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Diario. Se avevamo (ancora) ragione noi TgLa7: ‘Verso accordo nella maggioranza’ Ma Ue: ‘Ora Italia cresce meno degli altri’ Ribadiamo: adesso Cdx pensi ‘governare E per il futuro una rivoluzione culturale

settembre 14, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Luca Ricolfi, il sociologo del federalismo: «E’ probabile che il governo vada avanti un altro po’, e che la crisi possa tornare in superficie tra qualche mese». Il “soccorso bianco” di 20 (?) parlamentari riuniti dal Pri (è proprio il caso di dirlo?) Nucara. Ma soprattutto la nuova convergenza tra Berlusconi e Fini, con la mediazione via lodo sulla giustizia (? per il premier). Oggi lo racconta il telegiornale di Enrico Mentana, dando conto di un incontro “segreto” tra Bocchino e Alfano. Ma a “leggere” la propensione per primo, quando ancora erano solo avvisaglie, è stato ancora una volta il giornale della politica italiana la scorsa settimana. E’, come abbiamo (anche qui, per primi) scritto più volte, quello che serve al Paese, almeno per la parte della maggioranza. Anche se, come dice Ricolfi, è probabile che tutto questo rappresenti solo un momento di quiete prima di una nuova, prossima, definitiva tempesta (magari a cavallo tra le primavere del 2011 e del 2012). Il tema delle elezioni anticipate non è dunque del tutto espunto. Anzi. Ma non è tanto in questa chiave, quanto per ciò che abbiamo ribadito oggi – un progetto complessivo per rilanciare il Paese è quello che serve a quest’ultimo e anche al centrosinistra – che il Politico.it richiama la necessità, per l’opposizione, di pensare a lavorare non (tanto) per costruire una coalizione o anche un semplice “programma” quanto per preparare un completo ribaltamento di piano. «Solo l’innovazione ci può dare nuovo lavoro», è il modo in cui lo dice il segretario del Pd. Noi lo diciamo (da mesi) così: l’innovazione sia la stella polare (del progetto) di un nuovo sistema-Paese, fondato su una rete di formazione permanente in grado di contribuire anche decisamente a ridurre, se non a risolvere, il problema del(la mancanza di) lavoro, direttamente (chi non lavora studia e si prepara a fare altro lavoro maggiormente specializzato e avanzato e viceversa) e naturalmente per la via della crescita che si determinerebbe. Tutto questo contribuendo così a fare dell’Italia un grande campus a cielo aperto, nel quale la cultura cessi di essere una voce in bilancio e torni ad essere IL, bilancio, anche grazie ad una tivù pubblica che accompagni – con un nuovo impianto che coniughi qualità, educativa, e accessibilità popolare in uno straordinario circolo virtuoso – il cambio di prospettiva. Il racconto della giornata, intanto, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, il presidente del Consiglio: si sfrega le mani per l’allargamento (?) della maggioranza e la ritrovata convergenza con i finiani

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di Ginevra BAFFIGO

La scuola riapre i battenti, e con la ripresa delle lezioni riprendono anche le proteste, dentro e fuori i palazzi della politica italiana. Un grande fermento che si riversa nelle strade e nelle piazze, conferma l’andamento di cui vi abbiamo dato raccontato in questi mesi: questo sarà un caldo autunno. Per certi versi caldissimo.
Basta guardare alla maggioranza che, un tempo monolitica, sembra ora declinare i suoi giorni in nuove definizioni di sé, palesi segnali della sua frammentazione e della ricerca di una quantomeno precaria, ma funzionale unità.
Ad ogni modo, «ci sono i numeri» per costituire alla Camera un gruppo parlamentare di «responsabilità nazionale», in grado di puntellarla. Il segretario del Partito Repubblicano Italiano, Francesco Nucara, lo fa sapere dopo un incontro con il presidente del Consiglio.
Nucara ha dunque portato a termine il compito che gli era stato affidato: trovare almeno 20 deputati disposti a migrare in un nuovo gruppo parlamentare, che dovrebbe consolidare la maggioranza in vista degli ultimi giorni di questa legislatura. «I numeri ci sono, mi pare che raggiungiamo la ventina senza iniezioni dal Pdl – annuncia Nucara – È gente che non ha già votato la fiducia, tranne me, Pionati e quelli di Scotti». Missione compiuta dunque? Il segretario si direbbe convinto. La soglia minima c’è, ma chi siano questi 20 Nucara non lo vuole ancora rivelare.
Intanto però nei palazzi romani certi segreti sono difficili da mantenere.
Dei 20, cinque dovrebbero venire dalle file del movimento NoiSud del già nominato sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti; tre, dai Liberaldemocratici, Melchiorre, Tanoni e Grassano; due Repubblicani Popolari e ovviamente lo stesso Nucara. Nei giorni passati tre esponenti delle minoranze linguistiche sembravano essere finiti in lista: due della Svp e uno dell’Union valdotaine, che in sede locale ha già stretto accordi con il Pdl.
Oggi però molti nomi dati per certi, tornano a pensare la propria posizione.
Dall’Udc arrivano infatti smentite: non aderiranno, almeno per ora, Mario Tassone, Calogero Mannino, Lorenzo Ria, Giuseppe Drago e Michele Pisacane.
Dal canto loro i 5 deputati dell’Mpa del governatore della Sicilia Lombardo, così come i 35 finiani di Futuro e Libertà, non negheranno la fiducia al governo, ma non per questo rinunceranno alla propria autonomia.
Facendo un rapido conto, attualmente i deputati Pdl sono 237, quelli della Lega 59, per un totale di 296. Sommati i 20 si potrebbe quindi assicurare una maggioranza “autosufficiente” di 316.
Il nuovo gruppo si appresta dunque alla sua formalizzazione in vista del discorso che a fine mese Berlusconi terrà nell’aula di Montecitorio. Nucara assicura che tale gruppo potrebbe nascere «o qualche giorno prima o subito dopo» le dichiarazioni del 28 settembre. Poi in qualità di capogruppo in pectore, il segretario Repubblicano rilascia una prima sibillina dichiarazione sul premier: «Credo, da buon calabrese, che la gratitudine sia un valore. Se non fosse stato per Berlusconi nel 2001, oggi non sarei segretario del Pri. Sono suo amico da 10 anni, non mi deve promettere nient’altro, perché gli devo già tutto». Non vi sarebbe stata dunque alcuna contropartita, se non in senso retroattivo, sostiene dunque il Repubblicano.

