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Diario politico. Silvio, riascoltaci (ancora) Bocchino: “Al Senato ti stai sgretolando” D’Alema-Casini-Fini, se nasce nuovo Cln Se forzi in tutti i casi situazione precipita E allora rilancia modernizzando(la) l’Italia Avrai salvacondotto e passerai alla Storia

ottobre 1, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Ripartiamo da dove c’eravamo lasciati: «Presidente, noi abbiamo fiducia nel suo senso per la modernità». Lei è sceso in campo aprendo la strada al bipolarismo e sbloccando così una nostra politica da troppo tempo – ce lo si ricorda poco – più cicala che formica. La prima Repubblica fu un’era di straordinarie onestà e responsabilità, che fecero grande una prima volta l’Italia. Ma tutto questo all’inizio. Negli ultimi decenni si trattava già di una versione deteriorata e, quel che era peggio, priva del dinamismo della seconda. Lei, come riconosce a Massimo Donadi, ha portato anche elementi di divisione, ma nessuno può negare che sia stato lei, insieme ai dirigenti che a sinistra hanno dato vita al Partito Democratico, a gettare i semi della modernità nel nostro Paese. Anche nel vituperato discorso di mercoledì, come il solo giornale della politica italiana è stato in grado di riconoscere, è stato di nuovo capace – almeno nel preambolo – di entrare in sintonia con i bisogni più profondi della nazione, che oggi sono sintetizzabili nel principio – a noi tanto caro – della responsabilità, che come abbiamo scritto si declina nel prendere di petto la situazione per evitare con un colpo di reni di imboccare la discesa (leggi: declino) e riprendere a salire verso il posto che ci spetta nel mondo. E, magari, iniziando a far germogliare quella politica del futuro che il Politico.it ha annunciato ancora una volta per primo, e che consiste nell’agire nel solo interesse dell’Italia facendo il bene di tutti gli italiani superando la vecchia divisione tra le rappresentanze dei cartelli di interesse (specifico) della destra e della sinistra. Parliamoci chiaro, presidente Berlusconi: oggi lei rischia di essere all’angolo – per le ragioni duplici che ricordiamo ai nostri lettori nel titolo, e che del resto lei ha ben chiare – se non ne esce con uno dei suoi colpi di reni (appunto), che oggi però non può più consistere in un virtuosismo – non sarebbe sufficiente – bensì deve consistere in reale virtù. Virtù oggi significa dimenticare, per un momento, le motivazioni personali, e provare a fare esattamente ciò che ci ha insegnato, ovvero puntare al massimo per avere, anche nella peggiore delle ipotesi, comunque tantissimo. Lo faccia, signor presidente: metta in campo quella «strategia-Paese» della quale ha parlato e che lei, con il suo spirito e la sua capacità di imprenditore, con l’ausilio di qualche consigliere giovane e non usurato da questi anni di lotta “politica”, saprà senz’altro declinare in un piano concreto per rifare grande l’Italia. La rivoluzione liberale che i suoi aspettano da tempo. E che anche per chi non si trova completamente d’accordo appare come un modo possibile per uscire dalla situazione di stallo. Ma, al di là del merito specifico – che però oggi è imprescindibile sia affrontato con serietà e concretezza – ci provi, signor presidente, provi a compiere la missione per la quale è entrato in politica riportando il nostro Paese ai livelli che gli sono propri. Così facendo, uscirà dall’angolo e avrà anche il salvacondotto che cerca, che anche l’Udc, in questo caso – e forse non solo i centristi – sarà pronto a contribuire a darle. Ci provi e potrà passare alla Storia non più come la «specie di demonio» (parole sue) che qualcuno vede in lei, ma come l’uomo che, dopo aver scritto pagine importanti del nostro Paese da imprenditore, ha prima modernizzato la nostra politica e poi anche l’Italia. Rifacendola grande. Lo faccia per noi, presidente Berlusconi, ma prima ancora per sé: è, oggi, la cosa migliore che le possa capitare di fare. Il racconto della giornata, all’interno, è di Carmine Finelli.

