Top

I sondaggisti fanno carte al centrodestra ‘Prende campo la nuova opzione finiana ma (come detto) se si vota ora rivince lui

settembre 29, 2010 di Redazione 

Abbiamo visto ciò che, variamente, i pensatori di area Cl suggeriscono a Berlusconi per il prosieguo della politica italiana. Ma, al di là delle speranze e degli auspici dei fedelissimi, cosa si prospetta davvero all’orizzonte? Pietro Salvatori ha raccolto per Liberal e il Politico.it l’opinione degli analisti delle dinamiche politico-elettorali. Che convengono su una verità (?) bipolare: da un lato la destra liberale si sta accreditando come un’alternativa reale e credibile all’attuale andazzo dei conservatori italiani, guidato appunto dal premier (e questo smuove decisamente il mercato, si fa naturalmente – ? – solo per dire, del voto); dall’altro, però, tutto questo ancora non basta a scalfire un’egemonia (oggi relativa) del blocco Pdl più Lega che il giornale della politica italiana ha ricordato oggi ad un’opposizione sempre a rischio di dimenticare (ma Bersani ora lo ha bene in mente e lo ricorda ai suoi, come ha fatto anche oggi in aula, come vedremo più tardi nel grande Diario speciale sulla giornat) che il cammino verso la costruzione dell’«alternativa» è ancora lungo. Sentiamo Mannheimer, Amadori, Piepoli e, soprattutto, il nostro Bressan. di PIETRO SALVATORI

Nella foto, Simone Bressan, giovane dirigente del centrodestra e titolare dell’Osservatorio politico di Spincon

-

di Pietro SALVATORI

Un autorevole esponente di Futuro e Libertà ieri ci diceva: «Si sta sciogliendo l’iceberg». Dietro l’esternazione, apparentemente criptica, si nasconde un dato tutt’altro che trascurabile.

La ferrea e indiscutibile equazione tra centrodestra e Berlusconi, che a livello iconografico ha guidato fino a oggi l’elettore che si professa appartenente a tale area, sta vacillando.

Si sta diffondendo una percezione, del tutto nuova, che si possa votare il centrodestra senza per forza mettere la propria croce sul simbolo che reca il nome del presidente del Consiglio. Con i finiani e Udc a battere con pazienza e costanza su questo tasto, una tendenza del genere sta facendo preoccupare non poco palazzo Grazioli. Soprattutto se unito al fenomeno dell’astensionismo. «L’elettore di centrodestra è un elettore molto deluso da Berlusconi» ci conferma Renato Mannheimer, il guru dei sondaggisti italiani. «Il Cavaliere – continua il professore – è un attento lettore dei sondaggi, e sa che la delusione è spesso sinonimo di astensione». Una tendenza che si riverbera nei sondaggi, «considerato il fatto che registriamo a oggi oltre il 30% di indecisi, quando prima dell’estate questa quota viaggiava stabilmente sotto tale soglia».

Alessandro Amadori di Coesis Research concorda sulla fluidità dello scenario politico: «Il quadro è in continuo movimento. È evidente la scarsa tonicità attuale di Berlusconi e l’appannamento generale che vive il Pdl».

Anche se «per capire che cosa ne pensano in realtà gli elettori d’area servirebbe un sondaggio mirato sul tema», spiega Simone Bressan, dell’Osservatorio politico di Spincon. «Il dato di fatto è che ormai Berlusconi gode di un indice di popolarità strutturalmente al di sotto del 50%. Si è stabilizzato ormai da giugno intorno al 45%». Una crisi che investe anche il suo partito. «Il Pdl – spiega Bressan – ha visto tramontare definitivamente l’ambita quota 40%. Anzi, a oggi sembra più interessato a contenere i danni, a non scendere sotto il 30». Stessa quota indicata da Amadori: «Il Pdl si colloca intorno al 33%, e gli indicatori di fiducia personale di Berlusconi sono in netta discesa». Tuttavia invita alla cautela: «il sostegno nei confronti di Berlusconi risulta comunque molto superiore rispetto a quello nei confronti di tutti i suoi colleghi europei, nonostante l’indebolimento complessivo dell’area di centrodestra». Inoltre «i processi elettorali in Italia sono conservativi e inerziali». Che, tradotto, significa che i cambiamenti di schieramento avvengono, ma sono molto più lenti di quanto non appaiano in seguito a polveroni politici che episodi come quello del duello tra Fini e Berlusconi sollevano.

Secondo Bressan, comunque, il dato dei finiani si va consolidando: «A distanza di un mese rimane stabile intorno al 5%, è un dato che non cambia. Credo si stia allargando la convinzione che si possa votare per un altro centrodestra, anche perché, dopo un primo periodo di incertezza, Fli ormai si connota come qualcosa di completamente diverso dal partito di Berlusconi. Alla luce di tutto questo, un eventuale Terzo polo potrebbe superare anche il 10%: catalizzerebbe un voto di centro, anche drenandolo dal Pd».

Più prudente Mannheimer, che pur rileva la stessa tendenza: «C’è sempre attenzione per i nuovi soggetti, e la componente finiana rende qualsiasi previsione sul risultato al Senato un vero casino. Sarà un fenomeno da seguire con attenzione durante la campagna elettorale».

Anche Amadori sottolinea come, a oggi, «la situazione è fortemente a rischio per una nuova netta vittoria di Berlusconi. Si rischia uno scenario come quello che avvenne nel 2006 con il governo Prodi». Sul Terzo polo è però più scettico: «A oggi è un’entità teorica», spiega. In che senso? «Teoricamente lo si può accreditare anche del 13%. Ma un polo che voglia essere una reale alternativa ha bisogno di un leader, di un programma con quattro o cinque punti qualificanti, di una bandiera al di sotto della quale riunirsi. Non mi sembra di vedere tutto questo oggi».

Del tutto fuori dal coro la voce di Leonardo Piepoli, dell’omonimo istituto di sondaggi. «La situazione è tutt’altro che fluida, anzi, sembra si sia pietrificata dall’estate in poi», spiega, confermando su questo punto l’analisi di Amadori.

Ma, dopo aver manifestato la propria meraviglia su questo stato di cose, Piepoli illustra con molta chiarezza che non vede un futuro incerto o illegibile, anzi. «Berlusconi insieme alla Lega è comunque in possesso di una solida maggioranza relativa nel Paese. L’unica incertezza è in Fli, che ha acquisito uno zoccolo duro intorno al 5%, che ormai resta ancorato intorno al presidente della Camera». Verrebbe da sé un clima di generale confusione in caso di elezioni, per lo meno al Senato. «Al contrario – afferma Piepoli – con questa legge elettorale se una forza politica vince alla Camera, vince anche al Senato. Il dato politico è inequivocabile. Anzi: più il Parlamento diventa incasinato, più paradossalmente conviene a chi governa. Non vedo nessuna antinomia tra le due Camere dunque». Per cui Berlusconi è destinato a governare nuovamente. Prospettiva sulla quale Amadori rimane molto più cauto, anche se per ovviarla «servirebbe una coalizione arlecchino che andasse da Vendola all’Udc». E il partito di centro potrebbe non essere interessato, per guardare invece al Terzo polo. «Se Fini e Casini si unissero – è l’opinione di Bressan – potrebbero attrarre molti più consensi della loro somma algebrica attuale. Rappresenterebbero un’area in cui i moderati si potrebbero facilmente riconoscere».

Pietro Salvatori

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom