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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ora ‘duello’ tra 20 sigarette e Somewhere Primo un po’ in sordina. Ulivieri: “Merita” Il secondo Leone d’Oro delle polemiche E tra uno e l’altro parla il regista Amadei OGGI IN COPERTINA Carolina Crescentini

settembre 26, 2010 di Redazione 

E’ stata un’altra grande settimana sul giornale della politica italiana, che fa ogni giorno la propria parte per riportare al centro del dibattito pubblico il Paese. Lo stiamo facendo da mesi, ma è stato ancora più importante in queste ore ben simboleggiate dalla paradossale giornata in cui – mentre l’Istat certificava l’affossamento dei nostri giovani – sia la maggioranza (con la nuova puntata della faida) sia l’opposizione (impegnata in una Direzione nazionale in cui si è discusso, come sempre, il cosa ma non il come) erano occupate a parlare di loro stesse. Ma ora persino la nostra politica autoreferenziale di oggi comincia a prendere coscienza della totale distanza dal sentire degli italiani. E questo è solo il primo risultato di un percorso che ci porterà al ritorno alla politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Proprio perché anche questa settimana abbiamo in larga parte assolto al nostro dovere, come ogni domenica il Politico.it stacca e si dedica al cinema. Che sul giornale della politica italiana è in primo luogo Attilio Palmieri, il nostro giovane e talentuoso critico cinematografico, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E la guida ai film, ogni domenica, del grande critico-scrittore fiorentino. Guida – sempre più seguita e apprezzata – che oggi ci segnala uno dei film meno pubblicizzati e, contemporaneamente, più riusciti di questa stagione. Un film premiato a Venezia, cosa della quale non si è però accorto (quasi) nessuno, perché tutti erano impegnati ad azzuffarsi sul Leone d’Oro, che pure Ulivieri oggi recensisce. E di 20 sigarette parliamo con il suo autore, che è anche il protagonista della storia, tragicamente legata alla strage di Nassirya, che racconta. Non perdiamo altro tempo. 20 sigarette, per cominciare. Poi Amadei. Poi il film della Coppola. E oggi, come ogni domenica, in sala per un’altra domenica di grande cinema.

Nella foto, Carolina Crescentini, protagonista di 20 sigarette

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20 sigarette

REGIA: Aureliano Amadei
SCENEGGIATURA: Aureliano Amadei, Gianni Romoli, Francesco Trento, Volfango De Biasi
ATTORI: Carolina Crescentini, Vinicio Marchioni, Giorgio Colangeli, Massimo Popolizio, Gisella Burinato, Antonio Gerardi, Duccio Camerini, Luciano Virgilio,Alberto Basaluzzo, Orsetta De Rossi, Edoardo Pesce
Durata: 94 min

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di FABRIZIO ULIVIERI

Cominciamo subito dicendo che questo film senza le scene di guerra a Nassirya e senza Vinicio Marchioni soprattutto, che interpreta Aureliano il protagonista, sarebbe un film sulla media. Per fortuna le scene a Nassirya e le grandi capacità di Marchioni elevano il film ad un buon livello qualitativo. Questo Marchioni è un attore straordinario. E’ bravissimo (nella scena dell’ospedale quando i genitori di Ficuciello – Alberto Basaluzzo – vengono a trovarlo è così bravo che mi ha fatto piangere, lo ammetto…). Marchioni ha un cambio di marcia continuo nella recitazione. Per molti aspetti (in particolare per la grande capacità di mimica facciale) mi ricorda Bill Murray.

Se Amadei saprà resistere ad un tipo di cinema mosso ed a puzzle come all’inizio (abbastanza spaesante) e si concentrerà su un tipo di narrazione lineare come le scene in Iraq, sarà davvero in grado di fare un bel cinema.

Quando mostra le scene di guerra in Iraq compete in verità con i migliori film americani sul medesimo soggetto (“Green Zone” di Paul Greengrass, per esempio). Nelle scene in Iraq c’è il momento in cui si ride, in cui il film è anche divertente, ma c’è anche il momento della tensione, della paura, dell’ambiente ostile, della tragedia, del sangue, dell’orrore, del coraggio e della disperazione, dell’istinto di sopravvivenza e dell’incoscienza di fumare una sigaretta con un piede maciullato e il corpo lordato di sangue, disteso su un camion, con un bambino morto sul proprio torace, in viaggio verso un ospedale lontano.

Bella la fotografia nei momenti in cui il film cerca di esprimere la tensione del viaggio verso la tragedia. Belle le musiche.

Insomma se il sangue non vi disturba e la tragedia neanche andate a vedere questo film a due marce. Lo merita.

FABRIZIO ULIVIERI

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