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Cinque caratteristiche che deve avere un leader di Dino Amenduni

settembre 11, 2010 di Redazione 

Ecco come sarà il “capo” del 2020. Un identikit che il giornale della politica italiana offre al Pd e ai suoi alleati alla ricerca di una soluzione (ma questa è di lungo periodo…). di DINO AMENDUNI

Nella foto, Dino Amenduni

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di DINO AMENDUNI

La ricerca del leader del 2020 – 10 anni sono pochi se visti con le lenti della storia, un’infinità se visti con gli occhi di Internet – non può, a mio avviso prescindere dalla gestione delle seguenti variabili:

nb. Questa analisi mi sembra migliore per la ricerca di un leader dell’area di centrosinistra, ma alcune riflessioni sono valide in generale.

1. Il leader deve essere prima di tutto un buon comunicatore. Lo dice il primo assioma della scuola di Palo Alto: “è impossibile non comunicare”. Pensateci: anche quando restate in silenzio e siete in presenza di qualcuno, state comunicando qualcosa. È comunicazione il verbale (o la sua assenza), il non verbale e, soprattutto, il paraverbale. Toni, inflessioni, tempi, modi. Vale per tutti, da un neonato all’uomo più potente del mondo. Se è impossibile non comunicare, tutti comunicano. Dunque è la qualità della comunicazione il vero driver, e non di certo una presunta presenza/assenza, né è importante la quantità o la ridondanza della stessa.

2. Il leader non deve essere un follower. Non deve seguire nessun modello precostuito. Nessun modello è a crescita infinita. I modelli di gestione del potere e di costruzione del consenso esistenti sono, in quanto tali, più vecchi di modelli che il nuovo leader porta con sé. Il leader, essendo nuovo, può costruire modelli nuovi. E i modelli nuovi non sono invenzioni, ma sempre più elaborazione intelligente dell’esistente e integrazione tra discipline sempre più distanti ed eterogenee.

3. Il leader non deve avere necessariamente un buon carisma, un’eccellente retorica o il controllo di disponibilità economiche e mediatiche infinite. Un buon leader è chi si circonda di buoni collaboratori, migliori di lui nelle singole discipline. Il buon leader è chi sa motivare i suoi collaboratori, chi fa un ampio e cosciente esercizio della delega e, soprattutto è chi decide di lavorare con metodo scientifico. Per cui, a mio avviso, ogni discussione attuale su chi deve incarnare il ruolo di leader, nel centrosinistra e nel centrodestra, è totalmente ozioso. La vera domanda è: chi è il leader che è in grado di garantire il più alto tasso di scientificità nel suo modo di lavorare (in campagna elettorale e alla guida dell’istituzione per cui concorre)?

4. Un buon leader non antepone le sue categorie concettuali a quelle con cui l’opinione pubblica si forma. Questo è, a mio avviso, il principale limite della sinistra italiana dall’avvento del berlusconismo: non aver lavorato sui metodi, sugli strumenti e sulle modalità di costruzione dei messaggi utilizzati da Berlusconi, anteponendo un giudizio morale (ovviamente negativo) e, dunque, rifiutandosi di studiare ed analizzare quei fenomeni. La reiterazione ciclica di questo rifiuto ha causato un crescente allontanamento dei dirigenti politici dai cittadini/elettori/consumatori.

5. Nel 2020 il “nativo digitale” (ovvero, quella generazione trasversale che tout court ritiene Internet come il più autorevole mezzo di reperimento delle informazioni) più anziano avrà 44 anni. Aggiungendo i “non nativi” che condividono la stessa predilezione per Internet come strumento di interpretazione della realtà, giungiamo a una percentuale dell’elettorato attivo sicuramente superiore al 50% della popolazione. Dunque, il leader del 2020 è, per forza di cose, un nativo digitale. Deve vivere ed interpretare la realtà con le categorie con cui lo fa la maggioranza dei suoi connazionali.

DINO AMENDUNI

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