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No, non c’è il declino nel futuro dell’Italia Sì, abbiamo le risorse per tornare grandi Ma serve progetto organico di sviluppo Per intanto…

settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sono mesi, prima che se ne occupassero anche altri quotidiani, che il giornale della politica italiana richiama il governo e l’opinione pubblica sul tema della mancanza di un titolare al dicastero di via Veneto. Che Berlusconi si ostina a non nominare, nonostante le ripetute promesse. Il che è, come scrive Massimo Giannini oggi su Repubblica, il segno di mancanza di responsabilità. Che non è un altro peccato da attribuire al mostro-Berlusconi, ma il concreto voltare le spalle alle esigenze del Paese. Esigenze che hanno una duplice urgenza: cercare di alleviare la condizione di sofferenza di chi si trova, già oggi, travolto dalla crisi; costruire il futuro dell’Italia. Dal ministero per lo Sviluppo economico, che potrebbe essere il trampolino di lancio per un futuro presidente del Consiglio con delle idee chiare su cosa fare del domani, potrebbe partire la spinta per quel ribaltamento di piano che vedrebbe l’innovazione balzare al centro di un nuovo sistema-Paese, per dare luogo appunto allo sviluppo. Uno sviluppo sostenibile e che, in quella chiave, non dovrebbe temere la concorrenza di Cindia. Lo ha scritto per primo ancora una volta il Politico.it: qualsiasi soluzione-tampone alla crisi di competitività con i colossi dei Paesi emergenti in campo economico non ci darà modo di reggere, a lungo andare, una competizione con loro che è, su questo piano, impossibile. Se quella sarà la nostra scelta, allora sì il declino sarà inevitabile. Se invece l’Italia acquisirà il controllo del mercato che sta un gradino sopra quello nel quale sfondano, oggi, le economie emergenti, il nostro Paese può conoscere uno sviluppo imprevisto e duraturo. Quel “livello” è dato da una produzione delle merci sempre più avanzata, e soprattutto dalla produzione delle idee, ovvero i concept dei prodotti che poi verranno realizzati dalle nostre industrie a quel punto attrezzate per farlo o, anche, da industrie straniere alle quali avremo venduto le nostre idee. E’ questa l’economia alla quale deve dedicarsi l’Italia, per potere aspirare a decenni di sviluppo. Il declino, appunto, non è affatto ineluttabile. Anzi. E’ ineluttabile il contrario, se solo ci rimettiamo a pensare al domani. Per farlo, è necessario intanto dare un segno di pulizia morale nominando colui che appunto dovrebbe – sotto la regia del capo del governo – cominciare ad occuparsi di tutto questo. Nominate quel ministro. Della cui “vacanza” ci parla, all’interno, Attilio ievolella.          Read more

Nostro omaggio al caduto in Afghanistan Ecco ieri i funerali di Alessandro Romani

settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana saluta il nostro parà rimasto ucciso il 17 settembre scorso. Alla cerimonia presente, in un modo o nell’altro, tutta una città, Roma, della quale Romani era un “figlio legittimo”. Alemanno decide di dedicargli i festeggiamenti per i 140 anni della Capitale. Il servizio è di Pietro Salvatori. Anche su Liberal.        Read more

L’onestà e la responsabilità danno i frutti Profumo: va via, ma guardate Unicredit… Possibile candidato alla leadership Csx?

settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’amministratore delegato lascia. Ma lascia, scrive Gad Lerner sul giornale della politica italiana, proprio per le sue onestà e responsabilità. Che nello speci- fico si declinavano in una guida della banca autore- vole e indipendente. Diverso da quanto accade a Corrado Passera, ad di Intesa San Paolo, che invece – è sempre l’analisi di Gad – finisce spesso per essere organico, anche nelle scelte strategiche alla testa dell’istituto di Bazoli, al sistema di potere che tesse le fila del Paese. Ma i risultati parlano a favore di Profumo, che lascia una banca che oggi è tra le più grandi d’Europa (e proprio per questo, anche, è nata l’ostilità leghista che ha svolto un ruolo nella sua “cacciata”, politica come quell’estraneità della quale abbiamo parlato). E, a prescindere da un possibile diretto impegno dell’ormai ex ad nella nostra politica tutto questo è la prova di come il modello che il Politico.it propone alla politica italiana e al Paese per il futuro sia l’unico che corrisponda all’obiettivo di fare il bene dell’Italia, (anche perché) può consentire di rifarla grande. Gad Lerner su Profumo dunque, prima di un servizio sui funerali del nostro militare rimasto ucciso in Afghanistan e l’ulti- mo, grande momento della nostra narrazione d’oggi. Read more

