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Oggi è dunque nato nuovo partito di Fini ‘Ora il patto di legislatura per continuare’ Ecco il racconto della svolta di Mirabello

settembre 5, 2010 di Redazione 

Pochi minu- ti dopo la conclu- sione del discorso di Mirabello, il giornale della politica italiana assolve al proprio compito di riferimento numero uno per l’informazione sulla nostra politica raccontandovi per primo, e più ampiamente di ogni altro – vedrete – l’intervento pubblico che riapre ufficialmente la stagione della politica italiana e segna l’inizio di una (possibile) nuova fase per il governo: una fase in cui la maggioranza non è più composta soltanto da Pdl e Lega ma, definitivamente, anche da una terza forza, con la quale l’asse Berlusconi-Bossi dovrà discutere e mediare. Una forza, Futuro e Libertà per l’Italia, che, come dice lo stesso presidente della Camera, anticipa quello che dovrà essere il futuro, appunto, della destra italiana “dopo la transizione”: il futuro di una destra liberale, della quale Fini aveva già tratteggiato i contorni il giorno, chiave, della direzione nazionale del Pdl e della quale oggi propone, sostanzialmente, il manifesto. Una destra nella quale “non c’è eresia perché non c’è ortodossia”, che dice sì a maggiori garanzie per la nostra politica rispetto alla magistratura (che va però riconosciuta come ”uno dei capisaldi della nostra democrazia”) e no, contemporaneamente, alle leggi ad personam; che chiede al governo di fare davvero le riforme a cominciare dal federalismo e senza dimenticare l’economia, un’economia che sia (ri)fondata sull’etica del lavoro senza disdegnare di aiutare i più deboli. La grande destra europea del futuro che grazie al presidente della Camera potremo forse avere, un giorno, anche in Italia. Per il momento, comincia (?) la fase due del governo. Ci racconta tutto, Carmine Finelli.

Nella foto, il presidente della Camera durante il suo discorso oggi a Mirabello

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di Carmine FINELLI

Oggi è stato il giorno della verità. Il giorno di Futuro e Libertà per l’Italia e dei finiani. Ma soprattutto è stato il giorno di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera, a Mirabello si è scagliato contro il partito che ha contribuito a fondare, contro coloro che l’hanno epurato. A Mirabello, Gianfranco Fini ha chiuso definitivamente la sua esperienza politica nel Popolo della Libertà.Il riferimento iniziale del presidente è la sua “estromissione dal Pdl, che è un atto, e non ho nessuna difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato a chi lo ha scritto, e so che non lo ha scritto Berlusconi, da quel libro nero del comunismo che ci fu consegnato quando demmo vita a Alleanza Nazionale perché soltanto dalle pagine del peggior stalinismo si può essere messi alla porta senza alcun contraddittorio e con motivazioni che sono assolutamente ridicole”. Mirabello “è diventata ed è per un giorno capitale della politica italiana”.

Alla cittadina nel ferrarese Gianfranco Fini dedica l’inizio del suo intervento. Ricorda che “qui affondano le radici di parte della mia famiglia e qui tanti anni fa un uomo capace di guardare innanzi, Giorgio Almirante, indicò al suo popolo la necessità di un salto di generazione. E credo che la presenza qui stasera insieme a tanti di un uomo come Mirko Tremaglia sia la più bella dimostrazione di quella ideale continuità”. Mirabello, prosegue, è il “luogo delle emozioni che nel corso del tempo si sono rinnovate. Qui la destra italiana ha vissuto momenti importanti. Fu ancora qui che preconizzammo ulteriore svolta che portò alla nascita del Pdl”. E sottolinea come “l’emozione di ieri è nulla rispetto a questo momento. Mai mai mai ho probato un’emozione forte come stasera”.

Il discorso della terza carica dello stato passa poi ad affrontare una per una le questioni più spinose. Uno dei primi nodi da affrontare è quello della giustizia. Ne è convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini che da Mirabello dialoga indirettamente con Berlusconi. “Il garantismo – sostiene Fini – è un principio sacrosanto, ma mai può essere considerato come una sorta di impunità permanente. Deve essere, infatti, garantita la condizione che processi si svolgano e si concludano e che si accertino se ci sono responsabilità”.

Il presidente della Camera si esprime poi sull’uso che il governo ha fatto del Parlamento. “Il Parlamento – dice – non può essere una sorta di dependance del governo. Ci vuole rispetto delle istituzioni e per questo saluto il capo dello Stato che è un punto di riferimento della nostra Costituzione”. Poi Fini ha chiosato: “Governare non può mai significare in alcun modo comandare. Governare è comprendere le ragioni altrui e garantire equilibrio tra i poteri. E chi ha responsabilità istituzionali deve rispettare tutte le altre istituzioni, a partire dal capo dello Stato, che è un punto di riferimento. Bisogna dire chiaramente che la magistratura è un caposaldo della democrazia italiana”.

