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Riecco presidente condiviso. Sarà vero?… Tutte le ragioni per pensare invece di no Perché Berlusconi non vuole le elezioni

settembre 9, 2010 di Redazione 

Al di là della possibile respon- sabilità (di facciata?), che il giornale della politica italiana ha voluto sottolineare e “spingere” con il Diario di ieri, abbiamo scritto che è impossibile non vedere – come sempre quando si parla del presi- dente del Consiglio – un calcolo di convenienza nella (dichiarata) volontà di continuare a governare «per il bene del Paese», piuttosto che dare seguito alla tentazione di tornare subito alle urne. Per questo abbiamo rispolverato l’immagine del “presidente partigiano”, quel premier che il 25 aprile del 2009 si presentò nella terremotata Onna per celebrare, per la prima volta dalla sua discesa in campo, la festa della Liberazione (da lui subito ribattezzata festa della Libertà). Un Cavaliere addobbato, per l’occasione, con un fazzoletto tricolore donatogli da un partigiano. Un’immagine che, rivista alla luce degli avvenimenti successivi (in particolare l’”abbandono” delle zone terremotate, anche se legato solo indirettamente alle celebrazioni che pure, come detto, si erano svolte – non a caso – in quei territori), tradiva tutta la sua almeno parziale, inevitabile strumentalità. La stessa strumentalità che non è possibile non vedere oggi. Ma cerchiamo di capire, allora, in cosa consista questa “convenienza”.

Nella foto, il presidente del Consiglio con il fazzoletto da partigiano

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O, meglio, come abbiamo indicato ieri, la mancanza di convenienza nell’andare ora alle elezioni. E’ vero che Pdl e Lega in un confronto a tre poli, come nel 1994, oggi con il centrosinistra da una parte, il centro più Fini dall’altra, il centrodestra appunto come terza opzione avrebbero molte possibilità di farcela. Ma è anche vero che questo scenario appare oggi, alla luce della tela tessuta dal Pd e dalle risposte dell’Udc, improbabile. E’ infatti più probabile che, in caso di elezioni anticipate, si formi effettivamente quella coalizione-Alleanza per la democrazia, già preteso Cln, contro il quale l’attuale maggioranza farebbe molta fatica a spuntarla. In caso di sconfitta – ecco il punto – Berlusconi perderebbe la possibilità di difendersi DAI processi Mills e per i diritti Mediaset, ovvero di tentare, ancora, come ha intenzione di fare – come ha indirettamente palesato l’intervento di ieri di Maurizio Gasparri a “In Onda”, dove il capogruppo Pdl al Senato ha fatto capire di credere ancora nella possibilità di approvare una legge come quella – l’approvazione del cosiddetto processo breve. Senza di questo, è molto probabile che Silvio possa essere condannato. Ed ecco spiegato perché, in assenza di garanzie circa l’esito del voto, non abbia alcuna voglia, oggi, di dire sì alle elezioni anticipate.

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