Buttiglione: “Stella polare è bene PaeseSe stiamo cambiando la politica italiana Ma è Pd che può assicurarlo davvero (?) Crespi: ‘Però sì, rottami i vecchi dirigenti’

settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il (nuovo) consigliere, autorevole e ascoltato, della nostra politica autoreferenziale di oggi, e il laboratorio nel quale si prepara quella del futuro. Una politica italiana onesta e responsabile, che faccia ogni sua scelta nel solo interesse della nazione. Un’idea semplice (persino banale) che nell’Italia di oggi diventa rivoluzionaria, e la chiave di volta della costruzione del domani. Un’idea che da mesi il giornale della politica italiana pone al centro del dibattito pubblico facendo discendere, a sua volta, unico nel panorama dell’informazione in Italia, ogni propria scelta da questo principio. Un messaggio che, ad esempio, ad ascoltare il presidente dell’Unione di Centro – che usa le nostre stesse parole – sta arrivando a destinazione. Poi bisognerà passare ai fatti. E questo apre un nuovo livello di discussione, che cominciamo ad affrontare – mentre continuiamo a spingere nella direzione principale – dopo avere cominciato ad ottenere il cambio di rotta. Secondo noi – è il senso della narrazione di oggi, cominciata con il pezzo sul leghismo in salsa svedese e che continuerà dopo – è la forza più naturalmente onesta e responsabile del Paese – il Partito Democratico, o meglio la sua area di sensibilità e di opinione – ad avere insieme il dovere e la potenzialità per farsi carico della leadership di tutto questo. Ma come sempre non ci limitiamo ad indicare il “cosa”, ma offriamo anche una traccia (o qualcosa di più) sul “come”: come il Politico.it va scrivendo da mesi, la chiave della costruzione del futuro dell’Italia è l’impostazione di un nuovo sistema-Paese, del quale l’innovazione sia la testa di una spina dorsale costituita da università e ricerca, e dalla scuola, con una rete (è proprio il caso di dirlo?) di formazione permanente a fare da mediatore con il lavoro e a rappresentare la chiave di risoluzione dei problemi legati alla mancanza (di continuità) di quest’ultimo. Ma su questo torneremo. Ora parliamo invece del Pd e della sua possibile missione storica. Per assolvere alla quale, ci dice però l’ex spin doctor del presidente del Consiglio, i Democratici devono disfarsi dei loro attuali dirigenti, che hanno avuto il merito di avviare il processo di cambiamento (dando vita al Partito Democratico) con questo superando probabilmente se stessi (al punto che non padroneggiano la loro stessa creatura e sono tentati di distruggerla) ma non «hanno (più) il fisico» per reggere la fase successiva. Ecco Crespi. E dopo proseguiamo scoprendo un esempio specifico di come l’onestà e la responsabilità possa essere la chiave dell’affermazione di un Paese. Read more

Pure in Svezia boom del partito xenofobo Se Italia è il laboratorio politico d’Europa Con problemi arriverà prima la soluzione (La) indichiamo (a)i Democratici da tempo

settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’analisi del nostro Andrea Sarubbi che state per leggere mostra chiaramente come nel successo del partito di Jimmi Akesson si ritrovino i caratteri di un fenomeno che noi conosciamo molto bene, perché, come quasi sempre accade al genio (nel bene e nel male) italiano, non lo abbiamo importato ma (ri)creato: il leghismo, ovvero il populismo non plebiscitario ma identitario, localista e razzista. Non certo una creazione di cui andare fieri, eppure è il simbolo delle potenzialità del nostro Paese di cui il giornale della politica italiana indica ogni giorno la possibile realizzazione: l’Italia è la nazione che più di tutte ha dentro di sé le risorse per tornare (e del resto di questo si tratta) al posto che le compete nel mondo, davanti a tutti, alla guida della civiltà; solo che non lo sa e, come il cittadino italiano depresso, finisce per utilizzare quelle risorse in chiave negativa e limitativa. Ma quelle risorse, e quella capacità “anticipatrice”, appunto, ci sono, e non è difficile prevedere – anche perché il Politico.it fa la sua parte perché tutto questo avvenga al più presto – come il nostro Paese, che da quindici anni naviga in queste acque, sarà anche il primo ad uscirne. Anzi, anche se – pure in questo caso – non se ne rende conto ha probabilmente già cominciato a farlo, e questo “inizio” si chiama Partito Democratico (al punto che, notate bene, gli xenofobi svedesi portano, demagogicamente, simbolicamente questo nome: loro hanno capito quello che D’Alema e Bersani sembrano invece far fatica a capire): quel partito del Paese – almeno nel suo compimento definitivo tratteggiato nei giorni scorsi dal nostro direttore – che proprio grazie a quella onestà e a quella responsabilità che in questi anni hanno rappresentato, paradossalmente, un limite, costituisce la vera chance, sia pure ancora in nuce, per un’Italia che voglia uscire da queste secche e ritornare grande. Ma anche di questo parleremo più tardi. Intanto, proprio con uno dei più moderni e Democratici dei dirigenti del Pd, vediamo come la Lega, di fatto, abbia oggi attecchito in Svezia. Read more

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