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In diretta dal Parlamento. Come si è salvato Cosentino di A. Sarubbi

settembre 22, 2010 di Redazione 

Il deputato del Partito Democratico racconta in tempo reale sul giornale della politica italiana i segreti del voto di pochi minuti fa sull’autorizzazione (o meno: e il segno della giornata è negativo) all’utilizzo delle intercettazioni nell’indagine sul sottosegretario. Le cui telefonate, dunque, non potranno essere utilizzate. Al di là degli (interessanti) politicismi che ora vediamo, è chiaro come anche il nostro Parlamento – nel senso dei suoi eletti – naturale espressione della nostra politica autoreferenziale di oggi, manchi – per larghe fette – di onestà e responsabilità. Ma questa è una nostra opinione. Sentiamo invece il deputato del Pd.

Nella foto, Nicola Cosentino

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di ANDREA SARUBBI*

Erano in 308 a difendere l’indifendibile Cosentino, eravamo in 285 a chiedere l’utilizzo delle intercettazioni: in attesa di quello che diranno domani i commentatori politici, provo due o tre riflessioni a caldo. Il vantaggio è che le scrivo in tempo reale, direttamente dall’Aula. Lo svantaggio è che forse non ci ho pensato abbastanza e quindi rischio di arrivare a conclusioni affrettate. Se leggete qualche fesseria, allora, abbiate pazienza.

La prima cosa che mi salta agli occhi, guardando il tabellone con i risultati del voto, è che la maggioranza stamattina non è arrivata a 316: teoricamente può dunque ballare, se stiamo ai numeri, ma sarebbe disonesto non ricordare che abbiamo votato solo in 593 su 630 ed è difficile credere che Berlusconi non avrebbe rimediato almeno 8 voti sui 37 mancanti.

La seconda è che, se guardiamo alla consistenza dei gruppi, Pd+Idv+Udc fa 269, mentre Pdl+Lega fa 296: sulla carta partiamo ad ogni votazione con un handicap di 27, e siccome abbiamo perso di 23 mi sentirei di dire che su Cosentino i finiani e il gruppo misto non hanno fatto la differenza.

Siccome i 30 del gruppo misto sono per definizione misti – vanno dai rutelliani all’Mpa, passando per i futuri sottosegretari ex diniani – facciamo finta che tutto quel gruppo abbia spostato verso la maggioranza un netto di 4-5 voti. Rimangono proprio quei 23 di partenza, che avrebbero potuto essere rovesciati dai 36 di Fli, ma così non è stato: certamente c’è stato qualche aiutino dall’opposizione (penso ai siciliani dell’Udc e non solo), però mi pare evidente che i finiani si siano spaccati.

In pubblico, nelle dichiarazioni in Aula e sui giornali, hanno annunciato che avrebbero votato a favore dell’autorizzazione; poi, nel voto segreto, sono andati in ordine sparso, proprio come aveva preventivato Berlusconi (che ieri parlava di 16 finiani pronti a votare con il Pdl).

Se il voto fosse stato palese, naturalmente, le cose sarebbero state diverse: l’Udc avrebbe dovuto votare compatta oppure si sarebbe spaccata, Fli pure, nel gruppo misto qualcuno sarebbe uscito allo scoperto sulla compravendita di deputati in atto. Avremmo mandato sotto la maggioranza? Non lo so, perché a quel punto probabilmente i finiani avrebbero trovato una via d’uscita (astensione?) e l’Udc pure: insomma, chi di noi si frega le mani pensando ad una maggioranza alternativa su determinati provvedimenti deve fare bene i conti con la realtà, perché in politica due più due non sempre fa quattro.

Lo dico anche a me stesso, pensando ai temi che mi stanno più a cuore: ora come ora, con la spaccatura in atto nel Centrodestra, avremmo teoricamente una maggioranza alternativa sulla cittadinanza ai minori nati in Italia o cresciuti qui, anche se il Pdl decidesse di votare contro.

Ma il voto di oggi, per quanto segreto, ci dice che bisogna lavorarci ancora, perché spesso in quest’Aula la tattica prende il posto della coscienza.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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