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Pdl-Lega spingono l’Italia verso elezioni Fini: ‘E’ da irresponsabili, serve governo’ Ciò che noi sosteniamo ormai da tempo

settembre 8, 2010 di Redazione 

In piena crisi econo- mica, con giovani impossibilitati a trovare lavoro e padri letteralmente finiti sulla strada (basta fare un giro per le stazioni ferroviarie di notte per vedere quanto è aumentata la presenza di persone costrette a dormire all’addiaccio), la nostra politica avrebbe una grande responsabilità: smettere di guardarsi l’ombelico ed occuparsi di questo. Invece, e la (continua) mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico ne è la più palese cartina di tornasole, al presidente del Consiglio e ai suoi uomini, e in parte anche ad una parte dell’opposizione (che non vuole andare al voto prima di tutto perché sa che, ora, avrebbe molte possibilità di incorrere in un ulteriore crash, ma è così poco concentrata sul Paese da essere totalmente incapace di esprimere una proposta, se non proprio l’idea complessiva che il giornale della politica italiana invoca e, contemporaneamente, sostanzia da tempo, che non riguardi le alleanze di palazzo), dell’Italia e di tutti noi interessa molto poco. Per questo Berlusconi che, specularmente al Pd, sa che oggi avrebbe più possibilità di farcela, pensa a quando fissare la data delle elezioni anticipate. Il presidente della Camera, che pure ha il suo interesse a che la legislatura non finisca ora, usa le parole che noi usiamo da tempo: (ir)responsabilità. Tra un momento e l’altro di politica vera, occupia- moci dunque dell’accelerazione sulla strada del voto che si è verificata nelle ultime ore. Ci racconta tutto, in questo Diario speciale, Carmine Finelli.          

Nella foto, Umberto Bossi e il presidente del Consiglio: palpebre abbassate, rivolti l’uno verso l’altro ad excludendum di tutti noi

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di Carmine FINELLI

Il mese di settembre è sempre ricco. E’ il mese della ripresa parlamentare. A settembre, dunque, avremo la misura di quanto lo scontro intestino al Popolo della Libertà possa gravare sulla maggioranza e sul governo.

Dopo il discorso di Mirabello gli stati maggiori del partito di Silvio Berlusconi sono tornati a chiedere le dimissioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ieri ha risposto da un palcoscenico d’eccezione: lo studio del TgLa7. Gianfranco Fini, ospite di Enrico Mentana, ha parlato a tutto campo delle vicende che lo riguardano, compresa la casa a Montecarlo.

Come era prevedibile, al centro della discussione il suo ruolo di garanzia e l’eventualità di dimissioni anticipate. “Resterò presidente della Camera per tutta la legislatura”, risponde Fini a Mentana, che maliziosamente chiede: “Ancora per quanto tempo, cioè?”. La risposta del presidente della Camera è conciliante. “Questo nessuno lo sa. Io spero per tre anni. Andare a votare adesso sarebbe da irresponsabili”. Respingendo la richiesta di dimissioni avanzata da Berlusconi e Bossi, la terza carica dello Stato azzarda una previsione sulle prossime mosse del premier e del ministro per le Riforme: “Non saliranno al Colle per chiedere le mie dimissioni, perché altrimenti dimostrerebbero di essere analfabeti del diritto costituzionale. Prevedo invece che Berlusconi e Bossi parleranno con Napolitano della situazione politica. E questo mi sembra naturale e doveroso”. E quando Mentana lo incalza chiedendogli se avesse mai pensato di lasciare la sua carica dopo la rottura nel Pdl, il presidente Fini non tradisce nervosismo e risponde a tono. “No, non mi dimetto, a meno che non mi si dimostri di essere venuto meno ai miei doveri. I poteri nella nostra Costituzione sono ben definiti e ben separati tra loro. La Camera non è una dependance di Palazzo Chigi”.

