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Solo da noi il fumetto del pensiero di Fini Parole-chiave del discorso di Mirabello Ed è la migliore analisi letta in queste ore

settembre 6, 2010 di Redazione 

Il manifesto del nuovo partito finiano esplorato, letteralmente, parola per parola. Quella che vedete è la nuvola di tag (ovvero, dei ter- mini ricorrenti) del discorso di ieri del presidente del- la Camera. Quali parole Fini ha usato più spesso, e perché. Ce lo racconta Pietro Salvatori.

Qui accanto, e in basso, la nuvola di tag

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di Pietro SALVATORI

Questo articolo è da leggersi in stretta connessione con l’immagine che vedete qui sopra.

In essa sono racchiuse le parole chiave pronunciate da Fini ieri a Mirabello. Più la parola è grande ed in evidenza, maggiore è stata la frequenza con cui è stata pronunciata, la centralità nell’esegesi del pensiero finiano.

Al netto delle parole d’uso comune, spicca evidente un dualismo: “politica” e “Pdl” spiccano come i due termini più pronunciati. Quest’ultimo è di certo stato abbondantemente utilizzato anche per quella “battaglia difensiva”, come ieri veniva definita a botta calda dai microfoni di Radio Radicale non senza suscitare reazioni stizzite nell’entourage del presidente della Camera, nei confronti del Pdl. “Sono stato espulso, non me ne sono andato. Quel partito non esiste più”, il sunto delle parole di Fini. Ma l’accostamento con la parola “politica”, l’altra più gettonata, evidenzia il tentativo dell’ex leader di An di scavare un solco tra sé e il partito del quale è stato cofondatore. Di là si pensa agli affari, alla corte del principe. Qui da noi si fa politica, la bella politica, l’alta elaborazione politica.

La questione morale, ieri lasciata ai margini del discorso, trasferita alla politica vista come interesse alla res publica, allo Stato (un altra delle parole chiave). Un attacco al Pdl nella sua interezza più che al suo leader, collocato lateralmente anche per ragioni di opportunità e tattica di breve termine.

Spicca anche il contrasto tra la parola “nazionale” e “federalismo”. Occorre un federalismo sano, ha detto Fini, che sia interesse di tutta la nazione, non solo di una sua parte. Il tema della nazione, della comunità nazionale interpretata più come un valore da difendere che come un dato oggettivo dal quale partire, sembra sempre più connotarsi come una delle issues portanti della dialettica del partito in fieri. Che parla della necessità di avere un “programma” di lungo respiro, e dell’occorrenza di procedere sulla via delle “riforme”. Le categorie della possibilità (“può”) e del dovere (“deve”) si completano e si equivalgono nel pensiero finiano, che non disdegna di toccare i temi della “vita”, del “cuore”, delle “idee” come espedienti retorici e segnali politici. “La mia non è una scelta di opportunismo – sembra voler dire – ha a che fare con quello che sento e quello che penso”.

Ad incorniciare la “politica”, “patto” e “legislatura”. La proposta di Fini al Pdl. Che rischia di rimanere un’intenzione legata alla bella politica che poteva essere e non fu.

Pietro Salvatori

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