Top

Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino

settembre 15, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’Italia vive di rendita. La rendita lasciataci dai padri della nostra Repubblica in un periodo di grande necessità e (quindi) motivazioni, e in cui la qualità di tutti noi è tornata ad esprimersi in tutta la sua brillantezza: il Dopoguerra. Quando un popolo non ha più nulla, e sa che la responsabilità risiede tutta sulle proprie spalle, è quello il momento in cui, libero da alibi, torna a mettere in campo le proprie risorse, se le ha, e rinasce. Ed è quello che il nostro Paese ha fatto subito dopo la fine del regime fascista, che ci aveva lasciato a terra, e la guerra nella quale Mussolini ci aveva trascinato, rovinandoci. Quindici anni dopo l’inizio della Seconda Repubblica, l’Italia non è ovviamente nella stessa situazione, ma il patrimonio lasciatoci in eredità dalle generazioni precedenti (precedenti, s’intende, anche a quelle che hanno cominciato a sperperarlo) sta per non essere più sufficiente per vivere di rendita. E quando non lo sarà più, per noi potrebbe cominciare un periodo di minore ricchezza – diffusa – e una parabola discendente proprio su quel piano economico che, paradossalmente, è ancora quello che, grazie alla rendita, tutto sommato ci tiene ancora nella fascia alta dei Paesi del mondo. Il momento è adesso: se capiamo che muoverci ora ci consentirà di rilanciarci subito, potendo competere per tornare al vertice della civiltà, ci assicumeremo anni di grande benessere, e potrà forse essere altrettanto sistemico di quanto lo sia stato in questi cinquant’anni. Potremo insomma garantirci altri cinquant’anni (la cifra è puramente simbolica) di benessere e, se saremo particolarmente saggi, proseguiremo nel lavoro e lo accresceremo e consolideremo sempre di più. Tornando definitivamente nella posizione che ci compete. Si tratta, insomma, di fare di necessità virtù, come invita a fare il capo dello Stato, e di rifare grande l’Italia. Certo l’atteggiamento di questi ultimi mesi è l’opposto di quello utile: la presidente di Confindustria accusa la maggioranza (e la parte di Paese che va dietro alla nostra politica autoreferenziale di oggi, parte della stampa compresa) di pensare a «amati, cognati, appartamenti» invece di occuparsi di tutto questo. Il dramma della perdurante mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico è, appunto, un dramma, anche se ancora non tutti ce ne accorgiamo (molti di noi, purtroppo, se ne stanno accorgendo eccome). Facciamolo. Ciascuno faccia la sua parte: il governo raccolga la sfida di Fini e si rimetta a governare, il centrosinistra prepari progetti da proporre al Paese nel caso la maggioranza fallisca nel suo tentativo. Il giornale della politica italiana, in tutto questo, è il (nuovo) consigliere del presente che spinge tutti a muoversi verso il domani, che prepara. State con noi. Il futuro del Paese passa di qui. All’interno gli spunti della giornata.

Nella foto, il nostro richiamo: «Nominate il ministro per lo Sviluppo economico. Ora»

-

di Carmine FINELLI

In Francia si discuteva di una legge destinata a suscitare molte polemiche. La legge che vieta il burqa ed ogni tipo di velo che copra interamente il volto delle persone è stata approvata ieri. Non sono mancate le reazioni in Italia. Dopo il ministro Mara Carfagna che dal suo blog lancia l’appello affinché anche il nostro Paese vieti l’uso del velo integrale, oggi è la volta di Gianfranco Fini. “Il divieto di burqa è giusto, opportuno e doveroso”. Così il presidente della Camera si esprime commentando la decisione della Francia. Il numero uno di Montecitorio fa capire che sarebbe favorevole a un provvedimento simile anche in Italia “in ragione al valore contenuto nella nostra Costituzione relativo alla dignità della donna che non può essere sottoposta a violenze o a comportamenti indotti da gerarchie diverse da quelle della legge”.
Subito dopo, è il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni, ad annunciare che il suo partito presenterà entro venerdì un disegno di legge esattamente identico alla legge dello Stato francese. “Sarebbe infatti giusto approvare, anche nel nostro Paese, un provvedimento uguale: in tal modo risulterebbe molto più difficile per la Commissione europea contestarne la validità e i principi” sostiene Reguzzoni. “Inoltre, così operando faremmo giungere un segnale molto importante a tutti gli altri Paesi europei, con l’auspicio che un provvedimento simile diventi legge in tutto il vecchio continente. Costringere una ragazza – continua Reguzzoni – a celare il proprio volto è una pratica che non fa parte della cultura e dei valori dell’Unione europea. Viste le dichiarazioni del presidente Fini – conclude il capogruppo leghista – auspico che l’iter del provvedimento possa essere molto breve”.
Anche il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri afferma che anche in Italia dovrebbe essere approvata una legge simile: “In Italia è in vigore una legge che vieta di andare in giro mascherati per garantire l’ordine pubblico. Nessuno scandalo, quindi, se anche nel nostro Paese si procede in tempi rapidi all’approvazione di una norma come quella approvata in via definitiva dal Senato francese che vieta l’uso del velo integrale in luoghi pubblici”. Secondo Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte ed esponente leghista, “vietare il burqa è giusto, e non si tratterebbe di discriminazione, bensì di uguaglianza. In Italia esiste una legge che vieta ai cittadini di circolare mascherati, basterebbe farla applicare in modo uguale nei confronti di tutti”.
Dal Pd si levano invece voci dissenzienti. Vittoria Franco si scaglia contro le parole di Gasparri. “Gasparri svela il vero intento di una eventuale legge che vieti il burqa – afferma – non la libertà delle donne, ma la sicurezza, la difesa dagli attacchi mai sopiti dei fondamentalisti. Ma Gasparri prende anche una cantonata. La legge approvata dal Senato francese, infatti, non menziona esplicitamente il burqa o il niqab, ma parla di dissimulazione del volto nei luoghi pubblici, qualcosa di simile cioè alla nostra legge sulla sicurezza del 1975 che vieta di circolare in pubblico col volto coperto da indumenti o altro che impediscono l’identificabilità”.