In seguito, Fini parla anche del partito in se stesso. “Ho parlato chiaramente a Mirabello. Credo che la maggioranza possa fare di più. Credo che il Pdl, che non esiste più, debba recuperare lo spirito originario. Ma io mi sento sempre all’interno del centrodestra”. E per quanto riguarda le prossime mosse, “Fli sosterrà i punti presentati da Berlusconi, ma ovviamente chiederà di contribuire a scrivere quei punti in modo che non si determinino dei danni per la collettività”. Sui rapporti con Berlusconi e con i suoi luogotenenti, Fini è abbastanza chiaro: “Molti mi dicono di andare avanti. In ogni caso, la verità è che io sono stato espulso dal Pdl. E sto aspettando ancora di conoscerne le ragioni. Quando mi si chiede se tornerei indietro rispondo che non posso. Il Pdl non c’è più, per questo ho parlato di Forza Italia allargata. Io, pur essendone cofondatore, come è scritto in tutti gli atti, in due ore sono stato espulso senza essere nemmeno ascoltato. Allora, non si torna in quello che non c’è più, si va avanti e si fa altro”.

Sull’eventualità di una crisi di governo, Fini si affida alla carta costituzionale. “La Costituzione la conoscono tutti. In quel caso la parola passa al capo dello Stato. Ma Futuro e Libertà vuole che la legislatura vada avanti, per rispettare il programma». E in caso di elezioni? «Chi attualmente governa si deve rendere conto che non deve cercare il consenso, ma deve governare, perché una campagna elettorale non è quello che serve all’Italia. Detto questo, se qualcuno è così irresponsabile da volere le elezioni, Fli non si tira indietro: siamo prontissimi”.

Sulla casa di Montecarlo, Fini assicura: “Io non ho nulla da temere e nulla da nascondere. Quando tutto sarà chiarito ci sarà da ridere. Poiché è stata aperta dalla procura di Roma un’indagine contro ignoti su esposto di due esponenti politici attendo serenamente che la magistratura accerti quel che è accaduto. Dopo di che chi per più di un mese ha insinuato e calunniato ne risponderà in tribunale”. Infine, Enrico Mentana chiede a Fini di porre una domanda Berlusconi. “Crede davvero di poter dire di guidare un grande partito liberale, plurale, democratico, di massa, espellendo in due ore il cofondatore con accuse risibili? Questa è la mia domanda – sottolinea Fini – ma tanto non risponderà”.

Berlusconi e il voto. Intanto, il Cavaliere è convinto che il voto sia sempre più vicino. “Bossi vuole votare a tutti i costi: è convinto che se andiamo subito alle elezioni rivinciamo noi”. Alla fine di una riunione di circa due ore a Palazzo Grazioli con tutti i big del partito, Silvio Berlusconi torna a parlare della particolare situazione. E scarica su Bossi l’idea di salire al Quirinale per porre rimedio alla crisi politica. “E’ stata una idea di Bossi”, si è giustificato il premier.

Ma il leader del Carroccio avrebbe anche promesso all’amico Silvio la sua lealtà quando arriverà l’ora delle scelte: “Bossi mi ha dato la sua parola – ha detto Berlusconi – che, in caso di crisi, non nascerà un altro governo”. Dunque, la strada per elezioni sarebbe già stata intrapresa. “Alla fine sarà la Lega a staccare la spina”, ha sostenuto Berlusconi con Giulio Tremonti.
Per quanto riguarda le elezioni, Berlusconi è ancora indeciso sul periodo più opportuno, e non scarta neanche la primavera. E nel frattempo ha ammesso i vantaggi di colpire il suo avversario per primo: “Se andiamo alle elezioni ora, Fini non ha il partito e il Pd non ha il candidato. Me l’hanno confessato loro stessi… dicono che ne stanno cercando uno al Nord”. I ministri del Pdl, al contrario, sono titubanti. Temono un cappotto della Lega al Nord, mentre anche al Sud il Pdl, con la concorrenza di Fini, dell’Mpa e dell’Udc – vedrebbe i suoi numeri assottigliarsi.

Al vertice di Arcore tra Bossi e Berlusconi, sembra ci siano state anche alcune scintille sulla tempistica elettorale e sull’opportunità di coinvolgere Napolitano nella crisi politica. Possibilità ridimensionata da palazzo Chigi che ha rinviato alla prossima settimana l’appuntamento al Quirinale e ha sminuito anche la portata dell’incontro: “Verrà fatto un esame della situazione politica”.

Carmine Finelli

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