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Scrive un (altro) leader del futuro Sarubbi: “Difficile far Miliband qui”

settembre 27, 2010 di Redazione 

Il rinnovamento, abbiamo detto, è necessario. Perché solo così si salva e, anzi, si può (oggi) rifare grande il Paese (domani potrà essere tardi). Ma vediamo allora cosa, al momento, frena questo tipo di cambiamento, per la nostra politica e per il Paese; quali sono, da questo punto di vista, le differenze tra la politica inglese e quella italiana. Perché, appunto, in Inghilterra tutto ciò non solo è possibile, ma appare naturale ed è già avvenuto (non è la prima volta). E lo facciamo, come anticipa- to, con uno dei “figli di questo tempo”, in grado secondo il Politico.it di aspirare ad essere non solo uno dei protagonisti, ma il protagonista della classe dirigente (del centrosinistra) del futuro. E’ il deputato del Pd, che analizza la competizione tra i due fratelli nella prospettiva italica (prima che italiana).       

Nella foto, Andrea Sarubbi

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di ANDREA SARUBBI*

Non è che il parentismo mi appassioni, ma la storia dei fratelli Miliband – che si sono sfidati, e se le sono date di brutto, per la guida del Labour – mi ha fatto sorridere parecchio. Ancora non sono convinto che le sfide in casa siano il massimo della vita, perché quando in una democrazia arrivano a competere due fratelli vuol dire che l’ascensore sociale per il resto del mondo non funziona particolarmente bene: pensavo lo stesso quando Hillary Clinton si candidò alle primarie dei democratici, perché se avesse vinto e governato per 8 anni avremmo avuto per tre decenni la prima potenza mondiale nelle mani di due sole famiglie. Ma in ogni caso, credo che in Italia una roba del genere non sarebbe mai possibile, per almeno un paio di motivi.

Il primo motivo è che, tra il modello britannico e quello polacco, noi siamo certamente più vicini al secondo: così come in Polonia si arrivò nel 2006 alla democrazia monozigote, con Lech Kaczynzky presidente della Repubblica e suo gemello Jaroslaw presidente del Consiglio (su incarico del fratello), in Italia due come Ed e David Miliband finirebbero per giocarsi ai dadi la poltrona principale e per trovare un posto altrettanto dignitoso al perdente. Non si sfiderebbero mai in pubblico, perché la democrazia competitiva non è ancora nel nostro dna e forse non lo sarà mai, ma si accorderebbero lottizzando: tu fai il segretario del partito, io il candidato premier (con le varianti italiche del caso), gli altri se la prendono in quel posto.

Poi c’è un altro motivo, non saprei dire se più o meno profondo, di natura essenzialmente anagrafica: Ed Miliband, il vincitore della contesa, ha 40 anni – due più di me – ed è arrivato in Parlamento solo 5 anni fa, all’età di 35. In soli 5 anni di carriera politica, è passato per Downing Street (era Minister for the Cabinet Office, una sorta di sottosegretario alla presidenza del Consiglio) ed ora è già il leader dell’opposizione britannica. Suo fratello David, il vecchietto della famiglia, di anni ne ha ben 45; è in Parlamento da quando ne aveva 36 ed in questi 8 anni è stato prima sottosegretario agli Esteri e poi – quando il governo è passato alla coalizione Libdem, che ha un premier di 44 anni ed un vice di 43 – ministro ombra, sempre degli Esteri.

Pur non essendo un giovanilista a priori, né un rottamatore di professione, penso alla situazione della politica italiana e mi imbarazzo non poco: lascio perdere Berlusconi (74), un’anomalia oggettiva, ma Pierferdinando Casini e il suo coetaneo Roberto Maroni hanno comunque 55 anni e passano quasi per due bambini; la giovane speranza del Pdl, Maurizio Lupi, ne ha 51; Gianfranco Fini ne ha 58, Antonio Di Pietro 60, Umberto Bossi 69, Ignazio La Russa 63, Sandro Bondi 61, Giulio Tremonti 63, il mitico Roberto Calderoli 54 nonostante le scarpe da ginnastica sotto all’abito scuro. Ma siccome ho preso spunto da una sfida interna al Labour, non posso dimenticare i nostri: Pierluigi Bersani 59, il giovane Dario Franceschini 52, Massimo D’Alema 61, Walter Veltroni 55, Rosy Bindi 59. L’unico che ha un’età anglosassone è il 44enne Enrico Letta, anche lui – come i fratelli Miliband – con una carriera piuttosto veloce rispetto agli standard nostrani. Per il resto, dice Livia Turco (55) che “i giovani del Pd devono fare gavetta”, e probabilmente ha ragione: il problema è che quando avremo finito di fare gavetta noi, sempre ammesso che resistiamo, i fratelli Miliband avranno già lasciato la politica da un pezzo.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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