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***Il dibattito***
MA NOI SIAMO (ANCHE) CON I PRECARI
di MARIANNA MADIA*

settembre 18, 2010 di Redazione 

La deputata del Partito Democratico risponde, indirettamente, al nostro direttore che aveva sostenuto la necessità (per il Paese) e l’opportunità (per il centrosinistra) che i Democratici abbandonassero la rappresentanza tout court di determinate categorie (a cominciare da insegnanti e ricercatori) per abbracciare l’idea dell’impegno “nazionale” per il varo di un nuovo sistema-Paese (del quale proprio l’università e la ricerca e la scuola fossero la spina dorsale) per il quale ogni settore potesse conoscere una fase di sviluppo, ma proprio per consentire e favorire questo non potesse essere vincolato alla difesa di specifici interessi, ancorché legittimi. Madia, una delle maggiori esperte di lavoro in casa Democratica, e tra le parlamentari più attive sul fronte della riforma del mercato, con una spiccata sensibilità sociale che la fa muovere nell’interesse dei lavoratori, rivendica invece per il momento il ruolo precipuo di «partito del lavoro» della forza bersaniana, come da verbo del suo segretario, un ruolo del resto reso indispen- sabile da un presente nel quale il governo non mette mano ad un progetto di sistema (e dunque non assicura nessuna forma di sviluppo) e impone una ricetta liberista e, nel caso della scuola, di smobilitazione che richiede un’opposizione ben ferma contro questa duplice deriva. Dunque nessuna incompatibilità con la prospettiva indicata da Matteo Patrone, che riguarda la fase di ripartenza e non quella attuale. Sentiamo allora la deputata del Pd sul tema degli insegnanti precari, la cui posizione incerta rimane nonostante le rassicurazioni (e l’apertura di uno spiraglio) da parte ministro e lo spegnimento dei riflettori dell’opinione pubblica (che il giornale della politica italiana si preoccupa, piutto- sto, al di là della linea indicata, di riportare sul tema).

Nella foto, Marianna Madia

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di MARIANNA MADIA*

Esattamente come il settembre dello scorso anno è tornata appunto la protesta dei precari della scuola. Quest’anno con forme ancora più drammatiche, come gli scioperi della fame. E’ presumibile che anche l’anno venturo, con il progressivo taglio degli organici deciso a partire dal 2008 dal governo e votato dalla maggioranza di centrodestra, vi saranno nuovi licenziati e nuove drammatiche proteste.

Il precariato della scuola è un male che viene da lontano, di cui non è certamente unico responsabile l’attuale governo. In un editoriale di Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera questa lunghissima stagione viene definita come “l’età dei precari”, destinata a non finire mai. Ciò che occorre, sottolinea giustamente Belardelli, è la chiarezza. Il governo dovrebbe dire con certezza quanti insegnanti servono nella scuola, quanti ne può assumere e in base a quali criteri li assumerà. Di coloro che non possono entrare subito nella scuola occorre farsi carico in maniera seria e non con provvedimenti d’emergenza.

Di fronte a queste ragionevoli considerazioni abbiamo un ministro che ha detto inizialmente ai precari che non li avrebbe ricevuti perché fanno politica. Un ministro che al meeting di Rimini (del 2009!) aveva annunciato un nuovo sistema di reclutamento per i giovani di cui non si è saputo più niente. Un ministro che non dice nulla sui finanziamenti alla scuola (i famosi tagli lineari alla scuola criticati sin dall’inizio dal Pd e ora anche da Gianfranco Fini) che sfugge ai problemi.

Risolvere il problema precari della scuola non è semplice per nessuno, ma un po’ di chiarezza e soprattutto trattare le persone con dignità, non rifiutando persino di parlarci, è un buon inizio.

MARIANNA MADIA*

*Deputata del Partito Democratico

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