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Adesso chiudiamo con Uomini di Dio: è *** E ecco la seconda recensione di Ulivieri

ottobre 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Otto monaci cistercensi minacciati e assediati da un gruppo di integralisti. Devono scegliere tra andarsene e rimanere. Scelgono di restare. Per aiutare i fratelli musulmani. Un western girato in un monastero. Un film nobile. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ma ora sentite regista di Figli delle stelle ‘Televisione sperimenti, ha ruolo-chiave’

ottobre 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si può dire che Lucio Pellegrini sia un intellettuale, impegnato? Rifatevi avanti, l’Italia ha bisogno di voi. Non protestate (anche se è sacrosanto) solo per i tagli a voi (e quindi al nostro domani, come detto, non c’è dubbio). Riproponete la vostra visione. Scrisse una volta Alessandro Tavano a Daniele Luchetti, in una delle chat moderate da Gaetano Palmieri in quell’innovativo laboratorio di idee e di talenti che era il Circolo on line di politica italiana “Barack Obama”, uno dei crocevia del meglio della nostra politica del futuro, “il cinema anticipa ciò che è o sta per essere nell’aria”, e dunque svolge una funzione decisiva per la politica. Svolge, o dovrebbe svolgere. Svolge, ancora una volta, sul giornale della politica italiana, che porta i grandi autori del nostro cinema a tornare al loro impegno. Come in questa intervista a Pellegrini. Sentiamo. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Più che mai (s)legato (d)a nostra politica Ulivieri: Figli delle stelle è sul (suo) rigetto E il nostro cinema ne costruisce il futuro La cultura (popolare) rifarà grande l’Italia E (per) questo (il) governo l’aborra (?)

ottobre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Che è anche il giornale della cultura. Cultura che è la chiave per risollevarci e tornare grandi. Concretamente, se ci passate questa espressione di cultura – popolare. Lo abbiamo scritto e ci torneremo su esplicitando e spiegando ulteriormente. Ma il cinema, oggi, parla per la politica. In tutti i sensi. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il Politico.it è il giornale di Attilio Palmieri, uno dei più brillanti giovani studiosi italiani, che ha e avrà un ruolo importante nella costruzione del domani. E della saggezza e della solidità del nostro critico, che oggi (ri)taglia la sua rubrica in modo che la nostra narrazione sul futuro dell’Italia - ineguagliata anche questa settimana: il domani del nostro Paese passa (soltanto) di qui – continua anche nel giorno del “riposo”, che diventa così un riposo (più che mai) attivo, quello appunto del cinema e della nostra cultura. Che torna a svolgere – attraverso anche la figura dell’intellettuale impegnato, sempre più raro negli ultimi anni a causa di una nostra politica che, appunto, allontanava le energie migliori – la sua funzione: quella di catalizzatore delle energie dell’Italia, e (ancora più) concretamente, di “esportatore di talenti e di visioni, un’industria che dà lavoro a duecentocinquantamila persone”, come spiega Lucio Pellegrini, regista del film di cui stiamo per leggere, al giornale della politica italiana, intervistato ancora una volta da Ulivieri. Un’industria che va sostenuta. Ma in funzione dell’Italia. Non si tratta di una “spesa” (a fondo perduto) bensì di un investimento nel nostro futuro. Va messa a sistema con il più complessivo piano della costruzione del domani. Ma è la cultura a rappresentare la nostra possibile chiave di volta. Per prepare il nostro nuovo rinascimento. Che dall’Italia contagi tutta l’Europa. Che oggi ci fa da esempio. Ma di cui dobbiamo diventare il motore. Per poi trasferire la nostra spinta nel suo alveo. Un nazionalismo mitigato (o meglio controllato) dall’europeismo, un nazionalismo però necessario per rimotivare e rilanciare (ricompattandolo) il Paese. Ma su questo torneremo in settimana. Ora è il momento del cinema. Che mai come oggi, però, parla di noi. Dell’Italia. Figli delle stelle per cominciare. Poi l’intervista di Ulivieri a Pellegrini e, infine, Uomini di Dio. In copertina Claudia Pandolfi. Read more

Analisi. Titolocrazia: bunga bunga porta voti a Silvio di D. Amenduni

ottobre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Come può accadere che una vicenda moralmente deprecabile, al netto di eventuali irregolarità penali da accertare, generi consenso nella persona protagonista della vicenda stessa? Di certo, può succedere solo in Italia. Proviamo a spiegare perché. di DINO AMENDUNI Read more

Fini: “No a subordinare pm all’esecutivo” Emiliano: “E’ decisivo per la democrazia” Ma Silvio: “No, senza riforma non ce n’è”

ottobre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente della Camera dice no all’assoggettamento al governo: «Era così ai tempi del fascismo». E il sindaco di Bari, voce autorevole del centrosinistra e magistrato in aspettativa: «Gianfranco sta svolgendo un ruolo-chiave per il domani del nostro Paese». Berlusconi ovviamente non ci sta, e “minaccia” un forte intervento in aula qualora non si giunga ad un accordo. Tensioni che, si sa, sono figlie del rapporto personalissimo, sofferto tra il presidente del Consiglio e la nostra giustizia. In questo senso la cosiddetta riforma del sistema giudiziario è un tutt’uno con le leggi ad personam: rispondono infatti alla stessa logica (perversa). Tant’è, ancora Fini: «Vera questione è la lentezza dei processi». In attesa di conoscere gli sviluppi, facciamo il punto sullo stato dell’arte del Lodo Alfano costituzionale con Chiara Burgio.          Read more

***Diario politico***
IL CASO RUBY
di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La rilevanza pubblica della vicenda dei festini a casa Berlusconi ad Arcore, con il coinvolgimento della ragazza minorenne.
di GINEVRA BAFFIGO Read more

***Il commento***
FESTINI DI ARCORE, DITECI CHE LE MINISTRE NON C’ERANO
di GAD LERNER

ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha aperto con i tagli alla spesa pubblica, avanzando ancora una volta proposte concrete parti di un progetto organico per il futuro dell’Italia. E poi ha affrontato la questione dei rifiuti in Campania. il Politico.it non si occupa – più del dovuto – delle festicciole del presidente del Consiglio. Che pure hanno un rilievo pubblico, visto che parliamo della vita, sia pure privata, del primo ministro del nostro Paese, con tutto quando ne consegue sul piano non tanto morale – che non ci riguarda – ma del decoro dell’Italia, e sul piano della sicurezza del nostro Paese attraverso una delle sue massime istituzioni. (Allo stesso modo) un risvolto (ancora più) “politico”, però, c’è: il passaggio in cui la giovane Ruby dice che ai «bunga bunga» (…) parteciparono anche «due ministre». Dove finiscono la credibilità e l’affidabilità del nostro esecutivo – e delle specifiche guide dei dicasteri, tra i quali, per ciò che riguarda le ministre, c’è anche quello della Pubblica istruzione – data per acquisita (ammesso e non concesso) la “particolarità” del premier? di G. LERNER Read more

C’è la nuova promessa di Silvio sui rifiuti “Napoli è di nuovo pulita entro tre giorni” Ma i cittadini bloccano ancora discariche Ecco com’è (ri)sorta questione campana

ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presi- dente del Consiglio dispensa (al solito) ottimismo, ma la situazione resta tesa. Il giornale della politica italiana va però alle radici della vicenda. E vi racconta cosa sta accadendo (e cosa è accaduto) davvero. Anche su Liberal. di PIETRO SALVATORI Read more

‘Ora 300mila dipendenti pubblici in meno’ Il taglio della (nostra) spesa è necessario Ma si inizi da istituzioni (?) ed enti inutili E si continui eliminando gli (altri) sprechi Nuovo welfare non più a ‘fondo perduto’

ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’annuncio di Brunetta sull’amministrazione. Il costo dello Stato è troppo elevato: non ce lo possiamo permettere. Così i conti non reggono. E lo sviluppo (in parte per questo) ci è negato. Dunque è un problema reale. Del Paese. E nella chiave di fare il bene del Paese va affrontato. Ma solo in questa chiave. Senza retropensieri ideologici. Così è stato in Inghilterra. Da noi, le inchieste di Rizzo e Stella insegnano, c’è tutto un contro-Stato fatto di strutture che non servono (a cominciare da una lunga serie di enti inutili, passando per le province) e di sprechi (tra i quali alcuni dei privilegi della casta) dai quali, ragionevolmente, cominciare (con forza). Il peso dello Stato (su se stesso) si può alleggerire. E di molto. Senza ingaggiare pregiudizialmente una battaglia ideologica contro i dipendenti pubblici. Che restano persone. Che sarebbe irresponsabile “colpire” senza che fosse necessario. Che pure probabilmente sono troppi (a partire da quelli allocati negli enti inutili). Proprio nella chiave dell’(in)utilità e degli sprechi. E dunque una riduzione può essere necessaria. Ma nell’ambito di quel piano per ridurre la spesa in modo ordinato. Il solo che fa davvero (e strutturalmente) il bene dell’Italia. Farebbe bene il governo, poi, a passare dalle parole ai fatti (reali) nel contrasto ai mali del pubblico impiego. Anche qui, perché si tratta di un limite, e non ideologicamente. Read more

Diario politico. Legislatura è terminata (?) E Silvio pensa solo ad aggiustarsi il Lodo Tanto che la testa di Masi ora può cadere Intanto al Senato ecco i riposizionamenti Musso: ‘Pdl può stare a governo tecnico’ Prova? Tremonti che fa eco ai dissidenti E’ (già) cominciato il dopo-Berlusconi (?)

ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Grandi manovre dietro lo scudo del premier. In tutti i sensi. Se il Pd si dice disponibile a votare gli emendamenti al Lodo Alfano proposti da Futuro e Libertà e se contemporaneamente parte un’offensiva volta ad ottenere le dimissioni del direttore generale della Rai alla quale partecipa prendendo esplicitamente posizione persino Bersani – che si muove solo, lo spiegò lui stesso, quando è sicuro di poter centrare l’obiettivo – è segno che i tempi per un nuovo Cln e/o nuova maggioranza sono maturi. Maggioranza che potrebbe coinvolgere, però, persino l’attuale partito del presidente del Consiglio, magari prevedendo la soluzione del ministro dell’Economia come suo successore a Palazzo Chigi. Le parole di Tremonti, che spiega di capire le fibrillazioni in seno al Pdl – che perde pezzi ogni giorno – e il rumoroso silenzio della Lega suonano come un de profundis non solo per la legislatura ma per lo stesso Berlusconi, la cui fine politica potrebbe a questo punto coincidere con quella del suo terzo-quarto (e ultimo) governo. A lui del resto interessa ormai solo il proprio salvacondotto. Le trattative di queste ore con i finiani hanno tutta l’aria di un patteggiamento con i vincitori. Prima dell’esilio. Il racconto di cosa sta accadendo davvero, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Solo sul giornale della politica italiana. Read more

Berlusconi, minimo storico di fiducia: 40% Sondaggio Crespi, e Pdl ‘crolla’ sotto 28% Ma Bersani: sogno dev’esser sostenibile Bella forza, ma è il momento del coraggio

ottobre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il paradosso continua: Silvio in caduta libera e, dunque, anche il suo partito, praterie elettorali non aperte ma spalancate eppure: silenzio (e vuoto) assoluto: nessun cavallo all’orizzonte. Cosa fa l’opposizione? Nel momento in cui è chiamata dalla Storia a venir fuori con il proprio profilo naturale – necessario – in questa fase, di partito degli italiani e con un conseguente progetto per il futuro dell’Italia, predica prudenza, misura, tatto. La cosa sbagliata nel momento sbagliato. Diciamocelo: a questo centrosinistra manca il pensiero; lo stesso Vendola prefigura immagini che però non sostanzia in un disegno concreto. Cosa aspetta? Ha certamente ragione Pigi, non è più il tempo di raccontare bugie agli italiani, ma l’opposto delle bugie non è il silenzio – il non raccontare nulla – l’opposto delle bugie è (raccontare) la verità: e la verità è che il nostro Paese è ad un passo dal baratro, ma se riparte subito non solo si salva, ma ritorna grande. Ma dobbiamo fare subito. E per poter far subito la prima cosa è non perdere tempo. E per non perdere tempo è ora di smettere di parlare per titoli, e di cominciare a tirare fuori proposte concrete. Ma attenzione: di sistema. Concreto e complessivo non sono in contraddizione. Il giornale della politica italiana mette in campo da settimane suggerimenti e proposte – parti di un progetto organico – per la costruzione del futuro. E la nostra politica lo ascolta (sempre di più). Ma poi permane nell’immobilismo (tranne che attorno al totem-Berlusconi, che però ormai è piantato fuori dallo stadio dove si sta giocando, per usare una metafora di bersaniana eco). E invece questo è il tempo dell’azione. I casi sono due: o trovate il modo di intervenire, o siete chiamati a favorire un ricambio (parziale ma) immediato ma di qualità, nella prospettiva di mettere in campo soluzioni ad un tempo alte e concrete per ripartire subito. L’Italia può tornare grande. Ma deve (cominciare a) farlo subito. E sentiamo Crespi, ora. Che rincara la dose.        Read more

Scalfa: “Stop a vecchia cultura machista” Abbate: ‘Occuparsi di ciò è come giocare’ No, l’Italia moderna si fa solo nella libertà

ottobre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le nostre lettrici, i nostri lettori non si preoccupino: riprendendo la discussione andata in scena a La Zanzara, il programma di Giuseppe Cruciani in onda ogni giorno alle 18.30 su Radio24, dedicato alla nostra politica (sicuramente brillante e piacevole ma un po’) autoreferenziale (di oggi), il giornale della politica italiana non cede neppure un millimetro all’autocompiacimento (anche perché la nostra politica e con essa il Paese hanno, appunto, più nulla di cui compiacersi, e come abbiamo scritto più volte è il momento di muoversi) bensì ha la possibilità di affrontare un tema cruciale per il futuro dell’Italia: il ruolo delle donne. Read more

Ma la giustizia nel nostro Paese va rifatta Sono 3 i (più) grandi nodi da sciogliere(?) a) – La famigerata lentezza della macchina b) – La politicizzazione/ personalizzazione c) – Drammatiche condizioni dei detenuti Laratta: ‘Vi racconto il fallimento Why not’

ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Europee 2009: le 400mila preferenze di De Magistris sono figlie anche di quest’inchiesta che alla fine si è rivelata un flop. Dal punto di vista della congruità giudiziaria. Non per il dividendo politico raccolto dall’ex pm. Non per gli effetti devastanti che ha provocato nella parte – evidentemente – sana della nostra politica: il governo Prodi è caduto per la sfiducia di Mastella che negò il proprio voto anche a causa della pressione sotto la quale si trovava per Why not; 150 indagati; l’allora presidente della Provincia di Cosenza, Tonino Acri, si ammalò fino a perdere la vita. Nove milioni di euro spesi da tutti noi. Il diritto-dovere della magistratura di accertare, appunto, la verità (che fino a quel momento non conosce) può portare ad un terremoto del genere senza che ci si pongano domande circa la possibile strumentalità di tutto questo? E la domanda apre la questione politica, che si lega al tema della eventuale politicizzazione (l’uso della giustizia a scopo politico) di parti della magistratura: come il giornale della politica italiana scrisse ormai mesi fa, è necessario che la politica italiana faccia un passo indietro, e che da quella posizione di ritrovata forza e credibilità affronti, insieme agli organi dei magistrati, il tema della riforma. Che deve combattere entrambe le possibili deformazioni. Ma a partire dal disarmo da parte di chi ha la responsabi- lità della guida del Paese: appunto, la nostra politica. Il deputato Pd, ora, sull’inchiesta-flop De Magistris. Read more

Tareq Aziz condannato, il grido silenzioso di Pannella di A. Chirico

ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La sentenza emessa nei confronti dell’ex numero due del regime di Saddam dai nemici interni di allora. Il figlio: «Si vendicano». L’Europa: «Inaccettabile». Lo storico leader Radicale, da 24 giorni in sciopero della fame, passa ad uno sciopero totale. di ANNALISA CHIRICO Read more

Ora ci becchiamo un po’ di nostra politica (Ma restando – sempre – rivolti al futuro) Lodo Alfano è di nuovo (?) la loro priorità Si inserisce critica di Crespi a Napolitano “Presidente, vada fin in fondo nel dir no”

ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Silvio lo ributta nell’arena. Perché non può farne a meno. Anche se aveva detto: «A questo punto non si fa più». Questo punto era dopo i dubbi espressi da Napolitano. Che però, dopo aver preso le distanze in una lettera, ha fatto retromarcia: «Io resto imparziale». Il giornale della politica italiana è un giornale istituzionale. E’, appunto, il giornale della politica italiana. Ma è libero, totalmente libero. Abbiamo più volte preso le difese del capo dello Stato. Che resta l’unico punto di riferimento assoluto di tutti. Il nostro editorialista numero uno ha però da muovergli una critica. Non senza una punta di – rispettosa – polemica. E il Politi- co.it, ribadendo la propria fiducia nei confronti del presidente, liberamente le dà spazio. di L. CRESPI Read more

Oggi i nostri patrioti hanno nomi stranieri Emmott, Abravanel, Ginsborg, Marchionne 1) – Italia decisiva per il progresso di tutti 2) – Viviamo nel miglior mondo di sempre 3) – Ora classe politica is unfit to continue E’ necessario il rinnovamento (di qualità)

ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ciò che stiamo per scrivere sarà popolare solo per una metà. Del Paese. La metà che si chiama Italia – esclusa la classe dirigente. O meglio politica. E non solo perché contiene una critica nei suoi confronti. Stiamo per scrivere che le persone capaci di incidere sul discorso pubblico che vogliono il bene dell’Italia – più il Politico.it – sono tutte di nazionalità, origine, forte contaminazione e cultura non italiane. Loro, per due ragioni e grazie ad una condizione. Read more

Ecco la (con)causa di tutti i mali dell’Italia De Mauro: ’70% di noi è (semi)analfabeta’ Tremonti: ‘La cultura non dà da mangiare’ La cultura è quel che rifarà grande Paese Berchet: “E parliamo di quella popolare” Appello Politico.it: non date la tv pubblica

ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci stancheremo di ripeterlo: così come ha unito per ben due volte l’Italia (accomunandoci per lingua-ggio, restituendoci un senso di unità) la Rai è lo strumento attraverso cui rieducare e liberare questo Paese, perché possa – da sé – rifarsi grande. Per subito, mentre si potenzia la rete (in tutti i sensi), alimentatore (anche qui, in tutti i sensi) del futuro. E lo farà restituendoci la capacità di «altri pensieri e più vaste intenzioni». Guai a voi se in difficoltà nel farne qualsiasi cosa che non sia uno strumento di autoreferenzialità la venderete, buttando la chiave per riabilitare (è proprio il caso di dirlo) nemmeno in tempi troppo lunghi questo Paese. Una volta rimessici in carreggiata, allora sì potrà essere un momento utile per mettere lei sul mercato, un mercato che – come tutti – non sia però nemmeno in quel momento abbandonato dalla nostra politica a se stesso (e poveri noi). Il modo in cui farlo, certo, sono le regole; e l’ispirazione dell’esempio (coinvolgimento. coordinamento). Ma nel produrle non siamo subordinati all’ideologia (nemmeno quella che, per ora – ? -, ha resistito alla resa dei conti della Storia). Perché guardate in che condizione siamo, nel pezzo che state per leggere firmato Catone. La tivù non può tutto, naturalmente, poi ci vogliono la scuola, un sistema universitario e di ricerca d’eccellenza, e – magari – la formazione permanente. Ma è (anche qui) il catalizzatore di tutto questo. Ovvero ciò che può spalancare le porte e preparare (una seconda volta) il terreno. E poi favorire il mantenimento/continuo rifiorire. Perché non dimentichiamoci che non dovremo smettere. Il lavoro non finisce all’apice; continua per consolidare, e accentuare sempre di più gli effetti. Il pezzo di Catone, intanto. Su dove stiamo ora. E perché.        Read more

Ma Fini: ‘L’ad parla come un non italiano’ No presidente, parla come italiano libero Emmott: “Questo è il senso di modernità” Notre politica difende se stessa, non Italy

ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La modernità, sostiene l’ex direttore dell’Economist, è la (piena) espressione di se stessi, che agli italiani è (attualmente) impedita dalla non-cultura (transitoria) maturata in questi anni. Il Grande Fratello è già tra noi (in tutti i sensi). L’uomo (?) dagli occhi e la bocca tappati è il nostro presente. Il nostro futuro è quella liberazione non da forze politiche (?) che abbiano steso chissà che tela sulle nostre istituzioni, ma dalle nostre autolimitazioni di cui scriviamo da mesi. Non è filosofia zen ma politica, quella politica che – come scriveva Giovanni Berchet parlando più direttamente dello strumento per fare ciò che stiamo per raccontare, la «cultura popolare» – sia da esempio e da catalizzatore delle energie del Paese, che a sua volta diventerà attore decisivo della propria rinascita. «Cultura popolare» che oggi, inevitabilmente, è (per ora, anche) la televisione: ovvero ciò che il Politico.it sostiene da settimane. Gianfranco Fini in quest’ultimo periodo ha detto due cose che il giornale della politica italiana non condivide. La prima è che la Rai vada privatizzata: no, presidente Fini, quella è una non-soluzione figlia dell’incapacità dell’attuale classe dirigente di utilizzarla illuminatamente, no per le ragioni che abbiamo appena rievocato. La seconda è appunto questa di oggi: il vero italiano è Marchionne, signor presidente della Camera, è una persona appunto libera(ta) dai lacciuoli (che lui, provenendo proprio come lei ricorda da un altro Paese, non ha mai avuto) che le sono stati applicati (e che si è applicato) in un lungo periodo di «corruzione e frustrazione» del Paese il cui inizio qualche storico – come Paul Ginsborg – riconduce all’età della frammentazione e della subordinazione della nostra (mancanza di) sovranità al «dominio delle dinastie straniere», tra il 1494 e il 1530, quando privati della necessità e della possibilità di autodeterminarci cominciammo a smarrire la nostra motivazione ad essere nazione. Ma al di là di questo si tratta della nostra condizione di oggi, in parte temperata dal settennato di Carlo Azeglio Ciampi, capace di restituirci parte di quell’orgoglio perduto. La (nostra) modernità coinciderà dunque con il momento nel quale, ritrovando quello spirito, torneremo ad esprimere noi stessi, rifacendoci grandi. E quel momento è ora. O mai (?) più. La nostra politica autoreferenziale di oggi favorisca l’avvicendamento. Read more

Quella di Marchionne utile provocazione Anche se viene dal ‘pulpito’ meno adatto Forze politicosociali rispondano creando Lerner: “I nostri operai sono i più poveri” NELLA FOTO, L’AD: ‘Ora vieni avanti Italia’

ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ad Fiat ha detto che il Lingotto vivrebbe meglio senza (e quindi fuori) dall’Italia. Purtroppo è un dato di realtà. La reazione da avere non è dunque quella dell’arroccamento (auto)difensivo, ma raccogliere una sfida utile, anzi, necessaria per il Paese. Le sferzate di Marchionne fanno male, ma è un male costruttivo: l’Italia ha bisogno di ripartire, ora, o per farlo bisognerà aspettare il disastro dopo il quale non si potrà però tornare laddove oggi possiamo tornare, al posto che ci compete nel mondo, alla guida della civiltà. Approfittiamo del male sulle mani che devono ricostruire il nostro grande Paese provocato dalle vergate di Marchionne per sentire quel prurito necessario a rimetterci subito al lavoro. Che poi la Fiat debba tutto all’Italia è un altro dato di realtà che meriterebbe maggiore riconoscenza in un momento nel quale non avessimo terreno da recuperare; oggi lamentarsi per la memoria corta di Marchionne da questo punto di vista significa fare polemica autoreferenziale. A noi non importa dell’ad Fiat; a noi importa dell’Italia. E per l’Italia è giunto effettivamente il momento di muoversi. Come dice tra le righe il canadese. Non è un caso, come scrisse il professor Gaggero, che gli stimoli vengano da persone che non condividono (del tutto) la nostra eredità storica e culturale: dobbiamo liberarci e metterci nella condizione di ragionare come lui. Naturalmente la soluzione non è portare la Fiat fuori dall’Italia; è far sì che l’Italia sia il luogo nel quale tutti vogliono portare le loro Fiat. Ma non perché qui le condizioni minime fossero veramente minime; ma perché questo è un luogo che ribolle di (nuova) cultura, che funziona, e nel quale investire conviene. Perché il Paese investe su di te. Sul futuro. Forza, Italia. E’ più critico con Ser- gio (Marchionne) il conduttore de L’Infedele: eccolo. Read more

…che si ricorda le (sue) vite precedenti Ma Ulivieri ora lo stronca: una sola stella

ottobre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un film comunque magico (anche se sicuramente un po’ “noioso”, come lo giudica il nostro critico) che vale la pena di vedere. Un film – forse – per palati fini. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Oggi Ulivieri mette ‘confronto due scuole Hollywood: Fair Game con Penn su Bush Surrealismo ‘coreano’ de Lo zio Boonmee La copertina, of course, per Naomi Watts

ottobre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un’altra domenica di grande cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E del critico-scrittore fiorentino. A “duello”, per la penna di Ulivieri, la grande tradizione cinematografica americana con un thriller politico che risponde perfettamente (anche troppo…) ai canoni del genere. E un cinema più riflessivo, con quella vena magica che attraversa tutta la produzione sud-orientale, Palma d’Oro a Cannes ma stroncato da Ulivieri. Cominciamo con il Fair Game che ruota attorno alla spregiudicatezza dell’amministrazione di George W. che portò all’attacco all’Iraq – dopo l’11 settembre – nonostante non ci fossero, in realtà, le prove che Saddam fosse in procinto di dotarsi dell’atomica, e che comunque avesse armi di distruzione di massa. Uno scenario assimilabile a quello che ci troviamo di fronte nella dialettica con l’Iran, con una “piccola” differenza: alla Casa Bianca, oggi, c’è Barack. Fair Game dunque. E poi Lo zio Boonmee che ricorda le sue vite precedenti. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

***Il commento***
(QUANDO) L’AUTOREFERENZIALITA’ E’ UNA TRAPPOLA
di GAD LERNER

ottobre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il conduttore de L’Infedele corona la nostra riflessione di ieri chiedendosi se dietro al circo mediatico-politico non ci sia, in questa fase, un vero e proprio disegno. Il cortocircuito dell’informazione in Rai. La sistematicità con la quale Sallusti-Feltri-Porro appaiono in tivù tradisce la funzione disturbatrice e volta a creare diversivi della squadra de il Giornale. Sarà un “caso”, si chiede, l’autoreferenzialità di questo periodo? di GAD LERNER Read more

***L’editoriale***
LA QUESTIONE MORALE IN UN VUOTO DI POLITICA
di ANNALISA CHIRICO

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra narrazione di oggi sull’autoreferenzialità della nostra politica, cominciata con una critica al giornalismo – connivente o appiattito – e proseguita con la dimostrazione degli effetti devastanti che ciò ha prodotto nel Paese, si chiude con questo commento della giovane esponente di Radicali italiani ed editorialista di punta del giornale della politica italiana. Chirico affronta il tema della questione morale appunto, che suggerisce di ridefinire dell’«etica pubblica». Perché la morale riguarda l’individuo nella sua dimensione privata e – almeno secondo un punto di vista – non c’ha da metterci becco la politica. Diverso è il discorso del comportamento politico, o pubblico, dei singoli, per il quale non esistono però vani richiami che tengano: è necessario affidarsi alle regole, «che, come sa bene un liberale, devono essere generali e astratte, rispettabili e rispettate». di ANNALISA CHIRICO Read more

E nostra politica è così autoreferenziale che Paese sembra si sia abituato (a tutto) Report racconta iceberg di (tutta la) casta E tutti a parlare della sola ‘punta’ di Silvio

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo aperto con una critica al giornalismo connivente o appiattito sul palazzo chiuso su se stesso, in cui abbiamo rilevato come la compartecipazione all’autoreferenzialità della nostra politica odierna abbia ridotto gli anticorpi del Paese, negando contemporaneamente quella reazione che in ogni democrazia liberale è figlia dell’impegno della stampa (più o meno regolare, in tutti i sensi) o addirittura direttamente invocata da essa (come recentemente accaduto, peraltro, in Calabria, dove il Quotidiano di Matteo Cosenza ha portato in piazza migliaia di persone contro la camorra. Un bell’esempio di modernità). Ora vediamo (al contrario) un (altro) esempio clarissimo di come il Paese, a causa di questa connivenza o appiattimen- to della stampa stessa, finisca per perdere la coscienza di sé, oltre alla propria capacità critica (che pure in Italia, vivaddio, grazie ad un giornalismo – quello non connivente ma al limite solo appiattito – comunque critico, anche se rispetto all’oggetto sbagliato, non è del tutto venuta meno). Puntata di Report in cui si parla del “condominio” di Antigua del presidente del Consiglio. E abbiamo già detto tutto. Perché in realtà di tutto questo si è parlato nei sedici minuti finali della trasmissione, quelli in cui si spiega «com’è andata a finire» una storia già precedentemente raccontata. La puntata era su altro. O meglio su altri. Perché il tema era sempre la nostra politica autoreferenziale che si fa casta, solo, tutto il resto (da Berlusconi). Un mondo di famiglie insediate nei vari rami delle nostre istituzioni e delle aziende pubbliche, di corruzione, di conflitti di interessi. E non è un altro mondo (appunto) ma la nostra classe dirigente. La polemica preventiva di Ghedini ha sicuramente attirato l’attenzione su quei 16 minuti. E si tratta pur sempre, in questo caso, del capo del governo. Ma la storia era vecchia. Il segno di come il giornalismo italiano, anche quando si fa buono (come in questo caso), preferisce puntare su altro (aprendo peraltro un conflitto che, come abbia- mo scritto, poco ha a che fare con quello stesso, buon giornalismo dei minuti precedenti). E come il Paese, sia ormai indisposto a seguirlo sulla strada di ciò che conta davvero. Per- ché è stato plasmato sulla forma della nostra politica autoreferenziale di oggi. A tal punto da non saper ascoltare quando se ne denunciano i vizi (quelli veri, quelli nuovi, quelli di – quasi – tutti). Perché nelle orecchie (e nella testa) ha solo l’(ormai) vecchio teatrino. Attilio Ievolella ci parla (anche) di ciò che non hanno sentito. Read more

L’ex direttore Economist pensa come noi ‘La nuova politica per liberare voi stessi e potete conoscere nuovo rinascimento’ E Abravanel: ‘Tv pubblica, ruolo decisivo’

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è la voce più autorevole e ascoltata della/dalla nostra politica. Perché ha la capacità di guardare oltre l’oggi. E di vedere il futuro. Un futuro che può vedere, a sua volta, il nostro tornare ad essere un grande Paese. Conoscere quel nuovo rinascimento del quale parlavamo solo qualche giorno fa. E del quale parla, nel suo libro “Forza, Italia”,  anche Bill Emmott, per sedici anni alla guida del più autorevole (a sua volta) settimanale specializzato internazionale, intervistato da Serena Dandini a Parla con me. Emmott indica precisamente la strada già indicata da il Politico.it: è necessaria una nostra politica che si occupi di fare il bene del Paese, lui dice: «da destra e da sinistra». Noi diciamo: a prescindere, da parte di chi ci sta e al di là di chi invece vuole continuare a coltivare interessi particolaristici (anche se magari non più – del tutto – autoreferenziali; oppure proprio autoreferenziali). Ma questo è l’unico punto in cui le nostre valutazioni differiscono. L’ex direttore dell’Economist indica l’effetto-chiave di volta di una nuova politica italiana che rimotivi il Paese: quella «liberazione» non (tanto) da forze politiche che abbiano steso chissà che tela sulle nostre istituzioni, ma (piuttosto) dalle nostre (auto)limitazioni: liberare noi stessi significa ritrovare la nostra intelligenza, e con essa la nostra cultura (e viceversa), e quindi il nostro genio, e potere così ritornare grandi. Possibile strumento di tutto questo, lo abbiamo scritto più volte, è una televisione pubblica che, tutt’altro che privatizzata, contribuisca alla rieducazione (nel doppio senso, in tutti i sensi) dell’Italia. Lo sostiene anche Roger Abravanel, manager ed editorialista (con la schiena dritta) del Corriere, ospite stamattina di Oscar Giannino a La (sua) versione di Oscar su Radio24 (che consigliamo a tutti coloro che sono interessati alla costruzione del futuro dell’Italia di seguire, ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 9 «in punto»). «Alla Rai è importante non il pluralismo ma la qualità»: onestà e responsabilità (e, appunto, tensione verso l’alto) nella scelta dei conduttori e dei programmi, onestà e responsabilità nella conduzione, e poi la massima libertà. Con una linea editoriale che tenga conto del “suggerimento” di Angelo Guglielmi riguardo alla funzione «educativa» (appunto) della tv pubblica. Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui (in tutti i sensi). Read more

Se ora pure l’Agcom diffida Tg1 di Minzo Nostro giornalismo corresponsabile crisi Ha assecondato la loro autoreferenzialità

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una sana democrazia liberale prevede poteri indipendenti e pesi e contrappesi. Il (quarto) potere (di controllo) affidato alla stampa da noi (quasi) non esiste, del tutto o parzialmente. I casi di totale annacquamento del nostro giornalismo in una suppellettile del potere politico discendono per lo più dal conflitto di interessi, del premier ma non solo. Perché figlia del conflitto di interessi è anche una nomina dei vertici e dei direttori Rai che risponde a logiche non solo partitiche ma privatistiche. Ha ragione Travaglio, dunque, quando dice che da Minzolini non ci si può che aspettare questo: perché Minzolini, fedele cantore del premier (di cui è da un decennio anche amico personale) già sulle colonne de la Stampa, è l’ideale ministro della Propaganda del “regime” berlusconiano. E tuttavia ciò resta inaccettabile: tra breve leggiamo il commento di Gad. Ma c’è poi un secondo livello di connivenza della stampa al potere. Un livello forse meno “grave”, ma non meno foriero di ricadute pesantissime sul Paese: è il livello dell’appiattimento del giornalismo sull’autoreferenzialità “legale” ma politicamente devastante della nostra politica. Il vaso comunicante di una stampa protesi della politica non solo sul piano del controllo diretto da parte di quest’ultima ma anche a livello concettuale, per cui il giornalismo smette di essere “mastino di guardia” del potere e diviene una mera gazzetta di quello che accade nel palazzo è la causa prima della mancata reazione del Paese di fronte allo scadimento della politica italiana. Per questo il Politico.it ha tanto successo: perché si inserisce nel vuoto rappresentato dall’incapacità del giornalismo italiano di costituire una fonte di consigli, un controllore, una forza incalzante che spinga la nostra politica nella direzione del bene del Paese innanzitutto, nelle specifiche direzioni che un’osservazione critica e competente consente di individuare, e comunque a rimanere sulla strada della propria funzione, che è quella di governare l’Italia e farne (appunto) il bene nel costruire il futuro, senza trasformarsi in una sorta di macchietta che immagina solo il proprio, di bene (?). Naturalmente ci sono anche altre eccezioni. Una di queste la vedremo dopo. Ma vedremo anche come sempre i principi liberali sconsiglino chi, a fronte di tutto questo, pretende di dettare troppo minuziosa- mente il “compito” (o meglio i valori) alla politica. E’ il giorno di un’altra grande narrazione. Cominciamo con Lerner che affronta il caso Minzolini. Read more

Ma ecco sondaggio settimanale di Crespi Nel tracollo di Silvio (-3%) non risale il Pd Perché non offrite la narrazione al Paese

ottobre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Narrazione di vendoliano conio che, lo diciamo per chi ancora non lo avesse capito, consiste nell’offrire un racconto, un’idea dell’Italia di domani alla quale tendiamo e tenderemo facendo le scelte concrete del cui piano si tratta di rendere edotti gli elettori; un racconto, un’idea – pure realistici ma – capaci di far sognare, così che il Paese riabbia desiderio di vivere (assieme) e si proietti anima e corpo a contribuire a realizzare quel progetto, naturalmente – ecco lo snodo elettorale – dando consenso a chi quel sogno si propone, e si mostra in grado di guidare. In queste settimane si è assistito ad un rifiorire di proposte settoriali e concrete da parte di Bersani, a cui va riconosciuta, naturalmente, l’onestà e la responsabilità. Ma, Pigi, questo non basta. Per due ragioni. Perché il Paese ha bisogno “politico”, e non solo emotivo, di un completo ribaltamento di piano – e le specifiche proposte settoriali offrono invece solo dei rattoppi – o sarà difficile evitare il declino. E per la ragione che abbiamo indicato sopra: singole proposte settoriali, per quanto oneste e responsabili, non sfonderanno mai il velo dell’incomunicabilità tra voi Democratici e il Paese, e voi avete bisogno di questo, per quanto sia apprezzabile che cerchiate, intanto, di offrire qualche buona soluzione ai «problemi» concreti dell’Italia. Ecco, forse il punto sta proprio qui: si tratta per voi di smettere di proporre di risolvere «problemi», di lanciare piuttosto il cuore (e la mente) oltre l’ostacolo e, da quella parte, spiegare cosa c’è di bello là e come si fa a saltare l’ostacolo e ad arrivarci. A tutto il Paese. Insomma Pigi bisogna che vi armiate di coraggio (prima, per vedere le cose più lucidamente e così come possono essere affrontate) e di ambizione (poi, per saper indicare quel qualcosa in più che non inganna, ma alimenta il sogno, e motiva, e ci farà fare molto di più di quello che troppo “realisticamente” – in realtà si tratta di pura mancanza di lungimiranza – riusciremmo a fare) e incominciate a dire quello che, complessivamente, avete in mente. Se avete qualcosa da dire. Noi ogni giorno vi proponiamo una parte di un disegno organico. E voi raccogliete. Ma è ora di fare il passo in più. E’ ora – ecco tra l’altro le corrette modalità di comunicazione – che dimentichiate Berlusconi, e cominciate a dire quotidianamente e vostra sponte al Paese, attraverso i media, sì – e non nelle sole, tristi e chiuse riunioni con Cigl Cisl e Uil – quello che vole- te fare. Ora i dati di Crespi, nella tabella di oggi. Read more

A Terzigno notte di scontri con la polizia Lerner: “Attenti, il Paese non ne può più”

ottobre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un regno governato da un re che pensi solo a se stesso finirà, prima o poi, per conoscere una rivolta e avviarsi sulla strada di una maggiore democraticità. L’Italia governata da una classe dirigente che ha ormai esaurito il proprio ciclo, e pensa solo a se stessa, al potere, a perpetuarlo, a preservare ciò che glielo assicura anche a costo di scalfire la nostra democrazia (o nel migliore dei casi è completamente spersa e abulica) una rivolta (più rivolte) la sta già conoscendo: quella per la discarica nel napoletano è solo l’ultima – dopo la scuola e l’università, dopo le fabbriche, dopo i precari che, pure, sottomessi dalla loro stessa precarietà ancora non hanno trovato la forza, e forse la voglia, di ribellarsi in massa – di una serie-termometro di un Paese che non trova più risposte nella propria politica e che non è ancora fatto saltare il banco solo perché anestetizzato da quell’ultima rendita (di benessere) che ci rimane. Ma se la politica italiana continuerà a non dare risposte due saranno gli effetti: l’insoddisfazione, la frustrazione, e la rabbia successiva cresceranno sempre di più; il benessere sarà sempre di meno, fino a finire, perché ci saremo avviati sulla strada di un declino strutturale. E quello che può succedere in questa situazione ce lo anticipa il conduttore de L’Infedele nella chiosa che state per leggere. Il giornale della politica italiana continuerà a spingere perché avvenga al più presto il necessario rinnovamento (di qualità) e venga lasciata alle spalle questa autoreferenzialità che rischia di farci morire (in qualche caso, purtroppo, in tutti i sensi). Ma i tempi sono stretti e può non essere sufficiente “attendere” un ricambio che, peraltro, la classe attuale fa (appunto) di tutto per rinviare. E che comunque (come detto) dovrà essere ispirato a principi di assoluta qualità e “necessità” perché – ecco il punto – non c’è più tempo, e non possiamo permetterci un’altra nidiata autoreferenziale. Per questo il Politico.it si appella ai giovani affinché conducano sin da ora una battaglia di idee: mettetele in campo, con generosità, come fa il giornale della politica italiana; quello che conta è che l’Italia, salvandosi, torni grande, e non che si faccia grande nessuno in particolare. D’altra parte, rifacendo grande l’Italia, torneremo ad essere grandi. Tutti. E in particolare chi lo avrà favorito con più onestà e responsabilità. Gad ora. Sentiamo. Read more