Nella foto, Silvio: riflette sul nostro appello?

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di Carmine FINELLI

Giornata di bilanci quella odierna. Dopo la fiducia incassata mercoledì alla Camera e giovedì al Senato, il governo si prepara ad andare avanti sino alla prossima questione di fiducia. Una vittoria di Pirro, dunque, per il Cavaliere che però rimane ben saldo al posto di comando e promette riforme. Su una in particolare, quella della Giustizia, è intervenuto anche il Capo dello Stato che poi ha ricevuto per parlare della situazione politica il presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.

Il presidente della Repubblica è convinto che “serva una riforma di ampio respiro, senza ricorrere a interventi disorganici o settoriali”. Per Napolitano la riforma può avvenire solo “sgombrando il terreno da sterili contrapposizioni”. Nel messaggio inviato al presidente dell’Unione camere penali, Oreste Dominioni, e a tutti i partecipanti al XIII congresso ordinario della Unione Camere Penali in corso a Palermo, Napolitano torna a parlare della necessità di una riforma pienamente condivisa. Appello lanciato anche dal presidente del Senato, Renato Schifani, nel corso del suo intervento al congresso. “Riformare la giustizia – dice Schifani – è una priorità che deve trovare unanimità di intenti e di consenso, accantonando schieramenti e contrapposizioni; soltanto così agendo possiamo contribuire a far crescere il nostro paese e a renderlo competitivo”. Il messaggio di Napolitano sottolinea, fra i punti principali da affrontare, il rafforzamento del ruolo di garanzia del giudice e la revisione di quello del difensore. “Ho più volte ricordato che il tema del rinnovamento della giustizia – scrive il presidente della Repubblica – va affrontato, in ogni settore e specialmente in quello penale, con interventi non disorganici né settoriali, ma di ampio respiro. Do volentieri atto all’Unione di aver sempre energicamente sottolineato tale necessità, invitando tutte le istituzioni a impegnarsi concretamente a tal fine. Solo un confronto anche serrato, ma scevro da sterili contrapposizioni e non influenzato dalle contingenze, può condurre a scelte capaci di restituire qualità ed efficienza al processo penale, dando piena attuazione ai principi del giusto processo sanciti dall’articolo 111 della Costituzione. A tal fine – conclude Napolitano – assumono rilievo centrale il rafforzamento del ruolo di garante del giudice e la rigorosa riqualificazione di quello del difensore. Sono certo che dal congresso emergeranno in proposito utili sollecitazioni attraverso la formulazione di proposte di modifica degli assetti vigenti coerenti e sistematiche”.

Per Schifani, invece, la necessità di tempi rapidi e soluzioni condivise per la riforma della giustizia è impellente. “Il Paese ha bisogno di una giustizia che risolva i problemi nel più breve tempo possibile, quella che dà certezza di una decisione rapida – dice la seconda carica dello Stato – secondo il principio della certezza della pena che deve costituire la stella polare della nostra giustizia. Troppi reati e troppi fascicoli continuano a essere pendenti – fa notare Schifani – e la direzione verso la quale bisogna lavorare tutti insieme è quella di velocizzare e snellire le procedure”. Per questo si rivolge “al senso di responsabilità di quanti hanno a cuore il vero interesse dell’Italia: dobbiamo sapere ritrovare un’unità d’intenti per raggiungere insieme questo difficile traguardo”. Renato Schifani si è detto convinto che “occorrano riforme auspicabilmente condivise, ma sono anche indispensabili maggiori risorse finanziarie per la giustizia”. Infatti, secondo il numero uno di Palazzo Madama “nessuna riforma può realizzarsi senza il pieno coinvolgimento di chi opera concretamente nel settore giustizia, e dunque occorre coinvolgere magistrati e avvocati che rappresentano i primi operatori del diritto”. Il presidente del Senato assicura poi che l’iter della riforma professionale dell’avvocatura “proseguirà speditamente. Nell’ambito delle mie prerogative – afferma – ho già sollecitato la più celere ripresa dell’esame del provvedimento, anche invitato dal ministro della Giustizia, e vi posso preannunciare che porrò formalmente il suo ritorno in aula alla prossima conferenza dei capigruppo convocata martedì prossimo”. Ciò perché per la seconda carica dello Stato c’è uno stretto “collegamento tra la riforma dell’ordinamento forense e l’attuazione del giusto processo, che va garantito anche con un difensore che sappia assicurare effettività e concretezza al diritto di difesa costituzionalmente garantito”. Fine della riforma deve essere perciò “operare un innalzamento qualitativo della classe forense”. Un’esigenza confermata anche dai numeri: “In Italia esercitano 290 avvocati ogni 100mila abitanti – evidenzia Schifani – in Francia sono 76 e in Gran Bretagna 22. La durata di un processo civile in Italia è di 507 giorni; in Francia 262; la sproporzione numerica è così evidente. L’innalzamento qualitativo delle professione forense deve però rispettare e garantire l’accesso alla specializzazione dei giovani meno abbienti”, insomma la legge non deve “creare una nuova casta”.

