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Ma se sui clandestini oggi si può sparare la colpa – sì – è (anche) del centrosinistra Amenduni: “Leader senta come la gente” E Pd oggi è (solo) partito degli “stranieri” Con un intervento su Gheddafi di De Luca

settembre 16, 2010 di Redazione 

Se il popolo italiano teme per la propria incolumità, non ama il degrado che vede nella propria città, teme di perdere (o di non poter mai avere) il posto di lavoro, e riconduce tutto questo alla presenza, inizialmente indiscutibilmente “estranea”, di una persona che proviene da altri luoghi, ha un’altra cultura e anche caratteristiche psicosomatiche differenti, tutto questo configura un possibile caso di razzismo, ma la risposta non può essere gridare allo scandalo (da parte poi di una nostra politica che deve risolvere, non fare la claque) né prendere le parti solo delle persone che provengono da altri Paesi dando così la sensazione di essere loro (più) vicini. Anche perché questo significa non fare assolutamente nulla per rispondere alle paure degli italiani e far fare davvero, un passo l’uno verso l’altro i due “estranei”. Se oggi il “clandestino” è associato, nel nostro immaginario, al male assoluto è anche colpa di quella parte più onesta e responsabile della nostra politica che non si assume la propria responsabilità, appunto, di favorirla sul serio l’integrazione (che non è una parolina magica) e, di fatto, si pone da una delle due parti in causa senza svolgere il necessario ruolo di mediatore. La prima cosa da fare per favorire l’integrazione è sentire e pensare come un cittadino italiano impaurito, e pure un po’ razzista; porsi in quella prospettiva e capirne il bisogno di sentire la vicinanza delle istituzioni, che partano da lui, e non dall’”estraneo”; nel fare il lavoro necessario, che è un lavoro che richiede pazienza e non può essere sbrigato appunto pronunciando qualche parolina magica, per far sentire l’italiano a casa (così come dovrebbe essere naturale che fosse) e fargli provare l’orgoglio, e non la fatica, di accogliere lui, attivamente, altre persone nel proprio territorio, per vivere insieme, diventare una sola comunità e fare insieme grande questo loro – a quel punto, ma solo a quel punto, di entrambi – Paese. Il giornale della politica italiana lo ha scritto più volte e continuerà a farlo. Ora il segretario del Pli sulla risposta del governo alla mitragliata di Gheddafi.

La vignetta è di theHand

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di STEFANO DE LUCA

Una raffica di mitra sparata da una motovedetta regalata alla Libia dall’Italia ha colpito, come sappiamo, ad altezza d’uomo un peschereccio di Mazara del Vallo. I nostri pescatori sono riusciti a fuggire ed hanno miracolosamente salvato la vita. Sulla motovedetta libica c’erano anche dei finanzieri italiani. Il gravissimo episodio ci ha turbato, ma siamo stati subito rassicurati dal ministro degli Esteri che esso non avrà conseguenze nei rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Questo vuol dire che il barbarico dittatore libico potrà tornare a montare la sua tenda a Roma per ripetere i suoi mignottocratici corsi di Corano e proseguire ad insultarci impunemente, ricevendo in cambio aiuti e visibilità internazionale. Gheddafi, d’altronde, prosegue lungo una linea di perfetta coerenza: per lungo tempo ha consentito che le nostre coste siciliane venissero invase da disperati, ottenendo denaro e motovedette in cambio della promessa di un doveroso, maggiore controllo dei propri confini. La Lega, che in sede di Governo avallava tale linea, tuonava contro gli immigrati, che invece erano l’anello più debole della perversa catena.

Dopo avergli mandato per celebrare l’anniversario della sua rivoluzione, direi meglio del suo golpe, la pattuglia acrobatica dell’aeronautica, subendo la prepotenza di impedire le scie tricolori, al nostro presidente del Consiglio non rimane che regalare al suo sodale libico alcuni razzi di medio raggio con l’assistenza di qualche puntatore specializzato della Marina. Così Gheddafi potrà decidere di estendere ulteriormente le proprie acque territoriali fino alle coste della Sicilia, sentendosi quindi autorizzato a scagliare i missili ricevuti dal nostro governo, contro la nostra isola. Bossi ed i suoi potranno gridare forza Libia. Il ministro Frattini confermerà che la politica estera italiana nei confronti del brutale regime nordafricano non muta di una virgola.

STEFANO DE LUCA*

*Segretario del Partito Liberale Italiano

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