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(DIS)UNITA’ D’ITALIA
Se il presidente resta l’unico baluardo Con un centrosinistra piegato e confuso la Lega galoppa verso la secessione (?)

settembre 20, 2010 di Redazione 

Abbiamo visto le differenze che pas- sano tra la politica vera messa in campo da Vendola in Puglia e i «tatticismi» del Pd, oggi completamente autoreferenziale e rivolto su se stesso (anche perché quando si occupa del Paese non è in grado di farlo in modo efficace ed è come se non lo facesse). Ma quanto costa tutto questo all’Italia? il Politico.it ha scritto che i Democratici devono diventare il (vero) «partito della nazione», ma ad oggi la realtà è (appunto) esattamente l’opposta: con la loro inconsistenza, i più onesti e responsabili (ma lo sono – tutti – davvero?) della nostra politica autoreferenziale di oggi (e, soprattutto, del futuro) finiscono per non fare il bene di nessuno, anzi, creano le condizioni perché (ci) si faccia del male. In qualche caso, anche proprio alla Nazione, come idea. Succede con la Lega, che riempie il vuoto lasciato dal centrosinistra con le sue idee povere di individualismo (e localismo) sfrenato, per cui ognuno deve pensare a sé e gli altri sono tutti «ladroni», anche se sono italiani, nostri connazionali, nostri fratelli stretti, persone che si trovano sulla nostra stessa barca non per caso ma perché sono nostri familiari, siamo consanguinei e (dovremmo essere) uniti, siamo (per fortuna) inscindibilmente legati da una vita comune nella quale più remiamo tutti (assieme), più lontano andiamo (tutti). Ma la via più facile è difendere quel po’ che ciascuno di noi ha già smettendo di remare; così facendo la barca si fermerà e, oltre a non raggiungere il porto (che per noi è quello di New York, o in altri tempi quello di Genova; il porto dei porti, quello della nazione-guida del pianeta, non un porto qualunque), finirà per affondare. Perché tutto questo venga sconfitto, è necessaria una voce alta, autorevole, che faccia “venire voglia” della (nostra) nazione, offrendo un obiettivo che è quello, per noi, di ritornare grandi (quella «comune emozione» della quale parla Zagrebelsky). Nel nulla del centrosini- stra, compensato solo in parte dalla (ritrovata) indipendenza della destra liberale di Fini, l’unico freno (ma è soltanto un freno, e non il volano di un rilancio) viene dal capo dello Stato, che anche oggi, in occasione delle celebrazioni della (oggi perduta? Ne parleremo dopo) indipendenza dello Stato dalla Chiesa, parla di unità. Ecco come, nel servizio di Nicolò Bagnoli.

Nella foto, Giorgio Napolitano: spalanca gli occhi: «Rimango solo io?»

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di Nicolò BAGNOLI

Campidoglio. Commemorazione di Porta Pia e centoquaranta anni di Roma Capitale. Nel suo intervento il capo dello Stato (che ha ricevuto la cittadinanza romana onoraria) cita Cavour: “Roma, e solo Roma, deve essere la capitale d’Italia. Ed è mio doveroso impegno ed assillo che non vengano ombre da nessuna parte sul patrimonio vitale e indivisibile dell’unità nazionale, di cui è parte integrante il ruolo di Roma capitale, un ruolo che non può essere negato, contestato o sfilacciato nella prospettiva che si è aperta e sta prendendo corpo di un’evoluzione più marcatamente autonomista e federalista dello stato italiano”.

Dopo aver elogiato la capacità d’accoglienza della città eterna – “Le è propria una straordinaria capacita’ inclusiva, l’attitudine ad aprirsi e ad accogliere gli altri, ad abbracciare innanzitutto ogni italiano” – Napolitano rende “omaggio a Roma, più che mai capitale di uno stato democratico che si trasforma restando saldamente stato nazionale unitario”.

Alemanno rincara la dose, puntando l’indice contro le mancanze: “Suonano non solo dissennate, ma addirittura autolesioniste le invettive politiche che puntano a depotenziare il ruolo di Roma capitale”, rispondendo alle critiche sul decreto legislativo che ha trasformato il comune di Roma nell’ente locale speciale “Roma Capitale”.

“E’ impensabile – continua il sindaco – distribuire le sedi centrali dei ministeri su tutto il territorio nazionale, non solo per i gravi danni organizzativi ed economici che questa disgregazione comporterebbe, ma perché verrebbe così colpito il simbolo più importante dell’Unità nazionale”.

E’ chiara appunto la polemica anti-leghista: “Non esiste affatto una ‘Roma ladrona’ che alcuni si ostinano a stigmatizzare; Roma ha un gettito fiscale di 22 volte superiore alla cifra che ottiene grazie ai trasferimenti statali”.

“Roma – conclude l’ex ministro - deve ritrovarsi in una cultura capace di tessere storia risorgimentale, eredita’ cattolica, locazione universale e funzione nazionale. Ecco perche’ conferiamo particolare valore alla cerimonia che si è svolta questa mattina a Porta Pia, con la presenza del segretario di Stato vaticano, Cardinal Bertone insieme con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non si tratta piu’ di rimarginare la ferita storica del conflitto tra Stato italiano e Santa Sede ma di fare interagire sempre piu’ profondamente la storia risorgimentale, l’amore patrio e le virtu’ repubblicane con la cultura cattolica, e tutto cio’ che essa laicamente rappresenta per quel nuovo umanesimo piu’ volte invocato da Papa Benedetto XVI”. Qualcuno la pensa diversamente, e lo vedremo tra poco.

Nicolò Bagnoli

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