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Questa classe dirigente ha finito un ciclo Silvio: “Da settimane in atto un teatrino” Fini: “Sta dando un pessimo spettacolo” La nostra politica autoreferenziale d’oggi Si può superare solo con il rinnovamento

settembre 27, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un autorevole ed ascoltato consigliere della nostra politica odierna, che spinge verso il futuro, di cui il Politico.it è il principale laboratorio. Ciò a cui abbiamo assistito in queste ultime settimane, con il culmine della giornata in cui l’Istat certifica che un giovane su tre, oggi, è senza lavoro e il Pd che risponde con una Direzione nazionale in cui discute di… se stesso, o al limite dell’Italia ma annunciando il cosa bisogna fare ma non (ancora) il come (e, va detto, più per causa dell’iniziativa veltroniana che non, stavolta, per colpe di Pigi, che – anche sulla base dei nostri suggerimenti – sta producendo uno sforzo sincero per arrivare ad un «progetto» e per tornare ad occuparsi dell’Italia; iniziativa di Veltroni che, d’altra parte, si è resa necessaria per l’inefficacia, però, dell’azione condotta finora dalla segreteria) e un centrodestra che reagisce inasprendo la propria lotta (intestina) nel fango, ciò a cui abbiamo assistito in quest’ultimo periodo, dicevamo, ci induce però a ritenere – come stiamo raccontando oggi – che il superamento dell’autoreferenzialità della politica italiana di oggi passi, a questo punto, necessariamente attraverso un cambiamento della classe dirigente.

Nella foto, il presidente del Consiglio e il presidente della Camera: entrambi, che non mancano di leggere e ascoltare i nostri suggerimenti, sembrano però restii ad accettare la riflessione di oggi

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Classe dirigente di oggi che ha dimostrato, appunto, in queste settimane di non avere più nulla da dire, nonostante le occasioni – il grido di dolore dei nostri giovani giunto attraverso la diffusione dei dati della rilevazione Istat – per dare il meglio di sé non siano mancate.

Condividono il giudizio di avere dato un «pessimo spettacolo», appunto, d’altra parte, i principali protagonisti, almeno su un lato del palco del «teatrino», di tutto questo.

Il presidente del Consiglio e il presidente della Camera almeno su una cosa sono d’accordo: la politica italiana ha, probabilmente, toccato in quest’ultimo mese/mesi il suo punto più basso.

Se da un lato il Cavaliere riconosce tutto questo per accarezzare il popolo, e indurre la convinzione che lui sia estraneo a questa nostra politica autoreferenziale di oggi, e che di tutto questo spettacolo sia una vittima come tutti noi, Fini è apparso, com’era comprensibile, sinceramente, politicamente addolorato per il degrado di cui è stato, suo malgrado, protagonista.

Al capo di Montecitorio va riconosciuta, ancora una volta, una grande onestà e responsabilità: come gli aveva suggerito il Politico.it – che Fini (o i suoi più stretti collaboratori) legge (e ascolta) ogni giorno – era il momento di dire una parola chiara, anche a costo di pagare un prezzo – purché giusto – perché se della lotta nel fango non era – lui sì – il carnefice ma la vittima, era anche vero che aveva la possibilità, e quindi il dovere, di porvi fine. Lo ha fatto, confermando tutta la sua credibilità.

Ma – è questo il punto – anche a Gianfranco, o proprio a Gianfranco che forse più di altri può capire il nostro discorso, vista la sensibilità dimostrata in questi mesi, dobbiamo dire che ora così non si può più andare avanti, tutto questo si riproporrà e sarà così fino a che la nostra politica non sarà stata, qualitativamente, rinnovata.

E’ questo il messaggio che si alza oggi dalle colonne del giornale della politica italiana. Avete piantato i semi della modernità; ora consentite, togliendo il vostro strato di terriccio, alle giovani piante finalmente di germogliare.

M. Patr.

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