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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Oggi in sala La solitudine dei numeri primi

settembre 12, 2010 di Redazione 

E’ stata un’altra grande settimana per il giornale della politica italiana. La nostra politica si fa sempre più sul suo giornale. Quella di oggi, di cui il Politico.it è consigliere autorevole e ascoltato. E quella di domani, di cui il giornale della politica italiana è un grande laboratorio. Proprio per questo, ci possiamo permettere, domenica, di prenderci una pausa e di dedicarci al cinema. Nel quale anche, il Politico.it si differenzia da tutti gli altri. Grazie al suo giovane e talentuoso critico, Attilio Palmieri, uno dei più brillanti studiosi del nostro Paese. E al grande scrittore, in grado di offrire un punto di vista diverso e complementare che rende la rubrica di cinema de il Politico.it unica e di grande acutezza. Tra una e l’altra delle grandi recensioni-guida di Palmieri, la penna di Fabrizio Ulivieri ci porta a scoprire le principali uscite settimanali in una luce nuova, letteraria, ma anche emotiva. Tra la specializzazione del critico e la lettura soggettiva di Ulivieri. Che ci parla, questa settimana, del film di Saverio Costanzo, nelle sale da venerdì. Buona lettura e buon cinema con il Politico.it.       

Nella foto, Luca Marinelli e Alba Rohrwacher

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La solitudine dei numeri primi

Un film di Saverio Costanzo. Con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri. Drammatico, durata 118 min. – Italia, Francia, Germania 2010

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di FABRIZIO ULIVIERI

Musiche belle. Ottima grafica dei titoli di testa.

Il film parte, ma hai la sensazione che il film non sia lì ma sempre più avanti nello sfondo su cui il personaggio è proiettato. Tutto è proiettato verso un altro luogo. Verso un luogo lontano ma inquietante che sfoca la realtà presente. Come se dovesse rivelarci qualcosa di imminente e terrificante che sta sul punto di salir su.

Stilisticamente sarebbe anche un bel film, che Costanzo tecnicamente è bravo. In “In memoria di me” (2007), mi aveva favorevolmente impressionato. Ci sono i suoi stilemi: la notte, il buio, il sogno, la paura di non farcela… Ma tutto è avvolto da uno stile alla Dario Argento troppo insistito. Il vero problema è quello, l’aver unito uno stile pesante che persiste troppo nel voler inquietare, e che alla fine diventa solo irritante, ad una recitazione insipida, noiosa. Mono-tona. Senza alti né bassi.

Veramente no, non è un bel film. E lo dico a malincuore, perché ero partito con le migliori intenzioni.

Il film è davvero troppo peso. Troppo straziante.

Soffocante.

Io non ce l’ho fatta a vederlo tutto. Ho lasciato il cinema prima dell’intervallo. Non potevo più stare sulla poltrona a soffrire di irritazione e di noia. E poi a me in fondo Dario Argento non è mai piaciuto troppo.

Ma perché Costanzo non fa un film suo?

FABRIZIO ULIVIERI

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