Top

Dal ’08 altri 67mila insegnanti sulla strada Gelmini: “Non li possiamo assorbire tutti” Ma non sono “solo” un problema sociale Se il governo cambia la cultura del Paese

settembre 3, 2010 di Redazione 

I libri di storia modificati con l’obiettivo di dipingere la sinistra (e i suoi valori) come truffaldina ed esaltare la destra. L’operazione (anti)culturale operata dalle televisioni del premier negli ultimi trent’anni. Nessuno conosce gli italiani, ovvero se stesso, meglio del presidente del Consiglio. E il tentativo in atto ora è quello di togliere gli ultimi argini all’abbandono del Paese ai propri vizi, ai propri riflessi condizionati, plasmando contemporaneamente le coscienze delle nuove generazioni, per ridisegnare definitivamente l’identità di tutti noi (o, meglio, di chi verrà dopo di noi) a propria immagine e somiglianza. I precari della scuola sono persone in carne ed ossa che perdono il lavoro, sì (e come leggete nel titolo sono già in tantissimi, ben «due Alitalia», quelli che lo hanno perso dall’inizio di questa legislatura, con questo governo in carica), ma non è (solo) quella la (vera) posta in palio: i tagli del ministro della Pubblica (?) istruzione e l’abbandono del corpo insegnante a se stesso sono altri tasselli di una destrutturazione della scuola pubblica a vantaggio di quella privata, che non costituisce solo un fatto ideologico o legato a cartelli di interesse, e non ha solo implicazioni sociali (l’ulteriore divaricazione, anche in chiave prospettica e per le nuove generazioni, tra ricchi e poveri): a sistema con l’intervento sui libri di testo e con l’azione delle tivù è parte di un tentativo di cambiamento (o, meglio, oggi, consolidamento) della nostra “identità” (?) che non ha probabilmente precedenti in una democrazia. La risposta dell’opposizione – «Siamo con i precari» – appare dunque del tutto inadeguata, perché coglie solo il risvolto sociale della questione. La risposta da dare non può che consistere nella proposta complessiva di un Paese del quale la cultura cessi di essere una delle voci in bilancio e torni ad essere IL bilancio, in quanto strumento ed obiettivo di ogni singolo momento della ricostruzione. Fa il punto comunque sulla situazione della scuola, Massimo Donadi.

Nella foto, Mariastella Gelmini

-

di MASSIMO DONADI*

“I precari non li incontro, sono militanti politici”. Quest’esempio di democrazia e’ una perla, una delle tante, del ministro Gelmini. Decine di migliaia di questi ‘militanti politici’ saranno buttati fuori dalla scuola grazie alla riforma del ministro che in molti cominciano a chiamare Attila.

Secondo Gelmini i precari sono troppi e non possono essere assorbiti tutti. Certo, quando si tagliano i fondi alla scuola pubblica e’ proprio cosi’. Ma il ministro sa bene che nessuno ha chiesto l’assunzione immediata e permanente di tutti i precari. Affermando quello, bara, trucca il confronto politico.

I dati dei sindacati sono chiari: dal 2008 hanno perso il posto 67.000 insegnanti, pari a due Alitalia all’anno. E’ chiaro che il sistema dell’istruzione pubblica in Italia non così non regge, ma il governo con la sua politica di tagli sta affrontando il problema nel modo peggiore. Si sta, peraltro, massacrando la scuola pubblica a tutto vantaggio di quella privata. Un’altra brutta pagina per questo governo.

L’istruzione e’ un pilastro del sistema sociale di qualsiasi paese moderno ed avanzato, ma in Italia sembra che questo concetto non sia valido. Il corpo docente e’ stato troppo spesso mortificato, quando invece andava valorizzato ed incentivato. E’ a queste persone che affidiamo l’istruzione dei nostri giovani, sono loro a formare la futura classe dirigente del paese. Ed invece che succede? Tagli drastici e favori alle scuole private.

Chiacchierare con i precari in questi giorni di protesta e’ utile e da’ la dimensione di quanto siano motivati e quanto tengano a questo lavoro. Il potenziamento della scuola, della scuola pubblica, e’ una priorità nel nostro programma. Siamo vicini agli insegnanti che protestano e siamo pronti ad accogliere suggerimenti utili.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom