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Diario politico. Adesso parliamoci chiaro Così Bossi: ‘Sono porci questi romani’ (?) E il Pd: “Mozione di sfiducia individuale” Ma Bagnasco: ‘Ora basta perdere tempo’ Italia o riparte ora (e può tornare grande) o supera punto di non ritorno del declino

settembre 27, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Ci vuole ancora una volta il presidente del- la Cei, per riportare la nostra politica autoreferenziale di oggi dentro i confini della realtà. Il ministro per le Riforme, invece di predisporre le riforme, insulta gli italiani. Il Pd, invece di preparare e lanciare i suoi progetti per il futuro dell’Italia, si preoccupa di rintuzzarlo. Una risposta era necessaria, ma può questo terreno folle («SPQR non significa “Senatus Populusque Romanus” ma “sono porci questi romani”», come alle elementari dice il Senatùr) essere il solo sul quale si muovono la maggioranza e l’opposizione della politica, la Politica del nostro Paese? Non può. E non tanto per ragioni di decenza (che pure si confanno alle nostre istituzioni) quanto perché non ce lo possiamo permettere. L’Italia, il giornale della politica italiana lo ha scritto ancora una volta per primo, si trova di fronte ad un bivio al quale non può più sfuggire tentennando in mezzo alla strada. Deve scegliere. Se continua così, imbocca la strada che scende verso il basso, ed è quella di un declino inarrestabile che renderebbe strutturali le attuali condizioni di crisi economica e, progressivamente, ci renderebbe tutti (molto) più poveri. Un declino dal quale non si potrebbe uscire – ammesso che i nostri conti possano reggere – se non con molta difficoltà e molto tempo. Una Grande (?) Depressione all’italiana, che durerebbe anni, decenni, e segnerebbe la fine – ma non nel senso auspicato dalla Lega – del nostro Paese. Ci dispiace essere così duri, ma la realtà è questa. E, d’altra parte, non è appunto questo il nostro domani. Se, infatti – al contrario – la politica italiana torna IMMEDIATAMENTE a lavorare, concependo un’idea di futuro e mettendola in campo con un’azione coraggiosa – la trasformazione della nostra economia in una economia della produzione d’eccellenza e delle idee, facendo dell’innovazione la nostra stella polare, con rivoluzione a cascata per università, ricerca e scuola, e possibili soluzioni per il problema della mancanza (di continuità) di lavoro attraverso il supporto della formazione permanente – non solo ci salveremo, ma torneremo tra i grandi e potremo conoscere – se continueremo poi su quella strada, non sedendoci più sugli allori come avvenuto al contrario nella parte finale dei cinquant’anni che ci lasciamo alle spalle – decenni di sviluppo. Per noi, oggi, non c’è via mediana. O tutto, o niente. Perché siamo ad un passo dal baratro, ma abbiamo le risorse, se lo evitiamo (e dobbiamo, appunto, farlo subito) per ritornare grandi. Ora o mai più. E’ proprio il caso di dirlo. E’ quello che dice, in buona sostanza, anche Angelo Bagnasco. Del quale il Politico.it sottolinea ancora una volta l’onestà e la responsa- bilità, e il grande amore per l’Italia. Oggi è lui, insieme alla leader degli Industriali, la più autorevole voce della politica italiana. Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.

Nella foto, il cardinale Angelo Bagnasco, fremente e preoccupato

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di Carmine FINELLI

La politica italiana di oggi è sempre più schizofrenica. Ci si occupa sempre meno dei problemi del paese e più di qualsiasi altro argomento. Che sia la casa di Montecarlo o l’ennesima provocazione di Umberto Bossi, poco importa. L’importante è che non si parli di riforme. Ed anche oggi il copione è sempre lo stesso. Questa volta è Umberto Bossi che con le sue dichiarazioni crea scompiglio.
Il Senatùr ha dato sfogo al suo repertorio di battute contro la capitale. Ma lo spirito non deve essere poi così originale se si cerca di scimmiottare Asterix e Obelix. I due “gallici” di Goscinny e Uderzo nelle loro mille avventure trasformavano l’acronimo SPQR (“Senatus Populusque Romanus”) in “Sono pazzi questi romani”. Ma Bossi non si accontenta e va oltre. Per lui “Sono porci questi romani”. Molte le reazioni indignate nella Capitale. La precisazione del ministro per le Riforme: “La mia era una battuta, ma dalle reazioni che vedo in queste ore mi viene da pensare che a Roma si sentano in colpa”.
Parlando a Telepadania dopo le selezioni di Miss Padania Bossi non spiega: “Dopo il federalismo si farà il decentramento dei ministeri che non possono stare tutti a Roma, dove trovi le scritte S.P.Q.R., cioè Senatus Popolusque Romanus, che qui al nord si dice Sono Porci Questi Romani. Il federalismo – aggiunge – è pronto, siamo al dunque, è messo in cassaforte perché non passa dall’Aula ma in Consiglio dei ministri, dove la Lega conta. Poi ci sarà il passo successivo, il decentramento”.
Bossi affronta anche la questione del gran premo di Formula Uno e del possibile spostamento della corsa da Monza a Roma, dove si lavora al progetto di un circuito stradale all’Eur: “Monza non si tocca e a Roma possono correre con le bighe”.