Attacco ai giudici. Oggi però si torna a polemizzare su alcune frasi pronunciate da Silvio Berlusconi. Un nuovo attacco ai giudici, mostrato in un video. Il presidente del Consiglio si intrattiene con alcuni supporters e con loro ragiona sull’”anomalia” tutta italiana dei “giudici di parte”. Berlusconi vorrebbe l’apertura di una commissione di inchiesta sulle toghe di sinistra. La bufera nella quale si trova coinvolto il presidente del Consiglio nasce “a tradimento”: il video è stato registrato e poi diffuso a sua insaputa, la sera del suo compleanno mentre intratteneva sotto la sua residenza romana un gruppo di fan. Secondo il premier sarebbe ora creare una commissione di inchiesta sui giudici di sinistra che sono una “associazione a delinquere, che vuole solo sovvertire il voto”. E che lo disegnano sempre come “impunito”, coinvolgendolo in processi, a partire da quello Mills, che non si basano su “calunnie”. L’Anm parla di “invettive che alimentano il clima di tensione”, mentre è la stessa maggioranza che prende le distanze. I parlamentari di Futuro e Libertà sottolineano di non essere disponibile a sostenere il processo breve, apertamente caldeggiato invece dal premier.

Berlusconi al Quirinale. Il premier è salito al Quirinale nel pomeriggio di venerdì per informare il presidente della Repubblica sulla situazione politica. Al presidente della Repubblica, Berlusconi ha assicurato che agli inizi della prossima settimana, forse nella serata di lunedì, dovrebbe essere nominato il nuovo ministro dello Sviluppo Economico. Il nome più probabile è quello di Paolo Romani, attuale viceministro con delega alle Comunicazioni. Intanto, dal capogruppo di Fli è arrivato un invito al presidente del Consiglio: “Berlusconi non può più pensare di essere un uomo solo al comando. Ora deve armonizzare. Presto saremo determinanti anche al Senato, il premier ha perso forza attrattiva. Non vuole mediare personalmente? Lo faccia fare – dice Bocchino a L’Avvenire – da qualcun altro… Se Berlusconi – continua il leader finiano – cominciasse a cenare con loro per discutere su che cosa fare non saremmo arrivati a questo punto. Anzi, riusciremmo ad andare avanti tutta la legislatura e anche ad attuare l’intero programma. Ma se al posto di quei tre sente Storace, la Santanchè e la Brambilla, allora è quasi inevitabile che venga fuori un po’ di confusione. Credo – aggiunge ancora Bocchino – che il movimento di uscita dal Pdl andrà avanti per tutta la Legislatura perché lo scontento all’interno di quel partito e dei gruppi parlamentari è altissimo. Penso che mentre Berlusconi fino all’altro ieri aveva una capacità attrattiva perché voleva far proseguire la legislatura – conclude Bocchino – oggi il rischio è che Berlusconi e Bossi portino il paese al voto a marzo e molti parlamentari guardano con maggiore interesse chi come Fini e Casini vuol far durare la legislatura magari facendo degli interventi sulla legge elettorale”.

Carmine Finelli

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