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***Il racconto***
E FU COSI’ CHE SILVIO MI PRESE DA PARTE…
di MASSIMO DONADI*

ottobre 1, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Se nel «vocabolario», come dice Nichi, della nostra politica sono tornati concetti come «bene del Paese» e se sia il presidente del Consiglio sia il leader del Pd parlano della necessità di immaginare una «strategia» o un «progetto»-Paese ciò è dovuto in primo luogo al consiglio de il Politico.it, consigliere autorevole e ascoltato dell’odierna politica italiana che spinge verso il futuro, del quale è il principale laboratorio. E tuttavia, e forse proprio per questo – proprio per il canale di “confronto” privilegiato con il Cavaliere – non potevamo non proporvi questa pezzo acuto e delizioso del capogruppo di Idv alla Camera, che è anche un ritratto diremmo quasi intimo e inedito del presidente del Consiglio. Nel giorno della fiducia Donadi ha avuto un rendez vous proprio con Lui. Sentiamo. di MASSIMO DONADI

Nella foto, Massimo Donadi

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di MASSIMO DONADI*

Avevo appena finito di cantargliele e suonargliele, ricordando in Aula tutte le nefandezze e le promesse non mantenute quando, all’improvviso, me lo sono ritrovato quasi addosso. Ha mollato Enrico Letta, con cui era in chiacchiera, e mi ha preso per un braccio portandomi via con sé per qualche secondo e, con un sorriso a 32 denti, quello che ha sempre stampato in faccia, mi fa: “Ma lei è proprio così cattivo come sembra?”. Stupore, imbarazzo ed incredulità, lo confesso, per un Silvio Berlusconi che tentava palesemente di attaccare bottone proprio con me. Gli rispondo: “Io? Ma se sono buono come un pezzo di pane!”. “Allora lui: “Ma allora ce l’ha proprio con me!”.

Mentre cercavo di capire dove volesse arrivare, sono stato al gioco ed ho risposto: “Niente di personale, ce l’ho con le cose che lei fa”. A quel punto, mi ha attaccato un pistolotto con ricordi della sua infanzia tra cui una storiella in cui mi parlava di un grande prato e di misteriosi campanellini e di come lui sia buono e generoso, ma soprattutto “buono, tanto, tanto buono”, così buono che sua madre da piccolo gli ripeteva che era così buono che per affrontar la vita gli sarebbe servita un po’ di sana cattiveria.

Il pistolotto si è chiuso con un altro flashback, quando Cossiga gli sconsigliò di entrare in politica perché era troppo buono per il palazzo. A quel punto, la mia risposta è partita spontanea dal cuore: “Presidente, avrebbe fatto meglio a seguire il consiglio di Cossiga. Sarebbe stato meglio per tutti!”. Il bello è che non si dava per vinto. “So che mi considerate una specie di demonio ma io non sono così. Quelli che mi conoscono mi vogliono tutti bene e dicono che sono anche un simpaticone”. “Il giorno in cui lei lascerà la politica potrà anche interessarmi la sua simpatia ma per il momento l’unica cosa che mi interessa è che lei lasci la politica”.

A quel punto, questo almeno glielo devo riconoscere, con una prontezza di spirito che oggettivamente non gli manca, con di nuovo un sorriso a 32 denti, quello solito, mi fa: “Ho capito, non me ne fa passare una ma almeno questa me la deve riconoscere: sto passando un gran compleanno di merda!”. Su questo non ho potuto davvero dargli torto.

Escludendo a priori, per rispetto della sua e della mia intelligenza, un tentativo di compravendita parlamentare con il sottoscritto mi domando perché l’abbia fatto, perché sia venuto da me a tentare di convincermi quanto fosse bravo e buono. Forse c’ha visto giusto Gianantonio Stella sul Corriere della Sera, o almeno mi piace pensarlo. Mercoledì Silvio Berlusconi, forse per la prima volta nella sua vita, si è reso conto dello spettacolo indecente offerto da un parlamento ridotto a suk, dove tutti sono in vendita per un cammello in più.

E forse, circondato da traditori e servitori sleali, ha trovato più dignità umana in un leale ma fermo oppositore.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

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