Poi Fini parla anche del premier. “Berlusconi ha tanti meriti, ma anche qualche difetto: in primo luogo di non aver ben compreso che in una democrazia liberale non può esserci l’eresia, perché non c’è l’ortodossia. Siamo tutti grati a Berlusconi, e lo dico senza ironia, per quello che ha fatto soprattutto nel 1994 per fermare la gioiosa macchina da guerra, ma la gratitudine non può significare che ogni volta che si indica una strada diversa si incorre in una lesa maestà. Non ci può – continua ancora Fini – essere una lesa maestà perché non c’è un popolo di sudditi ma di cittadini”, conclude Fini.

Secondo il quale “governare non può mai, in alcun modo, significare comandare” risponde Fini a quanti lo hanno accusato di stillicidio di dissenso per aver criticato certi atteggiamenti del premier. Indicare una strada diversa, per Fini, “significa garantire equilibrio tra i poteri e garantire le ragioni altrui”. Poi l’attacco ai telegiornali: “I telegiornali, salvo nobili eccezioni, sembrano fotocopie dei fogli d’ordine del Pdl”.

Fini poi decreta la fine del Pdl. “Il Popolo della libertà non c’è più”, dichiara il presidente della Camera dalla festa di Mirabello. “Non potrà accadere che Futuro e libertà possa rientrare in ciò che non c’e più – sottolinea – ora si va avanti”. In questo momento, aggiunge Fini, “c’è il partito del predellino, ma il Popolo della libertà non c’è più. È in qualche modo Forza Italia che si è allargato. Il Pdl come lo avevamo immaginato e conosciuto non esiste più, è finito il 29 giugno” data che si riferisce alla riunione dell’ufficio di presidenza che lo ha di fatto espulso dal partito.
“Il Pdl non può essere derubricato a contorno del leader, un grande partito deve essere qualcosa di più del coro dei plaudenti”. Un partito liberale, aggiunge il presidente della Camera, “deve essere una fucina di idee, un polmone che respira e che dà ossigeno anche all’intera azione del governo”. Per cui “rivendicare il diritto di avanzare delle proposte, la necessità di esprimere delle critiche, di svolgere delle analisi e fare delle valutazioni non può essere frazionismo, boicottaggio, controcanto. È piuttosto democrazia interna, altro che teatrino della politica”. Invece il “Fli non è An in sedicesimo. Chi lo pensa non ha capito nulla: Fli è lo spirito autentico del sogno Pdl. È pensare che la transizione possa finire”.

Non proprio inaspettatamente, Gianfranco Fini parla anche della vicenda della casa di Montecarlo. “Si va avanti senza farci intimidire da quello che è stato il metodo Boffo messo in campo da alcuni giornali che dovrebbero essere, pensate un po’, il biglietto d’amore del partito dell’amore; noi non ci facciamo intimidire perché di intimidazioni ne abbiamo vissute ben altre. Non ci facciamo intimidire da campagne paranoiche e patetiche. Ho fiducia nella magistratura e aspettiamo che sia la magistratura a stabilire le responsablità”. Poi Fini ha aggiunto: “Vado avanti nonostante gli attacchi infami, non tanto contro la mia persona, ma contro la mia famiglia. Una cosa tipica degli infami. La campagna estiva di alcuni giornali del centrodestra è stata il tentativo di dar vita ad un’autentica lapidazione di tipo islamico contro la mia famiglia”.

In seguito, il discorso di Fini si concentra sulle questioni prettamente politiche. “Si va avanti – dice il presidente della Camera – senza ribaltoni o ribaltini, senza cambi di campo. E senza atteggiamenti che possano dare in alcun modo agli elettori la sensazione che noi si abbia raccolto voti nel centrodestra per poi portarli da qualche altra parte”. Fini avverte, però, che si va avanti “convinti della necessità di onorare quel patto con gli elettori, ma fino in fondo, senza magari aggiungerci qualche parte che nel programma non c’era e che invece diventa un’emergenza. Andiamo avanti per ricostruire il Pdl senza cambi di campo, ribaltoni o ribaltini. Andiamo avanti con le nostre idee nell’ambito dei nostri valori, senza tatticismi”, sottolinea il numero un di Montecitorio. “Sosterremo lealmente quei punti che il premier presenterà alle Camere, ma noi chiederemo, e non dovrà esserci negato, di discutere di come si traducono in realtà i titoli delle riforme. Avanzeremo in Parlamento con spirito costruttivo le nostre proposte. Non per remare contro, ma per far camminare il governo più veloce”. E ancora: “Cercheremo di dar vita a quello che è stato chiamato un patto di legislatura per arrivare al termine dei 5 anni e riempire di fatti concreti gli anni che separano dal voto. Un nuovo patto di legislatura che non sia un tavolo a due gambe, un accordo sancito con acquiescienza. Dov’è finito quel punto del programma – domanda – dove si prevedeva l’abolizione delle province? E quello che riguardava la privatizzazione e liberalizzazione delle municipalizzate? Berlusconi – si dice poi convinto Fini – metterà da parte l’ostracismo perché noi non ci fermiamo e andiamo avanti. Ha ben compreso che non servono a nulla gli ultimatum. Berlusconi – prosegue ancora Fini – ha diritto di governare perché scelto dagli elettori. E pensare a scorciatoie giudiziarie per toglierlo di mezzo è una lesione alla sovranità dello Stato”.