Parole forti quelle del leder del Carroccio che scatenano una ondata di commenti. “Bossi piuttosto che fare il comico dovrebbe svolgere il suo compito di ministro”, risponde, in una nota, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si appella a Berlusconi: “Intervenga affinché i ministri tengano un atteggiamento istituzionale e politico più consono alla loro carica e più rispettoso del ruolo di Roma Capitale e della dignità dei romani”. E Renata Polverini presidente della Regione Lazio aggiunge: “I cittadini di Roma e del Lazio meritano rispetto”. Per il ministro Giorgia Meloni, invece, “le battute di Bossi nei suoi comizi sono spesso fastidiose, ma non costituiscono una linea politica”. Anche Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc interviene sulle parole di Bossi: “La Lega sa solo insultare e lanciare spot propagandistici”.

E dal Partito Democratico arriva la proposta di una mozione di sfiducia individuale per il ministro delle Riforme. “Le parole del ministro Bossi su Roma e i romani hanno superato ogni soglia di tollerabilità e anche nelle reazioni non si può continuare a catalogarle nella categoria delle parole sfuggite o di cattivo gusto, ma bisogna recuperare la capacità di reagire nelle sedi istituzionali proprie quando un ministro della Repubblica offende lo Stato, le istituzioni e il ruolo stesso che ricopre pro-tempore”. E’ quanto afferma Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd, che aggiunge: “Ne abbiamo parlato con Bersani e Anna Finocchiaro e proporremo alla presidenza del gruppo di presentare una mozione di sfiducia individuale al ministro Bossi. In questo modo – prosegue ancora Franceschini – l’Aula e ogni singolo parlamentare di maggioranza e di opposizione dovranno pronunciarsi individualmente con l’appello nominale sulla conciliabilità delle parole di Bossi e il suo ruolo di ministro”.
Anche il sindaco Alemanno protesta scrivendo una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Dopo avere a lungo pazientato e minimizzato prese di posizione di questo genere sono costretto a chiedere ufficialmente di intervenire presso tutti i suoi ministri affinché mantengano un atteggiamento più istituzionale e più rispettoso del ruolo di Roma Capitale e dei suoi quasi tre milioni di cittadini. Il ministro si è spinto a storpiare con una vecchia battuta di un noto fumetto, la storica sigla SPQR che da più di 2000 qualifica la città eterna – scrive Alemanno – è evidente che stiamo di fronte a battuta comiziale priva di diretti riflessi sull’azione di governo. Tutto questo non può non determinare un grave sconcerto tra i cittadini di Roma – continua il sindaco nella missiva – e allarmare tutti coloro che come me si trovano ad avere la responsabilità di guidare amministrativamente la Capitale”.

Verso l’intervento in aula di mercoledì. Intanto, dopo il videomessaggio di Gianfranco Fini sul “caso Montecarlo” i finiani propongono un vertice per ricompattare la maggioranza. “Berlusconi deve decidere se la risoluzione (di mercoledì appunto, ndr) è il frutto di un vertice di maggioranza parlamentare o dell’asse Bossi-Berlusconi”. Italo Bocchino, braccio destro di Fini e capogruppo di Futuro e Libertà, spiega la posizione di Fli. Bocchino chiede un incontro con gli alleati di governo prima che il presidente del Consiglio presenti alla Camera il documento programmatico sui cinque punti. Durante la registrazione di Porta a Porta, Bocchino sostiene che “non si è mai vista una maggioranza in cui due gambe su tre preparano un documento e l’altro pezzo legge, sente e vota senza aderire”. Per Bocchino diventa a questo punto indispensabile “un vertice di maggioranza. Se mercoledì non c’è un documento condiviso – dice – è un problema”. Tra i principali punti di attrito tra Pdl e Fli, è sempre il tema giustizia quello che crea più problemi. “Noi sulla legalità non arretriamo di un millimetro – dichiara ancora Bocchino – Siamo disponibili a votare il Lodo Alfano costituzionale, indipendentemente dai titoli di giornali. Siamo favorevoli al provvedimento, ma non a metterci dentro altre cose che posano arrecare danni ai cittadini”. Poi con un po’ di ironia aggiunge: “Siamo disponibili – dice – a fare in modo che i processi del premier siano sospesi. Alla fine il giudice naturale deciderà: io mi auguro sia innocente, per il giudice”. Infine, il capogruppo di Fli denuncia la campagna mediatica contro il presidente della Camera: “Attribuiamo a Berlusconi la strategia di distruzione di Fini, ma non tutto quello che scrivono Feltri e Sallusti”.