La giustizia (?) di Berlusconi di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il premier torna a parlare dopo alcuni giorni di stop. E, anticipato dai fatti (premurosamente prodotti dai suoi), riprende ancora una volta la sua «narrazione». Dal lodo al fisco, passando per le intercettazioni (fino) all’informazione, ecco come l’uomo di Arcore «vede» la (nostra?) democrazia. Mentre in casa finiana scoppia il bubbone di una base che non ci sta a vedere i suoi di nuovo appiattiti sull’estrema autoreferenzialità, ai confini dell’impunità, del presidente del Consiglio. Niente di nuovo sotto il sole, e tante novità. (Un) Diario speciale che porta la firma della nostra vicedirettrice. Il racconto più autorevole, più completo, più approfondito degli ultimi colpi (di coda?) della nostra politica autorefe- renziale di oggi è solo sul “suo” giornale. Buon inizio di giornata con il giornale della politica italiana.          Read more

Preso pure boss degli attentati a Reggio Laratta: “Consolidiamo il cambio di clima” Ma ieri a Montecitorio fiera dell’impunità

ottobre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La scelta che abbiamo fatto con il Diario politico di ieri è di aprirci gli occhi su come ci stessimo occupando di scelte che, al netto della loro (il)legittimità, in un Paese normale (quale tornerà ad essere l’Italia fra qualche tempo) non avrebbero occupato nemmeno il 20esimo posto nella graduatoria delle priorità, tanto meno in un periodo di crisi. Il nuovo colpo alla criminalità organizzata inferto oggi dalle nostre forze dell’ordine è l’occasione per una riflessione sulla situazione della lotta all’ndrangheta in Calabria per la firma del deputato del Partito Democratico ed ex commissario Antimafia, che sceglie il suo giornale della politica italiana per sferzare la nostra politica a quel colpo di reni del quale parlavamo rispetto al giornalismo a margine del pezzo di Ferri su Avetrana. Colpo di reni che non si può fare se si è seduti in uno di quei vecchi seggiolini di legno stretti e scomodi che si trovavano una volta al cinema. La “morsa del seggiolino” è rappresentata dalla tentazione autoreferenziale della politica italiana, che la porta a scelleratezze (usiamo ancora questa espressione, oggi, imbeccati da Ferri) come quelle compiute ieri in aula – il “no” all’autorizzazione a procedere all’ex ministro Lunardi e il Lodo Alfano in una situazione di evidente parzialità dato che la legge riguarda il caso già in atto dell’uomo che ha pieni poteri su coloro che devono decidere di approvarla, ovvero il presidente del Consiglio – e che danno luogo ad una percezione, dalle parti della criminalità organizzata, di una nostra politica che può non essere del tutto pronta a fare ciò che è necessario per risolvere, ad esempio, il problema delle infiltrazioni. Ma su questo torneremo. Sentiamo, intanto, il deputato del Pd. Read more

***Il commento***
AVETRANA, LA SOCIETA’ DELLA (DIS)INFORMAZIONE
di MARCO FERRI

ottobre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il caso dell’omicidio famigliare della povera Sarah Scazzi, dopo Novi Ligure, dopo Cogne, dopo Erba incontra evidentemente l’interesse (?) morboso di una parte della nostra gente. Ed è – parentesi – anche per questo che – in quest’Italia – appare scellerato pensare di privatizzare la Rai quando questa può rappresentare uno straordinario strumento di (ri)educazione in mano ad una nostra politica che sappia (perché questo è il punto) cosa farne. Ma parentesi chiusa. Il reality orrorifico incontra l’interesse (ancora, ?) della gente, dicevamo. Ma i media fanno la loro parte per alimentarlo, quell’interesse. Quando non si possa sostenere che sia stato proprio attraverso giornali e televisioni che, in particolare da noi, l’uomo abbia generato questa dipendenza dell’uomo. Ma questo noi non lo sappiamo dire. Di certo c’è che una riflessione sull’informazione nel nostro Paese a questo punto è necessaria. Prima di affidarci alla bella penna del giovane cronista sfornato alla scuola della famiglia editoriale de il Politico.it, e che oggi torna per proporci questo pezzo su un suo mestiere che non riconosce (più) proprio, diciamo ciò che, peraltro, abbiamo già scritto: il giornalismo, come la politica, ha un compito e una responsabilità nel nostro Paese. Il compito è quello di incalzare (la nostra politica) verso un impegno (di tutti) sempre più onesto e responsabile. La responsabilità è di farlo. Perché da ciò dipende il futuro di tutti noi insieme. E’ vero che nell’Italia dell’omologazione è difficile aspettarsi colpi di reni, ma da qualche parte bisogna cominciare. Il giornale della politica italiana è qui anche per questo. Marco Ferri, ora. Sentiamo.        Read more

Diario politico. Di cosa stiamo parlando? Ammettiamo pure che sia ok tutto questo C’è Lodo Alfano costituzionale retroattivo Camera nega l’autorizzazione per Lunardi Un italiano: “Non risolve i miei problemi” Capiamo o no che così Paese va’ fondo?

ottobre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Un grande racconto della nostra vicedirettrice. Nell’introdurre il quale prendiamo – per un momento – per buono che tutto ciò di cui si è discusso oggi, nel modo in cui lo si è “discusso” e affrontato, sia legittimo. Prendiamo per buono che lo scudo per le alte cariche sia un provvedimento che ci equipara ad altre democrazie europee, e che la retroattività – lo scrive ad esempio Fabrizio Rondolino – sia un elemento «senza il quale il Lodo non è». Prendiamo per buono che l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture – non importa, qui, spiegare di cosa è accusato Lunardi; non è giusto gridarlo perché Lunardi è innocente fino a prova contraria. All’interno, naturalmente, ne parliamo – sia stata negata perché – come sostiene la maggioranza – non c’erano gli elementi per giudicare (?). La chiosa di un nostro connazionale – quelli che «ho 700 euro di mutuo mensile da pagare» – a Ballarò risponde nel modo più centrato, e non veniteci a parlare di demagogia, mentre il Paese va a picco, insieme agli italiani, al vero “lodo” – che nella nostra lingua significa controversia posta da un’autorità (?): appunto – della giornata: di che cosa stiamo parlando? L’ha capito o no questa nostra politica autoreferenziale di oggi che il suo compito è un altro, e che oggi o vi assolve oppure muore (il Paese)? Questo è il punto. Questa è la mancanza. Al di là di ogni valutazione di merito. Che non è rilevante fare. Di rilevante c’è il nostro domani, il domani di tutti noi, del nostro Paese (non quello del premier, non quello, con tutto il rispetto, di Lunardi). Di cui – a parte noi – non si è occupato (ancora una volta) nessuno. Il racconto di ciò di cui si è parlato, ora, all’interno. Read more

E’ pensiero di possibile leader del futuro ‘Lavoro, avete ragione: urge idea-Paese’ Se oggi Alicata interviene sul Politico.it/2

ottobre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

I taccuini di Cristiana. Avete ragione, naturalmente, voi (noi) del giornale della politica italiana. Il concetto che al Pd serva un proget- to organico e complessivo per il futuro dell’Italia, partito da qui ha ormai attecchito. In questo suo secondo discorso Alicata prende l’abbrivio dal tema dell’occupazione, che si crea, scrive, solo attraverso l’implementazione di un «serio piano industriale». Che preveda, naturalmente, di fare in modo che le aziende possano «riconvertirsi e poi riassorbire». Innovazione. E magari, a latere, la formazione per- manente. Se il futuro dell’Italia passa (solo) di qui. Read more

E’ pensiero di possibile leader del futuro ‘Pigi, su diritti dei gay nessuna timidezza’ Se oggi Alicata interviene sul Politico.it/1

ottobre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

I taccuini di Cristiana. La giovane scrittrice del giornale della politica italiana è una delle papabili alla guida del centrosinistra (o della nuova politica) del domani. Classe ’76, donna e omosessuale, ha una caratteristica che l’ha portata su queste pagine e la distingue da una parte degli altri: ha idee da mettere in campo. A 360°. Oggi trascorre un po’ di tempo con noi. E ci propone due discorsi. Sul tema del riconoscimento dei diritti dei gay e sul lavoro; due temi sensibili e importanti per la sinistra, sì, ma in realtà per tutta la politica italiana. Perché la nostra politica onesta e responsabile del futuro immaginata qui non fa differenze tra destra e sinistra, ma tra chi vuole fare il bene del Paese e chi no; e si può fare il bene di un Paese discriminandone una parte? No. Riconoscere i diritti dei gay è un fatto che prescinde della cultura radicale e libertaria; toglietelo da quella categoria. E’ un fatto di civiltà, perché non introduce nessuna libertà che nega la Libertà a nessuno – come può, eventualmente, accadere quando si parla di questioni più delicate che riguardano magari la vita o la morte, come ad esempio l’eutanasia – ma, semplicemente, porta degli esseri umani oggi a rischio di emarginazione – o peggio – dentro la società, mescolandoli agli altri e rendendo quindi il Paese più forte. Come deve avvenire con tutte le minoranze; fare squadra, e nessuno obiettivo ci è più precluso. Del lavoro parleremo più tardi. Prendete ora il taccuino di Alicata dunque e leggete: il pesce sguscia dalle mani di Bersani, ovvero: la voragine del Pd (e del suo segretario) sui diritti civili.             Read more

