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Il futuro dell’Italia. Il Pd rappresenti bene del Paese di Matteo Patrone

settembre 14, 2010 di Redazione 

Editoriale del direttore che dice la sua sull’attuale crisi del centrosinistra, tutt’oggi impegnato più a discutere di formule e formulette che a concepire (invece) un progetto per l’Italia. E lo fa seguendo proprio lo schema opposto: non una “critica” alle dinamiche attuali ma una proposta completamente nuova e indipendente per il futuro del Paese. Matteo Patrone indica ai Democratici la possibile chiave dalla quale fare discendere, poi, la specifica ricetta per la costruzione del domani: diventare il “partito dell’Italia”, scegliendo come stella polare il suo bene, a prescindere da qualsiasi categoria ideologica e rappresentanza di specifici interessi. «Il centrosinistra – scrive il direttore – deve porsi l’obiettivo di fare solo ed esclusivamente il be- ne dell’Italia, facendo discendere da questo princi- pio, e non da una serie di priorità “di sinistra”, le pro- prie proposte e poi le proprie scelte per governare».

Nella foto, il simbolo della nazione

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di MATTEO PATRONE

Se il centrosinistra vuole essere credibile e tornare a vincere le elezioni, deve fare, per parlare per simboli, ciò che fece Blair in Inghilterra. Che non significa applicare la ricetta della destra in forma edulcorata. Non è, tanto per capirci, l’ipotesi messa in campo ogni giorno dal Riformista. Il centrosinistra è, per sua natura, la parte del Paese più onesta e responsabile. E questo deve mettere in campo. Porsi l’obiettivo di fare solo ed esclusivamente il bene dell’Italia, facendo discendere da questo principio, e non da una serie di priorità “di sinistra”, le proprie proposte e poi le proprie scelte per governare il Paese.

In particolare, ad esempio, sia per ciò che riguarda la scuola sia per ciò che riguarda l’università e la ricerca, il centrosinistra non dev’essere il partito che difende tout court gli interessi degli insegnanti e quelli dei ricercatori. Anzi, potremmo provocare sostenendo che, a loro prima che agli altri, deve lanciare la propria sfida. Ecco in che senso. Un centrosinistra che si facesse – come con Bersani ha la tentazione di fare – puro rappresentante di quei, sebbene legittimi, cartelli di interesse, sarebbe destinato a rimanere minoritario tanto più in un Paese che, oggi, non ha più alcuna cultura della scuola, dell’università e della ricerca. E non farebbe il bene dell’Italia.

Il bene dell’Italia passa attraverso la costruzione di un nuovo sistema-Paese del quale l’innovazione sia la testa, l’università e la ricerca e la scuola la parte alta e la parte più bassa della spina dorsale, di una schiena che si chiama cultura.

La scuola, ma soprattutto l’università e la ricerca di oggi sono figlie dell’attuale sistema, e non hanno necessariamente il fisico (usiamo, solo per questa volta, una tipica metafora bersaniana) – nemmeno nelle loro risorse umane – per reggere una nuova fase nella quale devono diventare il motore del Paese.

E’ vero che le università italiane sono universalmente riconosciute – lo dicono, tra le altre, classifiche di merito stilate in questi decenni; lo dice l’afflusso di studenti stranieri costretti poi a lasciarci solo per cominciare il proprio ciclo di ricerca – come tra le migliori al mondo. E il tartaro ha colpito soprattutto la mobilità interna, quindi non si tratta tanto di azzerare quanto piuttosto di ricambiare. Ma anche il ricambio deve seguire criteri di merito, e non rappresentare soltanto una soluzione ad un problema sociale.

Al di là comunque dell’ambito specifico preso ad esempio, ciò che conta è il principio: il centrosinistra deve farsi carico del bene del Paese, facendo discendere da quello la propria scala di priorità. E non rappresentare specifici interessi.

Se lo farà, se ci proverà, se farà capire di avere questo nella testa e nel cuore, potrà avviare un lungo ciclo di governo nel quale nessuno, nell’Italia che in questi anni ha votato in maggioranza a destra, sentirà la mancanza dei conservatori. Come in Inghilterra. Dove Blair ha governato per 10 anni ininterrottamente. Azzerando i Tories.

MATTEO PATRONE

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