Per chi suona la campanella? Riprendono le lezioni così come le proteste. Nessuno è sorpreso. «La scuola ci sta crollando in testa per colpa di questa riforma». Questa riforma. Questo ministro. Ma i manifestanti di oggi hanno visto diverse legislature, e diversi ministri, e nessuno guardandosi indietro torna con un sguardo nostalgico.
Bandiere e slogan, studenti e precari del sapere, davanti alla sede del ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, oggi erano uniti nella protesta contro la riforma del ministro Mariastella Gelmini.
Strutture fatiscenti, fondi sempre più scarsi e poco spazio anche per chi è costretto ad accettare un lavoro precario. ??Ma il ministro è impassibile: «Non ricordo un anno scolastico che non sia stato accompagnato da una serie di polemiche e proteste. La scuola mette al centro gli studenti e non gli interessi corporativi». Ed infatti, tutto si svolge secondo l’agenda della titolare di viale Trastevere: dal carcere minorile di Nisida, invia il suo augurio di ‘buon inizio’ ai ragazzi, come già l’anno scorso. Dopo una rapida visita ai piccoli degenti del policlinico Gemelli – sede di una sezione scolastica “eccellente” – dà il via ufficiale all’anno 2010-2011.
Nessun intoppo dunque.
Il ministro dice di aver fatto i compiti con un certo orgoglio: «Proprio ieri – spiega – abbiamo effettuato un controllo con gli uffici scolastici regionali e riteniamo che l’anno scolastico possa essere avviato in maniera regolare. Tutte le immissioni in ruolo sono state fatte così come le supplenze sono state assegnate». Entrando poi nel merito della riforma delle superiori, il ministro delega la responsabilità della riuscita agli insegnanti: «Il governo ha predisposto questa riforma ma la sfida deve essere raccolta innanzitutto dagli insegnanti perché a loro tocca l’onere di applicarla e di collaborare per rendere la scuola davvero un’istituzione eccellente».
Mal pagati, svalutati nel loro portante ruolo sociale e piegati ad una logica d’azienda, vediamo davvero pochi insegnanti disposti ad accettare la sfida del governo, se non per un romantico slancio eroico. Soprattutto sapendo che malgrado stia a loro far sì che la riforma si compia, gli allori della vittoria verranno reclamati da quella classe politica che ora scarica sulle loro spalle la riuscita dell’impresa.
Dall’altra parte, politica, si attizza un braciere già scoppiettante. Ma di progetti alternativi, neppure l’ombra. Sinistra Ecologia e Libertà si dedica al volantinaggio: «Meno ore di scuola, meno insegnanti: più ignoranza per tutti». Questo lo slogan dell’irriverente volantino, con al centro un santino tratteggiato, pronto per essere ritagliato e inserito nel diario: Mariastella Gelmini icona della “Beata Ignoranza”. Quanto meno ingegnoso. Ancora da Sel, Giuseppe Iglieri: «Il governo sta dilaniando la Pubblica Istruzione». «Da oggi ragazzi e ragazze troveranno una scuola diversa – avvisa Iglieri – una scuola che sarà sempre meno in grado di offrire loro una formazione efficiente».
Ben più aspre le polemiche sulla classe-ghetto di soli immigrati. Nella periferia romana infatti succede anche questo. L’istituto comprensivo Laparelli ha l’80% di alunni stranieri. E a sollevare il caso sono proprio i genitori di questo 80%: «Se ci fossero anche bimbi italiani in classe sarebbe meglio, i nostri figli imparerebbero meglio l’italiano. Dopotutto siamo in Italia». Parole prese al balzo dal sindaco Gianni Alemanno, per il quale il ‘caso Pisacane’ palesa la «resistenza» di alcuni dirigenti «rispetto alla scelta didattica del ministro Gelmini» e quindi alla soglia del 30% sulla presenza di alunni stranieri per classe. Nel merito della questione entra anche l’assessore capitolino alla Scuola, Laura Marsilio: «Nei prossimi giorni andrò alla Pisacane per fare il punto della situazione, anche per gli altri plessi ad alta concentrazione di bimbi non italiani».
Caustico il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che definisce l’odierno come «uno dei giorni di riapertura delle scuole italiane più brutti dal dopoguerra». «A Roma e provincia, come denuncia il coordinamento scuole secondarie di Roma – nota il Democratico – i tagli al personale docente e non docente saranno pesantissimi: 300 unità per le scuole elementari, 100 per le medie e addirittura 700 per le superiori».