Veltroni: “Garantirò che il Pd resti tale”. La giornata di mercoledì registra anche lo sfogo di Walter Veltroni. Il quale non intende richiedere ruoli all’interno del Pd e ammette di considerarsi “dentro e fuori”. Allo stesso tempo vorrebbe “mantenere viva l’idea del Pd così come è nato”.
In una intervista a “Gioia”, l’ex segretario del Pd torna sulla sconfitta del 2008 e sulle dimissioni del 2009. “Ho registrato ingiustizie e vigliaccherie. Fossi stato più giovane ne avrei sofferto” dice. E poi aggiunge: “Ultimamente ho girato l’Italia per partecipare alle feste dl Pd. E ho misurato un affetto più grande di prima. Rivedere i luoghi della mia campagna elettorale e ripensare a quelle piazze piene, a quella passione, fa male. Ma so di essere arrivato fin dove era possibile arrivare, di aver conquistato il risultato migliore della storia del riformismo italiano e di averlo fatto nel momento più difficile, dopo l’esperienza dell’Unione e delle sue intollerabili divisioni”.
Parlando dell’attuale situazione politica, Veltroni non è tra coloro che auspicano il voto anticipato: “Bisogna affrontare l’emergenza economica, cambiare la legge elettorale, far decantare la situazione, creare le condizioni per un confronto tra due schieramenti alternativi civili. E, tra un anno, andare al voto”. E poi ammette di sentirsi “dentro e fuori dal gioco politico perché io sono così, sono rimasto così, e continuo a essere convinto che una tavolozza a più colori sia più simile alla realtà della vita delle persone. Quello che intendo fare, e lo farò, è tenere viva l’idea del Pd così com’è nato. Senza richiedere ruoli”. In conclusione, una indicazione programmatica: “Giorni fa il Papa, parlando ai giovani, ha detto che il posto fisso non è tutto. Non sarà tutto, ma è abbastanza. Penso che si debba ripartire da lì: i giovani devono avere diritto a un posto di lavoro fisso, dall’inizio della loro carriera, con un sistema crescente di tutele. Non è vita quella di chi cresce senza alcuna certezza per il proprio futuro”.

Napolitano e la scuola. Il capo dello Stato torna a parlare e invita il governo a riservare più risorse per la scuola italiana. “Bisogna costruire qualcosa di simile al clima di grande slancio che c’era nel 1945, dopo la guerra. Si era molto motivati. Occorre un rilancio morale e ideale della politica, che è ricerca delle soluzioni possibili ma richiede preparazione e moralità”. E’ quanto pensa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il pensiero che emerge dalle risposte ad alcune domande fatte dai giovani partecipanti al Giffoni Film Festival, conferma le parole pronunciate martedì da Salerno.
La prima carica dello Stato ha poi affrontato con i ragazzi le tematiche relative alla crisi in cui si dibatte il sistema scolastico: “Servono più risorse per la scuola ma anche più qualità in termini di attività formative e impegno a produrre buoni risultati. Certo dipende dalle risorse, dagli ordinamenti ma anche dagli insegnanti”.
Poi Napolitano si sofferma sulla Costituzione: “Non dimentichiamo che nella Costituzione della Repubblica ci si riferisce ai capaci e ai meritevoli, cioè la costituzione indica una strada che e quella di di conoscere e incoraggiare il merito, chi si applica di più e chi realizza di più e bisogna andare avanti in questa direzione”.
Infine, Napolitano aggiunge: “Il mio dovere è quello di rimanere fuori dalla mischia perchè così ha voluto chi ha scritto la Costituzione. Io sarò il presidente di tutti fino all’ultimo giorno del mio mandato”. A quanti gli domandavano quale fosse l’escamotage del presidente della Repubblica per rimanere neutrale senza tradire le proprie idee, il capo dello Stato ha risposto: “Non c’è nessun trucco. Si può essere neutrali senza tradire le cose in cui si crede”.

Carmine Finelli

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom