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E mentre Vassallo veniva ucciso a Pollica Scopelliti ‘scherzava’ con minacce morte

settembre 6, 2010 di Redazione 

I due volti del sud. Da un lato un territorio rinato, che proprio per questo diventa “obiettivo” della criminalità organizzata (ma proprio per questo bisogna ripetere l’esperimento in tutto il Mezzogiorno, combattendo senza se e senza ma le mafie che in questo modo possono, essere sconfitte), ben rappresentato dal sindaco-coraggio di Acciaroli; dall’altra la Calabria – suo malgrado – stanca, corrotta, “guidata” (in questo senso) da rappresentanti come il presidente della giunta regionale, che mentre qualcuno fa sul serio (e la camorra fa sul serio con lui), si fa propaganda millantando lettere minatorie dell’ndrangheta, in qualche caso firmate (?) dai capicosca in persona. Salvo poi ritrattare, una volta “scoperto” e accortosi della gaffe, che è prima di tutto un pugno nello stomaco delle persone che ogni giorno vedono messa a rischio, ma per davvero, la propria vita. Ci parla del caso Scopelliti, che se non fosse tragico sarebbe persino gustoso, il nostro Laratta.            

Nella foto, Giuseppe “Fonzie” Scopelliti

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di FRANCO LARATTA*

Scopelliti dichiara: ‘NON E’ LA MAFIA A MINACCIARMI’!

E allora perchè tutta questa speculazione mediatica?

E’ necessario chiarire che quasi tutte le lettere, letterine, proiettili, polverine varie che vengono spedite ogni giorno in Calabria ad uomini più o meno pubblici, comunque impegnati, sono lettere che non provengono dalle cosche e dalla ‘ndrangheta. Che quando vuole mandare un messaggio, un avvertimento, una minaccia, usa mezzi diretti, chiari, inequivocabili. E quando deve ammazzare – come abbiamo visto oggi per la camorra – lo fa senza giocare a guardie e ladri, senza lettere e letterine.

Il presidente della Regione Calabria, Scopelliti, ha fatto un gran casino in questi giorni, dopo avere ricevuto una quantità industriale di lettere con diversi e assai minacciosi contenuti (le ultime perfino firmate da capicosche: ma hai visto mai?). Scopelliti ha mobilitato tutta la grande informazione e ha tuonato urbe et orbi: “La ‘ndrangheta vuole fermare il cambiamento”; “la mafia non mi fermerà”! Parole sante, parole giuste. Parole!

E giù a dichiarare: ministri, Tg1-2-3, grandi opinionisti. E poi la solidarietà istituzionale che non manca mai.

Ma sapevamo tutti che la ‘ndrangheta non manda chili di lettere, proiettili e polverine varie. Sapevamo e sappiamo tutti che la mafia, la mafia calabrese, fa dannatamente sul serio: ammazza e basta. senza preavviso.

La ‘ndrangheta punta i magistrati seri, le forze dell’ordine, i sacerdoti che combattono, i politici che davvero resistono, i giornalisti che stanno sul fronte e che raccontano cose che non dovrebbero. E per loro minacce vere, danneggiamenti, avvertimenti ai familiari e aggressioni spesso non denunciate!

Ora, chi lo dice a Maroni che Scopelliti non è più minacciato dalla mafia ma dalla ‘burocrazia criminale’, come il presidente la chiama in queste ultime ore? E verrà davvero tutti i mesi a Reggio Calabria (purché corregga il ridicolo stanziamento di 40 mila euro per le necessità della Procura reggina. Dai Ministro, non scherziamo!) per combattere in prima persona la mafia?

Vedremo.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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