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Bar Democratico. Quel che manca è il progetto di Emidio Picariello

settembre 22, 2010 di Redazione 

Straordinaria puntata della rubrica Democratica (in tutti i sensi, e ora scoprirete perché – ?) del giovane dirigente del Pd e de iMille, che disegna con leggerezza gli scenari raccapriccianti dell’attuale loro dialettica interna. Dialettica nella quale Picariello – dal di dentro, come il suo giornale della politica italiana, dal di fuori – non si ritrova. Per due ragioni (non ci ritroviamo neanche noi). La prima è che tutto questo non è che un prolungamento in salsa para-democratica della solita autoreferenzialità della nostra politica, denunciata da il Politico.it. La seconda è che, in questa dialettica interna, emerge alla fine una linea che contraddice quella nella quale questo giornale crede, non perché abbia una specifica parzialità Democratica bensì perché è la linea necessaria a fare del Pd quel partito del Paese che, come abbiamo visto oggi magari con Udc e anche Fli, può, deve rifare grande l’Italia. Ma sentiamo tutto questo, dalla penna di Picariello.

Nella foto, Emidio Picariello

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di Emidio PICARIELLO

Uno dei peggiori disastri del Partito Democratico è la pace apparente che vi regna per lunghi periodi. Questo dare per assunto che ogni volta che non si è d´accordo su qualcosa se ne debba fare uno scontro irrimediabile o si debba tacere. In realtà questa cosa accade anche nella vita: la maggior parte delle persone considera come definitivo il conflitto. Invece non è così: qualche volta si può litigare senza che questa sia una vera e propria tragedia. Nel caso del Pd succede qualcosa di simile a quello che succede alle coppie che sopportano calzini lasciati in giro facendo finta che non sia importante: a un certo punto sbottano e rinfacciano il dentifricio spremuto dalla cima invece che dal fondo del viaggio di nozze.

Il primo che io ricordi è stato proprio Bersani. Voleva fare il segretario, D´Alema voleva che facesse il segretario, ma non sfidò Veltroni a quelle prime primarie. Attese. Logorò Veltroni. Adesso è segretario. La strategia funziona, se quello che ti interessa è la carriera personale o nella migliore delle ipotesi che la tua fazione prevalga. Così adesso Franceschini, la Bindi, Bersani, Letta – Marino per fortuna no – sono tutti d´accordo: larga allenza costituzionale. Poi però, dopo le eventuali elezioni, saranno tutti pronti a presentare il conto.

Lo scontro avviene sotto, ai livelli mediaticamente meno esposti: c´è un manipolo di veltroniani duri e puri che si scontra con la pattuglia di quelli che si sono definiti i “giovani turchi”. Qualche quotidiano dà i veltroniani addirittura in uscita dal partito, ma è ovvio che ciò non avverrà. I “giovani turchi” che poi sarebbero i “quarantenni per Bersani” sono usciti con un documento che da una parte appoggia – dovrebbe, ma non si capisce come – Bersani, dall´altra demolisce completamente il progetto del Partito Democratico come l´aveva immaginato Veltroni e con lui io e tutti gli altri “nativi” del Pd, gli “ex-niente”, quelli che non facevano parte né di Ds né di Margherita. La cosa davvero preoccupante di questo documento è il modo in cui è scritto: se avete un´ora e volete fare un viaggio nel tempo, fino agli anni settanta, leggetelo. Anche se tanti dei firmatare negli anni settanta erano appena bambini, casomai piccoli, lo stile è davvero quello di un pomposo, inutile, documento d´altri tempi.

Sono noioso, lo so, ma il documento è inutile, come quello di Veltroni e dei suoi veltroniani, perché ci dice esattamente come queste persone immaginano il Pd ma non riesce a farci sapere una parola di come immaginano la società italiana, oggi e nel futuro: l´assenza di queste informazioni programmatiche rende tutti questi documenti vera e propria carta straccia. Speriamo almeno che la gente non li stampi: è un peccato che gli alberi muoiano per fini così poco nobili.

Emidio Picariello

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