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Da Berlusconi il discorso sulla modernità Da lui a Pigi passa nostro ‘sistema-Paese’ Ma sui programmi gli scappa un po’ freno Silvio, facessi seguire alle parole i fatti…

settembre 29, 2010 di Redazione 

L’intervento del presidente del Consiglio è una vittoria del giornale della politica italiana. Nella nostra politica, e persino nel suo protagonista più libero e indipendente, sono ormai passati due concetti partiti di qui: il primo è la necessità della responsabilità nell’interesse del Paese, che nell’immediato si traduce nel “non c’è più tempo da perdere, o il declino sarà inarrestabile”. E Berlusconi parla dei prossimi tre anni di legislatura come quelli in cui fare in primo luogo «le riforme economiche e sociali», oltre a quelle istituzionali, legando il lavoro per la crescita a quello, ben impiantato da Tremonti nel chip di questo governo, della tenuta dei conti. Il secondo è che tutto questo si fa tanto meglio guardando al domani, e inserendo ogni scelta in un progetto organico per il futuro dell’Italia. La formula usata lascia pochi dubbi: la «strategia-Paese» di Berlusconi come il «progetto-Paese» di Bersani sono inequivocabilmente figli della nostra «costruzione di un nuovo (appunto) sistema-Paese». il Politico.it è la voce più autorevole e ascoltata della politica italiana. E il motivo è semplice: ogni singola parola scritta su queste pagine viene concepita nell’interesse primario della nazione, al di là di ogni motivazione di parte. Un nostro successo che dice chiaramente che la nuova politica della quale il giornale della politica italiana, ancora una volta, ha parlato per primo non è un’utopia ma qualcosa che sarà realizzata, se ci sarà una guida illuminata che indicherà la strada. Il giornale della politica italiana è pronto a (continuare a) fare la sua parte. E ora gli appunti di Stefano Catone sul discorso del presidente del Consiglio.

Nella foto, Silvio stamane durante il suo discorso

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di Stefano CATONE

“Adesso non conviene rischiare l’instabilità”. Il presidente del Consiglio chiude con queste parole l’intervento di oggi a Montecitorio con cui chiede il rinnovo della fiducia al proprio governo. Un appello rivolto non solo ai finiani, ma anche alle forze di opposizione “più responsabili”.

Dalle misure adottate per fronteggiare la crisi economica (“Non ci siamo fatti trovare impreparati di fronte alla crisi, ma nessuno poteva immaginare che sarebbe stata così profonda”), alla lotta alla criminalità (con “la normativa antimafia più efficace del mondo”), il capo dell’esecutivo fa l’elogio di quella “grande squadra che si chiama Stato”.

Poi passa a disegnare il prossimo (?) futuro.

Federalismo. L’attuazione del federalismo “significa crescere tutti insieme valorizzando quanto vi è di meglio in ogni realtà locale”.

Sud. Un grande piano infrastrutturale tra le cui priorità c’è il completamento della Salerno-Reggio Calabria, il progetto esecutivo del Ponte che sarà pronto entro dicembre, “i ritardi – come sempre, dice Berlusconi – sono colpa del governo delle sinistre”.

Fisco. La riforma è un impegno preso nel 1994 che il premier non abbandona: minore tassazione su famiglia, lavoro e ricerca, e introduzione del “quoziente familiare”.

Giustizia. “Parità tra accusa e difesa per una maggiore tutela delle vittime e una maggiore garanzia degli indagati”, facendo in modo che sia accertata la “responsabilità civile dei magistrati che sbagliano”. Il premier ribadisce l’idea di un uso politico che verrebbe fatto della giustizia, e annuncia una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che prevede la distinzione di “due organismi separati, uno per i magistrati inquirenti e uno per quelli giudicanti”, con “conseguente rafforzamento della separazione delle carriere”.

Esauriti i punti programmatici, Berlusconi si sofferma sulla spaccature interne al Pdl. “Su problemi nuovi ci può essere legittimo dibattito, la discussione può servire a mettere a punto risposte ai bisogni. La mia indole è aperta alla ricerca delle soluzioni migliori attraverso contributi diversi” spiega il premier che riafferma la “validità del progetto” del Popolo della Libertà.

Stefano Catone

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