondi diversi. Un musulmano, Ousmane (Sotigui Kouyaté), una donna cristiana, la signora Sommers (Brenda Blethyn).

Ousmane vive in Francia, la signora Sommers su un’isola della Manica.

Il sospetto li unisce. Il sospetto che qualcosa sia successo ai rispettivi figli.

Ousmane parte dalla Francia e va in Inghilterra alla ricerca del proprio figlio e sarà straniero in una città straniera. La signora Sommers va a Londra, città della sua patria, e sarà straniera nella propria terra. Scoprirà subito che la figlia viveva in un quartiere arabo e pagava l’affitto ad un arabo che al di là dei modi duri è pure gentile.

E’ un film che si interroga sull’Altro e pone delle domande. Chi è l’Altro? Quello che non si conosce ma esiste? O quello che si conosce ma non esiste (come si conosce)?

L’Altro è come noi. Ha figli come noi. Soffre come noi. L’Altro è sempre presente ma non lo conosciamo perché non vogliamo.

L’Altro ci fa paura perché porta una verità che non ci piace.

E la verità per la signora Sommers sarà che sua figlia viveva in un quartiere arabo, pagava l’affitto ad un arabo. Studiava arabo e viveva con un arabo (il figlio del signor Ousmane). E tutt’e due sono spariti senza lasciare tracce.

E’ difficile accettare che la propria figlia si sia convertita all’Islam e abbia studiato una lingua, che per la signora Sommers non c’è motivo di studiare. Perché si deve parlare arabo in Inghilterra? Chi parla arabo in Inghilterra? Non è più normale parlare inglese?

E la signora Sommers scoprirà che in Inghilterra, a Londra, c’è un mondo diverso che parla arabo, pensa arabo e non si integra. E soprattutto conoscerà Monsieur Ousmane; l’Altro, che le farà allentare i freni inibitori e nel dolore si riconoscerà uguale all’Altro.

E’ un film sul razzismo questo, sulla paura dell’Altro e sulla Verità, che è uguale e crudele per tutti: per l’Uguale-a-se-stesso e per l’Altro. Nell’impossibilità di sfuggire alla verità ci si riconosce in un’uguaglianza che è sempre presente a se stessa in modo implacabile, al di là di ogni diversità.

Grandi domande. Grandi geometrie di pensiero ma alla fine questo film non ti lascia niente addosso. Esci dal cinema uguale a come sei entrato.

FABRIZIO ULIVIERI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom