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Bindi: “Se si vota sì all’alleanza con Fini” E subito il Pd ancora una volta si divide Perché manca profilo Democratico forte Milano, Lerner: “Io ora sto con Pisapia”

settembre 4, 2010 di Redazione 

La rabbia, spiega Umberto Galimber- ti, scatta quando – di fronte ad un’espressione dell’interlocutore che non condividiamo – abbiamo paura che, ascoltandola senza reagire, possiamo perdere la nostra identità. E il Pd non ha, oggi, un’identità ben definita, e qualsiasi alleanza «con il diavolo» appare in grado, senza una posizione di partenza netta, di comportare una deviazione/devianza verso posizioni, appunto, e valori che non sono quelli che, individualmente, i Democratici avvertono come propri. Questa almeno è la percezione che sembra avere la gran parte della base (ma non solo). Che anche di fronte alla proposta “di scopo” di un’alleanza con i finiani per impedire a Berlusconi di vincere le eventuali elezioni anticipate e di mettersi, così, nella condizione di portare a termine il proprio disegno anti-costituzionale, reagisce con sdegno come se si trattasse di un possibile abbraccio mortale. Il problema dunque rimane quello che il giornale della politica italiana denuncia da mesi e che ha rievocato ancora due giorni fa: i Democratici non hanno un’idea forte da proporre al Paese, e per questo anche il loro patrimonio valoriale appare annacquato o, meglio, non appare. Un (intero) Pd che avesse un carattere proprio non avrebbe difficoltà ad accettare un’alleanza con il diavolo (posto che quel Pd non ne avrebbe probabilmente bisogno), perché ne misurerebbe il valore funzionale e non dovrebbe temere di perdere la propria identità. Una mancanza di idee che, nonostante il fermento, sembra scontarsi anche a Milano, dove le prime candidature alle primarie sono in assoluta continuità con il corso recente, e non sembrano in grado di offrire quel cambio di prospettiva che appare necessario, ai Democratici, per conquistare una città ormai da vent’anni governata dal centrodestra – nonostante i risultati discutibili dell’ultima amministrazione Moratti. Ci parla comunque delle due candidature “principali”, e fa il suo endorsement, il conduttore de L’Infedele.

Nella foto, il presidente del Pd, Rosy Bindi

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di GAD LERNER

Che un bravo architetto come Stefano Boeri si candidi per un incarico politico di grande responsabilità come la guida dell’amministrazione comunale milanese, è senza dubbio una buona notizia: il segnale che la città avverte davvero il bisogno di cambiare classe dirigente, anche nei suoi ceti professionali che in passato ritenevano di poter trarre giovamento dalla destra che governa Milano ormai quasi da un ventennio.

Ritengo però che la competizione per Palazzo Marino in primavera sarà durissima, zeppa di implicazioni politiche e culturali oltre che amministrative. Si tratterà di fare i conti con il berlusconismo, il leghismo e Comunione e Liberazione, oltre che con la modestia dell’operato di Letizia Moratti. Lo scontro sui temi della giustizia sociale, delle disuguaglianze in crescita e della legalità sarà duro e io, da iscritto al Pd, con molto rispetto e simpatia nei confronti di Boeri, continuo a ritenere che abbia maggiori chances di riuscita un “duro” come Giuliano Pisapia, eccellente professionista ma insieme dirigente politico in grado di richiamare militanza intorno a sé.

GAD LERNER

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