Pigi-D’Alema, altro che ‘partito del lavoro’ Sentite Raimo: “Notre futuro conoscenza” Battaglia de il Politico.it per ‘rivoluzione’ La cultura (di) nuovo (il) motore dell’Italia

ottobre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Facciamo (per una volta) prima le presentazioni. Pigi e Massimo: ex quadri del Pci spintisi troppo avanti in un’era che non è più la loro. Christian Raimo: scrittore e insegnante. Il giornale della politica italiana lo conoscete: è il laboratorio della (nostra, nuova) politica del futuro, perché è qui che i maggiori talenti della politica italiana si confrontano ed è qui che si anticipa la new-lingua, il linguaggio della nostra politica del domani. Linguaggio che, insegna il grande Gianrico Carofiglio (nella foto) in una bellissima puntata de L’Infedele del nostro Gad andata in onda ieri sera su La7, è la ramificazione del pensiero, il suo limite e la sua potenzialità: noi pensiamo ciò che possiamo dire, ovvero le parole definiscono le nostre idee. Quelle della politica italiana di oggi sono o del tutto autoreferenziali, quando non eversive (da parte di una parte della destra) o vecchie, terribilmente vecchie o (lo diciamo con grande sensibilità o meglio non coinvolgendo le persone colpite davvero) afasiche (quelle della sinistra). Come quella che dovrebbe definire, sintetizzare, simboleggiare la piattaforma, o ancora meglio la cultura, del Partito Democratico: lavoro. Ma la società moderna è una società delle idee, dei «contenuti», come ripete spesso Luca Barbareschi; e in una società del genere le “parole che contano” sono conoscenza, cultura, intelligenza. Che poi sono (infatti) le tag del Paese che sogniamo. Quello fondato su un completo ribaltamento di piano che faccia della cultura, appunto, il nostro ossigeno. Perché la cultura non si mangia, ma la cultura dà da mangiare, come abbiamo già detto a Giulio Tremonti. La cultura è la chiave dell’Italia del domani, un Paese che può conoscere un nuovo rinascimento, quando non un nuovo classicismo, se solo ha la lungimiranza e il coraggio di provarli. In questo Paese la televisione pubblica è un patrimonio irrinunciabile, strategico: non vendetela uomini politici autoreferenziali di oggi; non è il sistema che non va (anche se, ci insegna Sofia Ventura, è il sistema che fa la politica): siete (ormai) voi a non andare (più). La classe dirigente del futuro deve, può avere (dopo tutto questo – ?) l’ambizione di avere l’onestà e la responsabilità, e il respiro, per non avere bisogno di legarsi le mani per non mangiare la torta nel frigo. Le mani servono per costruire cose bellissime. E dobbiamo lasciarle libe- re. Libere di fare dell’Italia un nuovo, grande Paese. Read more

Se Silvio in convalescenza una settimana dibattito pubblico (sì, teatrino) si spegne Agli altri mancano del tutto le idee (forti)

ottobre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana non ne risente, perché siamo noi a dettare l’agenda alla nostra politica. Ma se aprite un qualunque altro giornale on line, o valutate con attenzione i contenuti delle pagine di politica degli altri grandi quotidiani cartacei, vi accorgerete che è come se la politica italiana si fosse presa una vacanza. In realtà si tratta di una “vacanza” che dura ormai da anni, sopperita almeno nella formulazione di immagini – che non è detto né corrispondano a fatti concreti, quasi mai, né siano immagini utili al Paese – dal presidente del Consiglio. Ed è così che ora che Berlusconi è costretto a qualche giorno di stop per riprendersi da una piccola operazione la nostra politica – o, meglio, appunto, il suo teatrino – si affloscia. Non è detto sia un male: il modo più efficace per non vivere è vivere troppo. Così la politica italiana smette di essere tale quando parla e “agisce” (autoreferenzialmente) troppo. Un periodo – ci vorrebbe molto più lungo – di astensione dalla distrazione – perché di questo si tratta – aiuterebbe forse una ri-presa di consapevolezza e favorirebbe la maturazione di qualche idea. Antonello Caporale, nel suo Breviario satirico su Repubblica, anni fa riportò una frase di Bossi: «Questo fine settimana ci metteremo a fare dei ragionamenti». Chissà che non sia il momento buono anche per la nostra politica autoreferenziale di oggi. In attesa del rinnovamento. Ma i giovani, invece di sgomitare con le tattiche (autoreferenziali), diano luogo ad una bellissima battaglia di idee. Sin da ora. Perché non si inventa nulla (è proprio il caso di domandarselo?). Read more

Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello (Noi?) dalla parte di (tutti. Ma) i più deboli

ottobre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ lunedì. La giornata di lavoro sta (quasi) per terminare, è (quasi) l’ora dell’aperitivo. E le persone che amano la politica italiana e il loro Paese ogni quindici giorni, di lunedì, lo vanno a prendere al Bar di Picariello, sul loro giornale numero uno. Che la frequenza/ntazione dei Democratici possa essere maggiore è l’obiettivo di chi si riconosce nel Pd (?) ma anche di tutti coloro che vogliono bene a questo Paese, se è vero, come il Politico.it pensa sia vero, che il futuro dell’Italia, quel grande futuro che è nelle nostre potenzialità, non si può fare senza un grande Partito Democratico. Su come farlo, si è aperto (o si dovrebbe aprire? In realtà nessuno sembra porre la questione in questi termini chiari) il dibattito. Il giornale della politica italiana ha espresso la propria linea: il Pd deve farsi “partito dell’Italia” mettendo in campo le proprie (maggiori) onestà e responsabilità e occuparsi di fare solo il bene di (tutto) il Paese, senza pre-occuparsi (è proprio il caso di dirlo?) di rappresentare specifiche (e legittime; e in qualche caso malconce e dunque bisognose più che mai di rappresentanza) categorie di interesse. In un’Italia che negli ultimi quindici anni ha votato in maggioranza a destra, e che da quindici anni non conosce politica vera e ha bisogno di un totale ribaltamento di piano, subito, per salvarsi e rilanciarsi, non è dato tanto meno alla forza più onesta e responsabile della nostra politica di crogiolarsi nella sua dimensione storica (ma è proprio il caso di dirlo?), nella propria parzialità, nel dare la priorità ancora una volta ad una parte dell’Italia senza occuparsi, di fatto, dell’Italia, perché solo lo si può fare avendo questo in mente e nel cuore. Ma nel Pd, ovviamente (almeno per una parte), la pensano in maniera un po’ diversa, tant’è che continuano ad usare parole-chiave come “partito del lavoro”, “sinistra” (tout court) e non sembrano pensare (nonostante l’ascolto e l’interesse per le nostre proposte) di aprirsi a questa prospettiva che altro non è che quella imboccata da Blair in Inghilterra (a proposito: non si dimentichi che Blair era e rimane un laburista, un uomo di sinistra) e che – pensate un po’ – potrebbe addirittura farli vincere. Stavolta sul serio. Consentendogli magari di fare così, indirettamente – mentre fanno il bene dell’Italia – ciò che la loro sensibilità impone loro di fare (per gli altri). Il nostro Picariello è dirigente del Pd e de iMille e questa è (appunto) la rubrica “del” (oltre che sul) Pd. Sentiamo come la pensa(no). Read more

Ma a forza di gridare al lupo al lupo (c’è?) nessuno più si fila casi giudiziari di Silvio

ottobre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compito del giornalismo è portare alla luce le mancanze, (tracciare una linea,) le contraddizioni del potere. Di qualunque potere (o “potere”) si tratti. E’ legittimo che Report abbia scelto di parlare della “casa” di Berlusconi ad Antigua acquistata, pare, con i soldi di una società offshore. E il presidente del Consiglio dovrebbe rispondere. Più discutibile è se abbia “fatto bene”, ovvero se porre la questione fosse “necessario” e opportuno. La storia non è nuova e viene da chiedersi quali siano le motivazioni della decisione di raccontarla proprio dopo l’estate della casa di Montecarlo. Una disfida a colpi di inchieste giornalistiche (pure fondate) rivolte a portare alla luce le mancanze dell’uno e dell’altro competitor, se non è motivata da altro rispetto alla volontà di colpire l’”avversario” politico (o di rispondere/replicare/rintuzzare uno di questi colpi), rischia di tradire lo spirito del giornalismo e di non corrispondere alle esigenze del Paese. Di certo, questa non è la politica italiana e farebbe un grave errore l’”opposizione” (intesa non come insieme dei partiti che la compongono, ma come area di sensibilità e culturale) a compiacersi dell’ennesima macchia ad inchiostro simpatico (?) apparsa sulla giacca di Silvio o, peggio, a pensare di poter trarre un qualche beneficio politico da ciò. E’ infatti possibile che l’esplosione del “caso” (ma, appunto, esplode un caso?) confermi e/o rafforzi nei propri convincimenti anti-berlusconiani gli italiani che non si riconoscono in lui, ed è senz’altro possibile che, più in generale, il capo del governo lasci sul campo qualche consenso. Ma il grosso del corpo elettorale non è per nulla interessato a tutto questo. Per due ragioni. La prima è che ne ha viste, ormai, di tutti i colori; e questo comporta una certa difficoltà ad interessarsi della rigenerazione del filone. La seconda è che anche coloro che l’hanno votato perché confidavano potesse essere l’uomo che avrebbe rifatto grande l’Italia non vivono in funzione sua. Gli italiani vogliono una nostra politica (e un giornalismo) che si occupi di loro, o meglio di tutti noi insieme. Perché siamo ad un passo dal baratro nel quale rischiamo di scendere o tutto d’un colpo o per il sentiero che va giù. Ma se lo evitiamo subito possiamo vedere il nostro Paese rinascere. E con esso ciascuno di noi. Ed è questo che interessa all’Italia. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Riecco sugli schermi il gran Toni Servillo Perché suo Gorbaciof è un perdente doc Le stelle di Ulivieri: **1/2

ottobre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Domenica. Il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale (e il cinema) di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematografico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E del critico-scrittore fiorentino. Che ci propone oggi una doppietta-(semi)cult: il film (italiano) di Stefano Incerti che sfonda finalmente il muro del neorealismo classico acquisendo un respiro “internazionale”. E Fratelli in erba. Una doppia, grande prova d’attore: quella del nostro miglior interprete, a cui dedichiamo la copertina. E, sul fronte americano, di Edward Norton. Ma sentiamo, nelle recensioni di Ulivieri. E poi oggi tutte nelle sale. E da domani si riprende, forte, con la nostra politica. Fratelli in erba di T. Blake Nelson ***

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Fratelli in erba ***

ottobre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Regia: Tim Blake Nelson

Attori:
Edward Norton
Keri Russell
Richard Dreyfuss,
Susan Sarandon
Josh Pais

Titolo originale: Leaves of Grass

Genere: “Commedia”

Durata: 105 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

L’inizio ti trae in inganno. Sembra una commedia americana di quelle brillanti. Due fratelli gemelli: uno, Bill Kincaid (Edward Norton), professore universitario e genio della storia della filosofia, l’altro un freaky, Brady Kincaid (Edward Norton), genio bizzarro della coltivazione della marijuana. Il primo viaggia a gonfie vele con il vento del successo in poppa, il secondo viaggia alla grande nei casini, nei debiti e nell’incubo di essere ucciso da un trafficante di droga ebreo dalla faccia pulita (Richard Dreyfuss), perché è benefattore dello stato di Israele: ogni centesimo che guadagna con la droga lo invia allo Stato di Israele, per sostenerlo. Ci sono come in tutti i film commedia brillanti le solite side stories, personaggi secondari, per cui si dipana la classica storia hollywoodiana, come l’incontro in aereo con un personaggio secondario (Josh Pais) che però si rivelerà importante nell’economia del plot (trama del film): un odontotecnico dalla faccia dai tratti tipicamente giudei e dall’aspetto ambiguo, curioso e ficcante.