Fini si è espresso anche sul leader del Carroccio e sul federalismo. “Bossi – secondo Fini – è un leader popolare, abbiamo polemizzato tante volte, solo chi non conosce la storia oltre che la geografia può pensare che la Padania esista davvero. Ma capisce che quella bandiera che ha alzato per primo, fra lo scetticismo e l’ironia, quella del federalismo oggi può essere bandiera che determinerebbe il compimento di una missione storica. Quel federalismo è possibile solo se è nell’interesse di tutta Italia non solo in quella della parte più progredita. Nella commissione bicamerale che dovrà verificare i decreti attuativi del federalismo fiscale dovremmo discutere e non lasciare la discussione all’asse Tremonti-Calderoli”. La riforma del federalismo fiscale “dovrà servire per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il federalismo è possibile solo se sarà fatto nell’interesse di tutta l’Italia”.

Sul finire del discorso, il presidente Fini chiarisce: “Io non sarò mai contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento”. “Berlusconi – aggiunge Fini – ha il diritto di governare senza che una parte della magistratura lo possa mettere fuorigioco. Ma quel simpatico dottor Stranamore che è l’onorevole Ghedini non deve trovare una soluzione purché sia. Dobbiamo lavorare non ad una legge ad personam, ma per una legge, come in altri paesi d’Europa per tutelare la figura del capo del governo. E quindi non la cancellazione dei processi, ma la sospensione”. Infine conclude: “La riforma va fatta per garantire gli onesti. Tutti vogliono che i processi si concludano in tempi brevi, ma la cosa inaccettabile è che una volta definiti i tempi congrui, li si renda retroattivi, lasciando così le parti lese e le vittime con un pugno di mosche in mano”.

Proprio perché il dibattito politico si è concentrato sulla legge elettorale, anche Fini ha voluto dire la sua, aprendo ad una riforma. “Gli italiani hanno il diritto di scegliere non solo il premier ma anche i loro parlamentari. Poi discuteremo come, se con il collegio o la preferenza, ma è un diritto degli italiani e faccio mea culpa, perché a quella legge ho contribuito anche io, ma sono vergognose le liste prendere o lasciare”.

Gianfranco Fini dal palco di Mirabello, critica il lungo interim di Silvio Berlusconi alla testa del ministero dello Sviluppo economico. “In quale altro Paese manca un ministro dello Sviluppo economico?”. La questione del ministro dello Sviluppo Economico permette a Fini di occuparsi, nel suo discorso, anche di economia. “Fli deve anche fare tutto il possibile per affiancare ai soliti due temi, federalismo e giustizia, anche altri temi come quello di far ripartire l’economia. Anche per essere coerenti con il monito del capo dello Stato e delle imprese”. E aggiunge: “C’è un’Italia preoccupata e sfibrata. L’ottimismo non è solo la forza della volontà. L’ottimismo si deve tradurre nella capacità di fare la riforme. Il nostro governo ha ben fermato la crisi, ma oggi dobbiamo far ripartire l’economia. Non basta che i nostri conti pubblici tengano. Dobbiamo far ripartire l’economia. Come? Facendo le riforme che erano nel programma originario del Pdl. Riforme che portino una sintesi, ad un nuovo patto tra il capitale e il lavoro. Mettendo i produttori di ricchezza dalla stessa parte della barricata”. Poi lancia l’idea de “la grande assise del mondo del lavoro. Se nell’ambito di cinque punti si deve ridurre carico fiscale, la proposta che noi facciamo è: interveniamo sul quoziente familiare per far sì che chi ha figli, anziani e disabili a carico abbia un peso fiscale minore”, dice Fini.

E per concludere non poteva mancare un richiamo all’etica pubblica. “Chiamo a raccolta l’Italia che lavora che è poi l’Italia onesta. L’Italia onesta è quella dell’etica del dovere: quella dell’etica che un padre insegna ad un figlio. Il senso del dovere, di appartenza e civico”. Secondo Fini “non bisogna avere paura di aiutare i più deboli. Sono i deboli che hanno bisogno di garanzie e non i più forti. Questo per me è il centrodestra e la politica con la p maiuscola”.

Infine, un appello che sembra la carta fondativa di un nuovo partito: “Ridiamo un senso alla politica e andiamo avanti nel nome delle nostre idee. Quando avevamo 18-20 anni, quando nessuno pensava che saremmo entrati in Parlamento e avremmo ricoperto cariche istituzionali – sottolinea Fini – amavamo dire che se un uomo non ha fiducia nelle sue idee e non è pronto ad impegnarsi per quelle idee, anche se scomode, o non valgono nulla quelle idee o non vale nulla quell’uomo. E siccome le nostre idee valgono certamente – conclude – è nel nome di quelle idee che va avanti l’impegno la lotta e l’azione di Futuro e libertà”.

Carmine Finelli

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