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Parla il possibile leader del futuro Orlando: “Ora aiutiamo Bersani”

settembre 25, 2010 di Redazione 

La Direzione nazionale di giovedì ha ricompattato il Partito Democra- tico. Pigi apre ad un maggiore confronto interno e la minoranza veltroniana, pur mantenendo la propria posizione critica, prende atto che, come sostiene l’ex segreDario, «ora è il momento di serrare i ranghi». Questo ha comportato, di botto, anche la scomparsa del Pd dal dibattito pubblico. Il che, se da un lato conferma l’esito positivo della riunione dell’altro ieri, dall’altro ripone drammaticamente il problema che, poi, ne è alla base: cos’hanno da dire i Democratici all’Italia? «Che il mercato non è la soluzione a tutto, intanto, e che a partire da questo stiamo lavorando per darci un profilo forte», spiega a il Politico.it l’ex portavoce nella segreteria Veltroni, oggi responsabile Giustizia con Bersani. Un possibile candidato alla guida, come scrisse per primo, ormai più di un anno fa, il nostro giornale e come in seguito avrebbe convenuto, tra gli altri, Massimo D’Alema. A precisa domanda, dello stesso Attilio Ievolella che torna ora a sentirlo, Orlando si schermì: «Giuro di non averci mai pensato», fu la risposta. Ma se oggi è utile indagare su dove va il principale partito del centrosinistra, che il giornale della politica italiana indica come sola forza del nostro Paese – per l’onestà e la responsabilità della sua area di sensibilità e di opinione – in grado di assumere la leadership della costruzione del futuro dell’Italia, la cosa migliore è farlo con il parlamentare ligure, che non dice mai cose banali. Il colloquio. Sentiamo.

Nella foto, Andrea Orlando

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di Attilio IEVOLELLA

La maggioranza di governo si spacca, con una frattura oramai insanabile tra berlusconiani e finiani. E, per non essere da meno, anche il principale partito di opposizione, il Partito Democratico, ha provato a realizzare l’ennesimo scontro interno. Il redde rationem – almeno sul fronte Bersani-Veltroni -, in occasione della direzione nazionale tenutasi giovedì a Sant’Andrea delle Fratte, ha lasciato trasparire una strana sensazione, quella tipica della tregua armata. “Alla fine, il clima era sicuramente più positivo rispetto all’inizio della discussione… Che è stata vera, reale, non certo diplomatica. Abbiamo fatto un primo passo avanti, abbiamo chiuso una ferita…”, ci racconta Andrea Orlando, responsabile Giustizia del partito.

Resta da capire, e lo si potrà fare solo col tempo, se i nodi sono stati sciolti, o se, piuttosto, la sfida finale è stata solo rinviata. Per intenderci, lo scontro Bersani-Veltroni non ha ancora raggiunto i livelli Berlusconi-Fini. Per ora. “Ma il confronto è assolutamente diverso… – ribatte Orlando – Nel Pd nessuno mette in discussione la natura del partito e la democrazia interna, anzi il dibattito è serio e finalizzato a far crescere il partito. Per essere chiari, nessuno è stato espulso e nessuno ha manifestato l’intenzione di dimettersi. Almeno per ora…”. Eppure, dall’esterno, l’impressione è che lo spirito tafazziano, ovvero la tendenza a farsi male da soli, sia quasi genetico per il centrosinistra. Ad esempio, ma il Pd punta su un maggioritario ‘spinto’, oppure propende per alleanze ampie? “È vero, alle volte ci sono discussioni surreali nel Pd, e di sicuro si possono valutare positivamente o meno certe iniziative, come il documento promosso da Veltroni – ammette Orlando -, ma su certi punti, alla fine, c’è una visione omogenea: sull’esempio che lei proponeva, le posso dire che neanche Veltroni afferma che il Pd deve presentarsi da solo alle urne, anche perché, con questa legge elettorale, le alleanze sono indispensabili… A Bersani, in sostanza, è stata mossa un’osservazione critica: aver mostrato molta attenzione per le alleanze e poca per la vocazione maggioritaria”. Ovvero? “Cioè il fatto di aver parlato poco a tutto il Paese, a tutte le componenti della società italiana. Anche se, volendo muovere una critica alla critica, mi passi il gioco di parole, ci si dimentica di porsi qualche domanda sul come parlare al Paese e sul cosa dire, cioè quali messaggi, quali strumenti, quali simboli utilizzare per raggiungere tutti i cittadini”.

Così si ritorna, ancora una volta, l’ennesima, a parlare di contenuti. Da proporre al Paese. Difatti, il Pd – ancora in attesa di capire se a Roma, l’altro ieri, è stata siglata la pace o firmata una tregua temporanea – si ritroverà a Varese, il 7 e l’8 ottobre prossimi, per una piattaforma programmatica: sul tappeto, economia, fisco, occupazione, ovvero i principali problemi dell’Italia. “Situazione interna risolta? Come ho detto prima, è stato fatto un primo passo avanti, ma le rispondo no, perché non ho gli occhi foderati di prosciutto… Ora, però, è arrivato il momento di andare in strada a parlare con i cittadini, con gli italiani. E di affrontare due temi: l’idea, sbagliata, che il mercato possa risolvere da solo i problemi, anche rispetto alle esigenze della società, e su questo aspetto dobbiamo analizzare gli ultimi quindici anni della sinistra europea (e i due governi Prodi); la necessità di uscire dalla seconda Repubblica, caratterizzata da uno scollamento inimmaginabile tra politica e cittadini, e noi abbiamo il dovere di trovare una strada. In questa ottica, Pierluigi Bersani, col suo pragmatismo, sta portando avanti un progetto… tocca a noi dargli una mano”.

Perché tutto ciò si trasformi in un programma realizzabile, però, serve – o, forse, servirebbe – un vero partito. E su questo aspetto, paradossalmente, resta, ancora oggi, un enorme punto interrogativo. “Cauto ottimismo”, manifesta Orlando, che, dimostrando di conoscere gli elettori del Pd, riconosce: “…a ogni segno di divisione interna, il nostro popolo si incazza!”. Eppure, secondo Orlando, il centrosinistra deve avere pazienza perché “stiamo cercando di dare un’identità forte al Pd. Solo così si possono gestire bene anche i confronti interni, solo così si possono far convivere anime diverse in un partito, come il Pd, che deve avere un progetto ampio, capace di rivolgersi a tutte le componenti della società. E ciò significa contenuti, progetti, idea di società, e soprattutto soluzioni per i problemi dell’Italia e degli italiani”.

Strada percorribile, questa, per il Pd? La prima risposta dovrà arrivare già da Varese…

Attilio Ievolella

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