O come la ragazza (Lucy DeVito) che tenta di violentare Bill, il professore, nel suo office, ma in realtà per un fraintendimento (misunderstanding) e per l’invidia finirà per essere accusato il professore di molestie sessuali.

Il fratello freaky, Brady, per uscire dalla sua situazione disperata, architetterà un piano facendo ritornare il fratello genio della filosofia, Bill, a Tulsa il paese in cui Brady vive e da cui Bill era fuggito molti anni prima a causa di un rapporto difficile con la madre (Susan Sarandon) e di sue angosce personali. Con questa partenza la commedia scivola via veloce, con dialoghi di un certo spessore culturale e filosofico che corrono tanto sulla bocca del fratello freaky che su quella del genio filosofico e di una poetessa (Keri Russell) che Brady incontrerà a Tulsa e di cui si innamorerà.

Poi il film cambia passo: tragedy! d’improvviso si fa tragedia. L’incontro con la madre che Bill ha ablato via dalla sua vita (per sempre credeva..) e il fratello, Brady, che si trasforma in un assassino.

Omicidi, blackmail, ricatti, accelerano il film e lo rendono più coinvolgente.

Infine con un altro scarto improvviso Bill si trasforma da filosofo a Golem, gettato nel mondo corrotto a togliere il marcio e redimere la quotidianità.

Il finale è avvincente ed inatteso.

E’ alla fine un film mutante dominato da una struttura da commedia imbevuta della coloritura dei fratelli Cohen: la redenzione dall’assurdo quotidiano.

E’ un film moderno, che cerca di unire stile e generi diversi.

Un film che, parafrasando quanto Emily Dickinson diceva di Walt Whitman (che aveva scritto la raccolta di poesie “Leaves of Grass”, titolo originale del film in inglese ed a cui il film evidentemente si rifà), prefigura molti addii, ma mai l’ultimo.

Bravissimo Edward Norton, nel doppio ruolo (soprattutto nella doppia lingua: americano standard, Bill Kincaid, e accento dell’Oklahoma, Brady Kincaid).

Tre stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

Ricetta della destra? Rivoluzione liberale Presidente, è tempo di metterla in campo L’ultima puntata dell’inchiesta di Federici

ottobre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

A qualcuno, visti i guasti provocati da un mercato lasciato completamente libero di dettare legge anche, di fatto, sulla politica, potrebbe apparire come l’ultima (?) delle ideologie. Tuttavia è una possibile risposta, legittima, allo stallo attuale ed è la risposta data da tutti i governi democratici di destra d’Occidente. Il solo Paese che non l’ha ancora sperimentata è l’Italia. I nostri lettori conoscono le idee del giornale della politica italiana, che si potrebbero definire come d’un liberalismo dolce, che non dimentica la necessità del primato della politica e le necessarie garanzie, e tuttavia riconosce l’opportunità di una società più mobile e snella. Quelle che saranno le (eventuali?) proposte del centrosinistra le ascolteremo. Finché governerà la destra non ci stancheremo di ripetere al presidente del Consiglio: se ci credi, come dici di credervi dal giorno della tua discesa in campo, falla tua e realizzala; è il modo in cui puoi dare il tuo contributo a rifare grande l’Italia, evitando intanto il definitivo avvio sulla strada del declino. Non c’è più tempo, presidente Berlusconi: è per questo che il Politico.it da settimane la invita a fare una scelta. E se la sua scelta è quella di proseguire – ma, allora, come abbiamo detto e come lei stesso ha “accolto” lo deve fare sul serio – ecco, nelle due puntate che ha avuto modo di leggere e nell’ultima che vi proponiamo ora, come fare. di GABRIELE FEDERICI Read more

Ma guardate Montecitorio martedì alle 17 Il Paese rischia davvero d’andare a picco E nostro Parlamento è dilaniato/ bloccato Ora ripartiamo subito o non ce la faremo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo sta denunciando da settimane: la situazione non è più tale da consentirci attendismo. Attendere oggi vuol dire morire. Ancora un po’ di tempo con questa inerzia e imboccheremo senza via di scampo la discesa verso un declino dal quale non ci potremo rialzare, se non fra molti decenni. E ciò significherebbe più povertà non solo per le fasce a rischio ma per tutti. E in generale il fallimento (finanziario o comunque politico) del Paese. Se ci muoviamo subito, invece, non solo possiamo “salvarci” ma siamo nella condizione, nel giro di qualche anno, di tornare grandi. E di avviare un periodo di benessere duraturo – specie se sapremo apprendere la lezione della (nostra) Storia e non ci siederemo sui primi allori, continuando a lavorare per lo sviluppo – per (gli stessi) decenni e decenni. Dei quali potremo essere orgogliosi e di cui ci saranno grate le generazioni di italiani che raccoglieranno la nostra eredità. Che sarà in quel caso un’eredità di tutto rispetto. L’eredità, appunto, di un grande Paese. Ma guardate com’è l’andazzo là dove – insieme a Palazzo Chigi – la svolta dovrebbe avvenire: la foto è stata scattata da Massimo Donadi, che la offre al suo giornale della politica italiana, nel pomeriggio di un giorno del tutto infrasettimanale (e compreso peraltro nei soli tre giorni nei quali i nostri deputati erano abituati a lavorare, prima della “scossa” data del presidente della Camera i cui effetti a quanto pare non sono però durati a lungo; e ora il capogruppo di Idv alla Camera ci spiega anche perché). Il Transatlantico, la grande sala-”corridoio” che accoglie i deputati tra un impegno e l’altro, è completamente vuoto. E non perché i parlamentari siano tutti al loro posto ai banchi… e nemmeno negli uffici. Del resto il Transatlantico è, un luogo di lavoro. E la disperante solitudine che accoglie Donadi all’ingresso è una cartina di tornasole di ciò che (non) sta accadendo nel Paese: non è (ancora) partita quella scossa necessaria a salvarsi. Dobbiamo fare presto. Presidente, o ripartiamo davvero o è meglio accelerare il percorso verso le elezioni. Noi continuiamo a confidare in lei. Ma ci dia modo di crederci davvero. Il quadro della situazione, da questo punto di vista, all’interno. di M. DONADI Read more

Santoro/2. Ma lui (come Masi) ne fa un uso spregiudicato A. Chirico

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La sospensione della… sospensione di Annozero non mette certo la parola fine – anzi – al dibattito sull’uso che la politica italiana di oggi fa della tivù pubblica. Il nostro punto di vista riguarda, come sempre, il futuro e prevede una Rai che, pur essendo adoperata dalla nostra (nuova) politica, (proprio per questo) dando spazio a tutte le idee oneste e responsabili – a prescindere dalla politica politicante odierna – favorisca una (ri)educazione del Paese. Oggi la politica italiana così come il suo mastino di guardia, il giornalismo, sono affetti da autoreferenzialità; e la conseguenza è che anche il controllo della Rai riflette questo rivolgimento ombelicale su se stessi. Le disfide tra chi esprime un’idea o una linea e chi la vorrebbe per così dire “contenere” finiscono per essere disfide tra faziosità, per un uso strumentale e personalistico della tivù pubblica, dunque di quel potenziale, grande strumento educativo a cui facciamo riferimento. In questo senso la linea de il Politico.it e la lettura della giovane esponente Radicale coincidono; differiscono invece nel giudizio sullo specifico del caso Santoro e nelle conclusioni. Ed è proprio per questo che, dopo avere espresso una linea, diamo spazio ad Annalisa Chirico: per ascoltare una voce dissonante “forte” e consentirci di maturare un’idea ancora più fondata e, quindi, consapevole. In una parola: libera. di A. CHIRICO Read more

Santoro/1. Cvd giovedì Annozero sarà regolarmente in onda Crespi

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’arbitro invocato dal conduttore per fermare la sospensione di dieci giorni decisa da Masi ha stabilito che Michele potrà essere regolarmente su Raidue giovedì prossimo e quello dopo. Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di offrire il commento in tempo reale delle proprie grandi firme. Le valutazioni a caldo sulla vittoria di Santoro (e sulla conseguente sconfitta del direttore generale e, quindi, del premier) sono affidate al nostro editorialista numero uno, che nei giorni scorsi aveva previsto sempre qui un epilogo di questo tipo. di LUIGI CRESPI Read more

In questa chiave non funziona snobismo Ma nemmeno quegli attacchi da Bersani Bisogna agire sull’humus degli interessi Se il Politico.it lo sostiene ormai da mesi Ora Veltroni: “Accogliamo solo chi serve”

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La declinazione veltroniana rischia però di essere eccessivamente tranchant e un po’ razzista. E in quanto non “sentita” di suonare falsa e di non essere efficace. Il problema non è infatti assumere una sorta di utilitarismo della solidarietà. La solidarietà è un valore irrinunciabile. Ma non può prevalere sulla soddisfazione delle necessità del nostro popolo. La risposta da dare è allora più sottile e stratificata. Da un lato, naturalmente, c’è la conferma che l’immigrazione non può essere «un diritto» – e in questo senso fa accapponare la pelle, per le possibili conseguenze che ciò, se applicato, avrebbe sulla nostra economia e sulla nostra vita, la tesi di Vendola per la quale la circolazione sul globo terracqueo debba essere «libera», non solo nelle enunciazioni dei diritti ma anche nell’applicazione politica quotidiana. In altre parole: frontiere aperte, e tanti saluti alla tenuta del nostro sistema socio-economico: niente Bengodi per gli immigrati e nemmeno più una patria per noi. Bel risultato certamente – e gli afflussi vanno regolati e limitati; e la lotta contro l’immigrazione al di fuori di questa regolamentazione dev’essere tale da tendere a fermare questo fenomeno, per quanto possibile. … Read more