La richiesta di un vertice di maggioranza non è bene accolta dal Pdl. Secondo Maurizio Gasparri – sempre a Porta a Porta – “il Pdl non ha ancora deciso” quindi il vertice dovrebbe slittare. Secondo Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl il vertice sarebbe “superfluo”. “Il presidente del Consiglio interverrà alla Camera mercoledì prossimo per parlare al Parlamento e, quindi, al Paese – spiega – Lo farà, come ha più volte assicurato in queste settimane, sulla base del programma elettorale sul quale il centrodestra ha vinto le elezioni. Quel programma non è cambiato”.

Nel contempo, Gianfranco Fini attraverso una nota ufficiale del suo portavoce smentisce che l’intenzione di presentare “dimissioni spontanee” come il quotidiano di Torino “La Stampa” aveva paventato.
I finiani fanno quadrato. Dopo aver lanciato un appello al dialogo, Benedetto Della Vedova sostiene che solo “se questo appello verrà accolto la legislatura può e deve continuare. C’è una traccia precisa – aggiunge – che è quella del programma e cui anche noi ci sentiamo vincolati”.
Secondo il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, “saranno i prossimi giorni a incaricarsi di dimostrare se, dopo le buone intenzioni, seguiranno anche i fatti. Ora, sta ai finiani la scelta: e non ci si potrà limitare ad approvare gli atti del governo, come i finiani hanno assicurato di voler fare. Quel che conta è anche porre fine alle fibrillazioni, alle polemiche continue, al controcanto ossessivo, allo stillicidio di dichiarazioni negative, divisive, sempre ostili nei confronti del governo, della maggioranza, del Pdl. Sarà questo il test più attendibile”.
Oggi lo stesso Fini torna a parlare, senza affrontare direttamente l’attualità politica. “Solo tra uomini liberi è possibile la collaborazione” sostiene il presidente della Camera durante la prolusione alla “lectio magistralis” tenuta nella sala della Lupa di Montecitorio dal sociologo ed economista Jeremy Rifkin. La sensazione che in quelle parole ci sia un’allusione allo scontro in atto nel centrodestra non è sfuggita ai giornalisti presenti in sala. “Solo uomini che non soffrono a causa di ingiuste costrizioni possono raggiungere grandi obiettivi comuni” dice ancora Fini. “Nelle società autoritarie del Novecento le persone erano costrette a “collaborare” tra loro da un potere pervasivo e onnipresente. In realtà – prosegue Fini – non di vera collaborazione si trattava, quanto piuttosto di massificazione e mobilitazione dall’alto”.

Ma ecco la politica vera. Dal Vaticano arriva un forte monito alla politica italiana. Aprendo i lavori della Conferenza Episcopale Italiana monsignor Angelo Bagnasco ha espresso le sue preoccupazioni. “I personalismi bloccano l’intero paese. E’ il momento di mettere in campo un supplemento di reciproca lealtà e una dose massiccia di buon senso per raggiungere il risultato non di individui, gruppi o categorie, ma del Paese. Per efficaci processi di riforma – aggiunge il porporato – occorre avviare meccanismi di coinvolgimento e di partecipazione non fittizi, e rendersi conto che la fiducia che i cittadini esprimono verso chi li rappresenta è un onore e una responsabilità che non ammette sconti di nessun tipo”.
Bagnasco sottolinea che i vescovi sono “angustiati per l’Italia” ed esprimono “grande sconcerto e acuta pena per discordie personali che, diventando presto pubbliche, sono andate assumendo il contorno di conflitti apparentemente insanabili, e si sono fatte pretesto per bloccare i pensieri di un’intera nazione, quasi non ci fossero altre preoccupazioni, altri affanni”.

Infine, Bagnasco parla anche di federalismo. “La riforma è irreversibile ma essa non deraglierà se potrà incardinarsi in un forte senso di unità e indivisibilità della Nazione: il tricolore è ben radicato nel cuore del nostro popolo”.

Carmine Finelli

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