L’Italia non cresce. Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, è preoccupato: «Crescete meno degli altri paesi e rispetto alla crescita globale del commercio, probabilmente perché la quota delle esportazioni nei paesi emergenti é più bassa e a causa della perdita di competitività registrata nel decennio». L’Italia infatti, secondo la Commissione Ue, ha registrato un incremento del Pil dell’1,1% sull’insieme del 2010, a fronte del più 0,8% indicato nelle stime di maggio. La ripresa dell’economia è «moderata» e sarà trainata principalmente dall’Industria, grazie al rilancio delle esportazioni dopo il collasso verificatosi nel 2009. Avanziamo, ma non stiamo al passo con l’Europa. Nel complesso, «l’economia europea è chiaramente sulla via della ripresa, in maniera più forte di quanto previsto nella scorsa primavera». Mentre l’Italia, continua Rehn, cresce meno degli altri perché ha un problema di competitività e dovrebbe moderare i salari. Per rimettere in moto l’economia del Paese l’economista suggerisce di avviare da subito «riforme strutturali per creare più competitività e più posti di lavoro». In particolare «una maggiore moderazione salariale dovrebbe aiutare l’Italia a ridurre la perdita di competitività e ad aumentare la produttività, i tassi di occupazione e la crescita economica».
La ripresa ad ogni modo «resta fragile», anche a livello europeo, soprattutto per «la grande incertezza» sull’evoluzione della situazione a livello mondiale.
La prudenza è d’obbligo e non bisogna affrettarsi a cantar vittoria. Potrebbe infatti verificarsi «un ulteriore indebolimento della domanda esterna e di nuove tensioni sui mercati finanziari, che – avverte il commissario UE – non possono essere escluse». Tra i fattori di rischio anche il fatto che il radicale risanamento dei conti pubblici abbia penalizzato, soprattutto in alcuni Paesi, la domanda interna, e di conseguenza i consumi privati.
Ci si concede la gioia di un minuto a Bruxelles: le stime si sono rivelate migliori delle previsioni della prima parte dell’anno. La crescita nel 2010 per l’Eurozona raggiunge l’1,7%, da un inizialmente previsto 0,9% di maggio, e per la Ue si arriva al’1,8% dall’1 per cento di 4 mesi fa. I dati sono relativi alla crescita dei sette maggiori paesi Ue, fra cui figuriamo accanto alla Francia, Germania, Spagna, Olanda, Polonia e Regno Unito, che costituiscono l’80% del Pil Ue. La crescita più elevata é quella di Germania e Polonia, entrambe al 3,4%; seguono Olanda all’1,9%, Regno Unito all’1,7%, Francia all’1,6%. Noi con il nostro 1,1% siamo ancora una volta il fanalino di coda, gli ultimi fra i primi, o viceversa che dir si voglia. E’ comunque la Spagna, il solo paese della lista a trovarsi ancora in recessione: -0,3% rispetto alla stima precedente di -0,4 per cento.
E’ dunque solo un attimo. Si respira, si esulta, ma non troppo. Per Bruxelles la parola d’ordine non cambia: «Avanti con la salvaguardia della stabilità finanziaria e col risanamento dei bilanci. Queste – ribadisce Rehn – rimangono le priorità assolute». Poi bisogna sperare che le economie dei principali partner mondiali della Ue non influenzino negativamente la ripresa europea. Anche se – spiega Bruxelles – lo scenario della «doppia recessione» appare «poco probabile».

Ginevra Baffigo

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