Ma Bossi: “Stiamo con nazionalisti serbi” La mano leggera di Genova figlia di ciò? Comunque si svela vero volto della Lega Già Borghezio beccato tra i fasci francesi Se le camicie verdi rievocano il fascismo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La premessa è che, differentemente dal solito, si tratta di un’interpretazione politologica più che politica, e che la generalizzazione non vale tanto più in un’epoca nella quale gli anticorpi ma anche la cultura e i valori rendono, nonostante tutto, irripetibile il fenomeno fascista tout court. Tuttavia – al di là delle evidenti manifestazioni borgheziane, che sarebbe un errore ridurre, come il resto, a puro folklore visto un personaggio certamente folkloristico ma estremamente rappresentativo dell’animus leghista – non c’è nulla di più fascista del leghismo nella contemporaneità politica italiana. Berlusconi stesso rimanda più a fenomeni puramente populistici di matrice sudamericana, quando il fascismo, scrive ad esempio De Felice, si esprimeva non in mero populismo ma in un rapporto diretto tra il leader e il popolo, sì, ma un popolo mobilitato e partecipe. Ed è proprio in questa porzione di territorio (è proprio il caso di dirlo?) che pianta la più grossa delle proprie radici fasciste la Lega: il grande storico del fascismo si riconosceva nel filone interpretativo per il quale una delle matrici dell’attecchimento del fenomeno era stata la volontà di rivalsa della piccola bor- ghesia, che vuoi per l’uscita dalla guerra vuoi per una società che si faceva molto più mobile (verticalmente) vedeva minacciate non solo le proprie posizioni ma, soprattutto, quelle che ambiva a conquistare. Si può – probabilmente – ritrovare (in parte) una dinamica simile nella chiusura localistica delle fasce sociali che si riconoscono nella Lega. Oltre a costituire espressione di razzismo “tradizionale”, essa muove da interessi in parte sovrapponibili a quelli della piccola borghesia di allora, con il “nemico”, stavolta, identificato nello “straniero” (e nel proletariato meridionale). Non è un caso che dal Senatùr arrivino espressioni di simpatia nei confronti dei movimenti che hanno prodotto la teppaglia che ha impedito si giocasse la partita della Nazionale di mercoledì. Un’associazione sulla quale insiste l’analisi, che state per leggere, del conduttore de L’Infedele.        Read more

***Diario politico***
COMINCIA IL TEMPO DELLO SVILUPPO (?)
di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Nel grande racconto della nostra vicedirettrice vediamo come il ministro dell’Economia sia pronto a passare alla “fase-2″: dopo avere tenuto in sicurezza (?) i conti, con la nuova Finanziaria licenziata giovedì dal Cdm si comincia a spingere il Paese alla crescita (?). Ma è difficile scindere i due momenti (Galan: «Questa finanziaria è un disastro: non ci sono soldi». Appunto), anche se l’Europa chiede prima stabilità e poi investimenti per lo sviluppo; del resto le brevi ripartenze avute negli ultimi quindici anni – spiace dirlo in nome della nostra equidistanza, ma i dati dicono che ciò sia avvenuto sempre e solo in coincidenza con gli anni di governo di Romano Prodi – sono sempre state caratterizzate da una politica economica che prevedeva un tempo solo (due per ciò che riguardava quella redistribuzione che le frange più estreme, a sinistra, della maggioranza che sosteneva Prodi chiedevano prioritariamente, e sulla cui mancata realizzazione nei primi mesi di esecutivo si è probabilmente giocata, davvero, l’esperienza del Prodi II). Tremonti appare come un apprendista, che dopo avere fatto lo stregone nelle tre precedenti occasioni in cui si è trovato alla guida della nostra economia si è deciso – anche impossibilitato a fare altro visto che c’era, e c’è tutt’ora, il rischio-default, oltre a quello di un’accelerazione definitiva nel declino, come abbiamo scritto ripetutamente in queste settimane – a fare le cose per il bene dell’Italia o quanto meno non (indirettamente) per il suo male, solo che questo richiede un’abilità – e impone anche delle difficoltà – che il ministro non era abituato a mettere in campo – a fronteggiare – Ma gli va riconosciuta una responsabilità che nel deserto di una parte della nostra politica autoreferenziale di oggi brilla come un’oasi in una notte di luna piena. Il giornale della politica italiana ha già indicato la strada per la ripresa. Le chiose di Tremonti a ciò che rappresenta il cuore della nostra “proposta” – la cultura. Giulio: «Non dà da mangiare» – lasciano dubitare che il ministro possa condividere e fare proprie le nostre istanze. Di certo c’è bisogno di rilanciare (come al ministro hanno fatto “capire” anche le sollecitazioni, da ultimo, di Montezemolo). Ora. O (quasi) mai più. Il racconto, come detto, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

***Il caso Santoro/2***
LA LIBERTA’ NON E’ OMOLOGAZIONE, MA PLURALISMO
di ANDREA SARUBBI*

ottobre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che tradotto in Rai significa che la televisione pubblica del futuro, quella che deve contribuire a rifare grande l’Italia rieducandola alla cultura e alla crescita, non dovrà essere una televisione piatta in cui non ci sono idee, ma una grande televisione in cui ce ne saranno di diverse. Ovviamente servizio pubblico non significa funzione di ufficio stampa, nel senso che la tivù pubblica deve avere al suo interno voci diverse ma non rappresentare necessariamente tutte le voci dello schieramento politico italiano ed esattamente così come loro si propongono in politica politicante. Anzi, proprio l’inverso: il giornale della politica italiana ha scritto che la privatizzazione può essere una non soluzione, o meglio un non affrontare il problema – e non cogliere l’opportunità – e che i partiti devono stare dentro la Rai, ma nel senso che devono esprimere al meglio la loro capacità di spingere l’Italia a tornare grande nel loro rapporto con una televisione che deve essere strumento di questo. In altre parole: i partiti devono stare dentro la Rai per dirle che deve esprimere il meglio del Paese, come il cinema con la realtà, e utilizzarlo per rieducare, appunto, l’Italia verso l’alto. I criteri attraverso cui fare la selezione e decidere quali idee devono “apparire” e come? Semplice: l’onestà e la responsabilità. Chi va in onda non deve avere l’obiettivo di favorire una parte politica o sfavorirne un’altra o di propugnare una specifica idea e propagandarla, ma fare il bene del Paese; e siccome il bene del Paese non coincide con la destra o con la sinistra ma solo con l’onestà e la responsabilità, tutte le idee oneste e responsabili – di qualunque estrazione o, ancora meglio, prospettiva – naturalmente negli argini della democrazia – esse “siano” – hanno diritto di cittadinanza nella tivù del futuro. E tanto più lo sono (oneste e responsabili) e tanto più, nell’essere oneste e responsabili, sono libere e vivaci, tanto meglio per la tivù, tanto meglio per il Paese. L’opinione, a riguardo, del deputato del Partito Democratico, ex conduttore del programma di Raiuno A sua immagine ed esperto di televisione, in rapporto, in particolare, al caso di Michele, all’interno. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Una sconfinata… vecchiaia, di Pupi Avati

ottobre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una sconfinata giovinezza, in realtà, ma Ulivieri ci consegna un giudizio tranchant che fa propendere per quella rivisitazione in senso “storico”: da quanti anni Avati fa questo film? Che differenze ci sono tra questo cinema italiano e il neorealismo? Il giornale della politica italiana è anche il giornale del cinema. Di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematografico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E del critico-scrittore fiorenti- no, che prova a rispondere a queste domande. Così. Read more

***Il caso Santoro/1***
MASI STA FACENDO IL GIOCO DI MICHELE
di LUIGI CRESPI

ottobre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E più in generale del centrosinistra, tanto che al suo dante causa – il presidente del Consiglio – la gestione del direttore generale, fatta di tanti (in)successi – la rimessa in onda di Parla con me, il reintegro di Ruffini, per non parlare della stessa resistenza (è proprio il caso di chiamarla così?) di Annozero – non deve andare troppo giù, come peraltro aveva avuto modo di farci sapere tramite intercettazioni parlando con l’ex membro dell’Authority – a sua volta suo subordinato – Innocenzi. E, anzi, proprio questa tensione che si accumula intorno alla figura del conduttore di Raidue è alla base di una scelta, quella di Masi, di sospendere Michele per due puntate – insieme al suo stipendio – che appare pretestuosa e forzata, ma a quanto pare è andata a segno, se è vero il nervosismo che traspare dall’entourage di Santoro in queste ore: «Saltare due puntate ci metterà nella condizione di dover ricominciare da zero». Notare peraltro come Masi abbia fissato la sospensione per le due puntate successive a quella di stasera: così da offrire a Santoro la palla-(auto)gol necessaria per rendere definitiva la sospensione: «Se mi attacca – dice il direttore generale – lo licenzio». Ed è evidente che per Michele la tentazione, stasera, sarà fortissima. Il giornale della politica italiana dedica un ampio specialino al caso Santoro nonostante non amiamo, come sapete, care lettrici, cari lettori, parlare del circo (della nostra politica e del suo “mastino di guardia”, il giornalismo) e non dello “spettacolo” (la politica vera, le scelte concrete per il futuro dell’Italia) in un momento che richiede tanto spettacolo e poco circo. Lo facciamo per tre ragioni: la prima è che, occupandoci ogni giorno di politica vera, siamo nella condizione, di tanto in tanto, di fare qualche breve excursus di politica politicante; la seconda è che Santoro non sarà un martire ma il suo diritto di andare in tivù – e il nostro diritto di vederlo/ascoltarlo – attiene alla libertà (di informazione); la terza è che la Rai, non come viene gestita oggi naturalmente, è uno strumento imprescindibile di una politica vera che voglia rifare grande l’Italia, attraverso quella rivoluzione culturale della quale parliamo e di cui la tivù pubblica può essere, appunto, uno strumento imprescindibile. Parliamone dunque: cominciamo con il grande sondaggista, che analizza il rendimento del direttore generale fino al punto da maturare il sospetto che possa essere «amico del giaguaro». Read more

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