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Maroni: ‘Ma pensavano fossero migranti’ E’ (dunque) lecito sparare ai clandestini? In un altro Paese ora si sarebbe dimesso

settembre 15, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana aveva deciso di dare poco spazio alla vicenda della motovedetta libica da cui si sono messi a mitragliare contro un nostro peschereccio. Di per sé, altro non è che la conseguenza dei rapporti che intercorrono tra uno dei primi sette Paesi industrializzati al mondo, quello che lavoreremo perché possa tornare al posto che gli compete al centro e al vertice della civiltà, e una delle poche dittature rimaste nel 2010 (perché in un mondo che va verso una sempre maggiore civilizzazione, la prima caratteristica di una dittatura è semplicemente l’anacronismo). Come fa notare Marco Travaglio, il paradosso (ovvero il dato inspiegabile in quanto fuori dalla logica politica) è questo mentre l’episodio della mitragliata è, appunto, una naturale conseguenza che ci dà modo di riconvogliare la nostra attenzione sulla questione di fondo. Dunque, il primo, un fatto che definiremmo psicologico (ancorché tragicamente reale) in quanto figlio della psicologia della politica italiana autoreferenziale e plebiscitaria di oggi, e nello specifico della politica estera personale e tendente a privilegiare i rapporti con capi di regime border line del presidente del Consiglio. Un fatto che il ritorno alla politica vera consentirà di lasciare alle spalle e di dimenticare (quasi) come un (brutto) sogno. Ma poi il ministro dell’Interno “spara” (a sua volta) la battuta che leggete nel titolo. Che significa sostanzialmente che, secondo Maroni, la mitragliata ad altezza d’uomo sarebbe stata legittima qualora sul peschereccio si fossero trovati dei migranti privi di permesso di soggiorno. Dunque che i migranti privi di permesso di soggiorno – i clandestini – possono essere colpiti. La parola-chiave, strumento del populismo leghista, è: clandestini. Nel nostro immaginario, sarebbe politicamente controproducente negarcelo, il clandestino è una persona fuori dalla legge, un poco di buono, una persona «sospetta», qualcuno che non è magari lecito colpire ma contrastare anche con forza sì. Da qui discende probabilmente parte della facilità con la quale il messaggio di Maroni è potuto passare nel Paese, senza che si accendesse la polemica feroce che, in realtà, tutto questo avrebbe meritato. Dunque è anche un fatto di comunicazione. Chi non può accettare prese di posizione come queste ne tenga conto. Donadi ci riporta ora nell’arena, dove Idv ha chiesto la revisione dei patti con la Libia.              

Nella foto, il ministro dell’Interno: (contrito – ? – e ammutolito)

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di MASSIMO DONADI*

Roberto Maroni, il ministro dell’Interno targato Lega: “Pensavano fossero migranti”. Così il titolare del Viminale ha liquidato la faccenda ieri, giustificando sostanzialmente i libici e le loro raffiche di mitra sparate ad altezza uomo contro un peschereccio italiano, colpevole di apparire come una nave di clandestini.

Al di là del fatto gravissimo che sono stati sparati colpi contro un’imbarcazione di cittadini italiani e sulla quale tra l’altro erano presenti anche alcuni nostri militari come osservatori – già tanto dovrebbe bastare al governo italiano per chiedere una ferma condanna da parte del paese responsabile e non semplici e banali scuse – contro un’imbarcazione di clandestini è lecito sparare? Per Maroni, ovvero colui che dovrebbe sovraintendere alla sicurezza nel nostro paese, in terra, aria e acqua, se sei o anche solo sembri un clandestino hai diritto ad una sventagliata di mitra?

Tanto sarebbe bastato, in un paese normale di fronte a parole tanto gravi, per chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno, evidentemente inadatto a guidare un dicastero così delicato ed importante. Invece, nessuno nel governo non solo non ha sentito il dovere morale e politico di condannare senza se e senza le parole di Maroni ma neanche di prenderne più genericamente le distanze, neanche quei tanti parlamentari cattolici del Pdl, a corrente alternata nella difesa dei valori cristiani, pronti a genuflettersi al Vaticano e al razzismo vergognoso al Carroccio, il vero padrone di questo governo, ma a fregarsene quando in gioco c’è la vita di persone, colpevoli di essere immigrati.

Per quanto mi riguarda, Maroni può tenersi stretta la sua licenza di uccidere ed usarla come e quando crede per aizzare le folle durante le feste in Padania, o i raduni del Carroccio a base di ampolle e riti celtici. Quando in gioco c’è il mio paese non accetto azioni e parole becere.

Per questo, Italia dei Valori presenterà al più presto una mozione che impegni il governo a rivedere il trattato con la Libia, affinché nell’azione di respingimento dei clandestini venga garantito il rispetto dei diritti umani. Siamo pronti a portare la questione anche alla Corte di Giustizia Europea.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo di Italia dei Valori alla Camera

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