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Anche Ichino contestato dai centri sociali Oggi la nostra politica è autoreferenziale Ma solo la democrazia è la risposta a mali A Grillo diciamo: no, scegli solo la politica

settembre 14, 2010 di Redazione 

Il giusla- vorista e senatore del Pd “aggredito” (verbalmente) alla Festa Democratica di Milano, ancora una volta dai giovani estremisti di sinistra. Succede dopo che a Torino un altro dei protagonisti della nostra politica sul lavoro, il segretario della Cisl Bonanni, aveva subito uno stesso trattamento. Di altra matrice è la contestazione a Schifani. Nei primi due casi si registra una pericolosa sovrapposizione tra i fatti di oggi e quelli di una stagione che è la negazione stessa della libertà e che non vogliamo rivivere nel nostro Paese: la matrice (movimenti border line che fanno riferimento ideologicamente alla sinistra estrema, della quale pure non fanno parte), le persone oggetto degli attacchi (uomini impegnati per la riforma, più o meno condivisibile, non è questo il punto, della legislazione sul lavoro), le modalità (violente o prossime ad essere tali, ben oltre la semplice e democratica contestazione), sono, grosso modo, le stesse. Nel caso di Schifani si è trattato di una contestazione, ancorché poco civile, da parte di altri giovani (e non) che fanno riferimento al movimento di Grillo, e che prescindono dal confronto sul tema specifico del lavoro e non hanno usato né intendono usare violenza nell’esprimere le loro riprovazioni. E tuttavia, come ha scritto in tempi non sospetti Gad Lerner sul nostro giornale, l’humus nel quale tutto questo emerge è costituito da due insiemi che si intersecano: da un lato una deriva della legislazione sul lavoro in un senso marcatamente liberista che ha tolto umanità, va detto senza reticenze, al mercato del lavoro, quando questo mercato esiste (e quando non è letteralmente tale). E ha buttato sul lastrico del futuro tutti i nati dopo la fine degli anni ’70. Dall’altro la nostra politica autoreferenziale che, nell’intersezione, priva di soggettività si piega all’economia e al liberismo senza guidare più il mercato del lavoro, visto che la deregulation (più o meno) selvaggia non può essere considerata una linea strategica, e per il resto non risponde più a nessuna delle esigenze del Paese. La risposta a tutto questo si chiama democrazia. Non le semplici contestazioni, mai, ovviamente, la violenza, che provoca solo altri danni a discapito di altre persone. La democrazia è invece l’impegno per cambiare le cose, quello al quale, saggiamente, lo stesso Grillo è giunto alla conclusione di doversi dedicare. A Grillo in particolare ora diciamo: non indulgere all’utilità della cassa di risonanza delle contestazioni, perché favorisce anche la risollevazione delle frange che, a differenza di voi, praticano pure la violenza. Scegli decisamente la politica, come in parte appunto stai facendo, e contribuisci a cambiare questo Paese. Massimo Donadi, all’interno, ristruttura questo invito del giornale della politica italiana in una forma più parziale e politicistica, ma comunque funzionale a raggiungere lo stesso obiettivo. A tutti coloro che non si accontentano, perché non possono, di questa nostra politica autoreferenziale di oggi, diciamo: il giornale della politica italiana c’è; e continuerà a fare la sua parte, con onestà e responsabilità, per cambiare lo status quo. Donadi ora. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.

Nella foto, Beppe Grillo e la tentazione di percorrere due strade che sono, però, in rotta di collisione l’una con l’altra

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di MASSIMO DONADI*

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Un vecchio detto che ben si addice alla situazione politica, in particolare a Beppe Grillo. Il comico genovese è diventato in questi anni, grazie soprattutto alla rete, un punto di riferimento per centinaia di migliaia di persone. E’ diventato un leader politico con una sua lista, il Movimento Cinque Stelle. Sicuramente una novità positiva nell’asfittico panorama politico italiano. Ma anche un grosso, enorme rischio, che paradossalmente può trasformare Beppe Grillo nella polizza vita di Berlusconi. Poco conta, di fronte a questo rischio, che molti punti del programma siano in comune con l’Italia dei Valori. Poco conta che Grillo dica cose giuste e denunci nefandezze. La cosa che più conta è che la sua lista, fuori dall’alleanza di centrosinistra, disperderebbe un patrimonio di voti, togliendoli ad una coalizione con reali chance di vincere le elezioni. Con questo sistema elettorale, ogni voto tolto al centrosinistra è un voto regalato a Berlusconi. In questo scenario, Berlusconi benedirebbe Grillo come il suo più fedele alleato. Più di Bossi.

Purtroppo le mie non sono folli elucubrazioni, ma considerazioni concrete, basate sui flussi elettorali e sui numeri. La scelta di correre da soli farebbe – forse- scattare qualche seggio per il movimento Cinque Stelle, ma farebbe – di sicuro – perdere il centrosinistra. E non è vero che centrodestra e centrosinistra sono uguali, questa è una vulgata da combattere. Non è vero che siamo uguali.

Se nel centrosinistra ci fossimo noi e Grillo insieme, lo contamineremmo e lo cambieremmo per sempre con i nostri comuni valori e le nostre idee. Con tutti i difetti ed i limiti, che noi abbiamo sempre denunciato e non occultato, il centrosinistra non ha un Berlusconi ed ha un’idea di società profondamente diversa dal Pdl.

Detto questo, una precisazione: l’Italia dei Valori vede in Grillo e nel suo movimento una ricchezza, una risorsa da coinvolgere nel progetto dell’Italia futura. Per questo motivo crediamo che Bersani, o chi per lui, debba aprire ai grillini. Noi siamo disponibili a fare da pontieri per l’estensione dell’alleanza, perché la riteniamo una carta vincente. Crediamo anche che Grillo debba assumersi la responsabilità di guidare il suo movimento all’interno di una coalizione per costruire un’Italia migliore. Fuori dalle secche di una protesta che alla lunga rischia di essere sterile o travolgere tutto e tutti, alimentando il sentimento di antipolitica. Sta a loro, ora, decidere. Berlusconi è alla finestra che aspetta e spera.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

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