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Alla Camera il (nuovo) voto del disonore Quel freno a indagini su politica&camorra Se l’autoreferenzialità diventa complicità

settembre 23, 2010 di Redazione 

Nel ripartire in questa nuova giornata di politica italiana e, quindi, per noi, di Paese, mettiamo prima di ogni altra cosa il punto su quanto accaduto ieri. Qualcuno, in serata, si è chiesto se fosse stato più importante, per la nostra (?) politica, il “no” di Montecitorio all’uso delle intercettazioni telefoniche nell’indagine sui presunti rapporti tra il sottosegretario Nicola Cosentino e, appunto, la camorra, o la riapertura della ferita, sanguinante, tra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio ora che emerge l’ipotesi di un possibile dossieraggio – di cui Fini accusa Berlusconi di essere il mandante – da parte dei servizi (oggi smentito come «diffamatorio» da palazzo Chigi) nei confronti degli esponenti di Futuro e Libertà. Il giornale della politica italiana non ha dubbi: al di là della possibile, ulteriore degradazione della politica italiana – almeno da una parte del centrodestra – a lotta condotta con tutti i mezzi (il)leciti (per non parlare della gravità di un coinvolgimento dei nostri servizi che, per il momento, è doveroso escludere) e al di là del possibile de profundis cominciato a risuonare ieri su questa legislatura, è molto più significativo che il nostro Parlamento, «l’istituzione che per delega rappresenta la volontà dei cittadini», abbia di fatto posto un limite all’azione della magistratura volta a stabilire se «un uomo politico potente come Nicola Cosentino», oggi peraltro ancora membro del governo (!), abbia o meno (avuto) rapporti con l’anti-Stato. Ovvero a stabilire se lo Stato abbia (avuto) una quinta colonna della mafia (tra le altre) al proprio interno capace di influenzare la sua azione a vantaggio della criminalità, oltre a consentire (nostre) regalie a quest’ultima (che le usa poi contro di noi). La nostra politica che, come fosse connivente, dice “no” a vedersi garantita la condizione essenziale, forse, della propria legittimità: la propria onestà anche rispetto ad ipotesi di fatti, come detto, gravissimi. Quando l’autoreferenzialità, appunto, diventa autoreferenzialità sulla base di mancanza di onestà o, comunque, di responsabilità, quando non di connivenza. E getta un’ombra di disonore sulla nostra politica (del resto autoreferenziale e da rottamare di oggi), come ci dice ora Gad Lerner in questo editoriale. E dopo vedremo come, al contrario, l’Italia è un Paese sano, pronto a tornare grande non appena avrà modo di riavere nella propria cabina di comando persone oneste e responsabili come la gran parte dei cittadini di questo Paese. Lerner ora. Sentiamo.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Vorrei che ce lo ricordiamo tutti: il voto con cui la Camera dei deputati, cioè l’istituzione che per delega rappresenta la volontà dei cittadini, ha negato ieri l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche nelle indagini sui rapporti fra la camorra e un uomo politico potente come Nicola Cosentino, è come una macchia di disonore. Indelebile.

Una vergogna perpetrata col voto segreto e sostenuta con chissà quali argomenti indicibili pure da qualche parlamentare eletto nelle file dell’opposizione. Per non parlare dei “nordisti”, tutti compatti nel sostenere Cosentino. Che da oggi è il vero biglietto da visita del governo di cui fanno parte. La “camurria” di Montecitorio diviene simbolo di un paese in cui chi ha potere lo usa per calpestare la legge.

GAD LERNER

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