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Buttiglione: “Stella polare è bene PaeseSe stiamo cambiando la politica italiana Ma è Pd che può assicurarlo davvero (?) Crespi: ‘Però sì, rottami i vecchi dirigenti’

settembre 21, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il (nuovo) consigliere, autorevole e ascoltato, della nostra politica autoreferenziale di oggi, e il laboratorio nel quale si prepara quella del futuro. Una politica italiana onesta e responsabile, che faccia ogni sua scelta nel solo interesse della nazione. Un’idea semplice (persino banale) che nell’Italia di oggi diventa rivoluzionaria, e la chiave di volta della costruzione del domani. Un’idea che da mesi il giornale della politica italiana pone al centro del dibattito pubblico facendo discendere, a sua volta, unico nel panorama dell’informazione in Italia, ogni propria scelta da questo principio. Un messaggio che, ad esempio, ad ascoltare il presidente dell’Unione di Centro – che usa le nostre stesse parole – sta arrivando a destinazione. Poi bisognerà passare ai fatti. E questo apre un nuovo livello di discussione, che cominciamo ad affrontare – mentre continuiamo a spingere nella direzione principale – dopo avere cominciato ad ottenere il cambio di rotta. Secondo noi – è il senso della narrazione di oggi, cominciata con il pezzo sul leghismo in salsa svedese e che continuerà dopo – è la forza più naturalmente onesta e responsabile del Paese – il Partito Democratico, o meglio la sua area di sensibilità e di opinione – ad avere insieme il dovere e la potenzialità per farsi carico della leadership di tutto questo. Ma come sempre non ci limitiamo ad indicare il “cosa”, ma offriamo anche una traccia (o qualcosa di più) sul “come”: come il Politico.it va scrivendo da mesi, la chiave della costruzione del futuro dell’Italia è l’impostazione di un nuovo sistema-Paese, del quale l’innovazione sia la testa di una spina dorsale costituita da università e ricerca, e dalla scuola, con una rete (è proprio il caso di dirlo?) di formazione permanente a fare da mediatore con il lavoro e a rappresentare la chiave di risoluzione dei problemi legati alla mancanza (di continuità) di quest’ultimo. Ma su questo torneremo. Ora parliamo invece del Pd e della sua possibile missione storica. Per assolvere alla quale, ci dice però l’ex spin doctor del presidente del Consiglio, i Democratici devono disfarsi dei loro attuali dirigenti, che hanno avuto il merito di avviare il processo di cambiamento (dando vita al Partito Democratico) con questo superando probabilmente se stessi (al punto che non padroneggiano la loro stessa creatura e sono tentati di distruggerla) ma non «hanno (più) il fisico» per reggere la fase successiva. Ecco Crespi. E dopo proseguiamo scoprendo un esempio specifico di come l’onestà e la responsabilità possa essere la chiave dell’affermazione di un Paese.

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Sono sempre stato critico rispetto alle campagne di comunicazione del Partito Democratico: a cominciare dal verdolino: “Si può fare” di Veltroni fino all’ultimo bianco e nero di Bersani.

E’ il tentativo disperato di affermare un leader che non c’è e che non è riconosciuto nemmeno da tutto il suo partito. La scelta di non mettere il primo piano del viso, ma di tutto il corpo, seduto, ammiccante, con le maniche rimboccate, ci offre una personalizzazione che non è sostenuta da una personalità, usando la comunicazione pubblicitaria in modo totalmente slegato dalla realtà.

Quindi il soggetto e la sua realizzazione sono una forzatura che ha come obiettivo quello di rafforzare Bersani e non certamente il partito. Gli script poi, sia quello sulla disoccupazione, sia quello sulle tasse sono banali e mi ricordano tanto la campagna della Ferilli “Beato chi se lo fa il sofà” e quando il messaggio da semplice diventa banale produce quasi sempre un effetto contrario. Non esce dal proclama di denuncia: “Le tasse sono aumentate, manca il lavoro”, evoca un impegno generico, non indica soluzioni, progetti, visioni e leggendolo sembra che parli ancora di Berlusconi, non uscendo da un’ossessione che sempre di più diventa emulazione.

Nel Pd non mancano solo le idee, la forza di rappresentarle e la capacità di costituirsi alternativa, ma ormai manca anche la capacità di rappresentarsi, di esistere, se non all’interno di un micro cosmo che appare sempre di più la brutta copia di un passato. La verità è che i D’Alema, i Bersani, i Veltroni e tutti i loro emuli e colleghi sono sopravvissuti a se stessi e con la presunzione di essere i migliori si sono coperti di ridicolo e se il popolo della sinistra non avrà il coraggio di cacciarli mai si potrà tornare a sperare di riconnettere la sinistra con il futuro.

LUIGI CRESPI

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