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L’orrore della lapidazione (di una donna) Ora tutto il Paese si mobilita per Sakineh

settembre 3, 2010 di Redazione 

Un regime che uccide, che lascia uccidere a colpi di pietrate. Questo è, oggi, l’Iran degli Ayatollah e la comunità internazionale si muove per salvare la vittima designata dell’ultima atrocità. Ieri è stata la volta della nostra politica. Le gigantografie di Sakineh esposte sui palazzi della politica italiana ma anche l’impegno, diretto, del governo e la manifestazione davanti all’ambasciata iraniana. Ce la racconta il nostro Pietro Salvatori. Anche su Liberal.

Nella foto, Sakineh Mohammadi Shtiani

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di Pietro SALVATORI

Organizzata dai Verdi, ma totalmente priva di bandiere di partito, la manifestazione di ieri ha visto la partecipazione di diverse centinaia di persone di fronte all’ambasciata dell’Iran in Italia, nel quartiere Nomentano di Roma. Si sono radunate attorno a uno striscione che recitava «Salviamo Sakineh», e a un manichino sporco di finto sangue e circondato da batuffoli di carta a simboleggiare le pietre della lapidazione. Numerose le adesioni del mondo della politica, in particolar modo del centrosinistra. Ma su tutte spiccava la presenza di Riccardo Pacifici, rabbino capo della comunità ebraica di Roma. «Ho sentito il dovere di portare la mia testimonianza, oltre che di tutta la comunità ebraica, in quanto cittadino italiano rispettoso della libertà della donna», ha detto Pacifici. «È Magdi Allam a insegnarci – ha proseguito – che il grado di civiltà e di democrazia di un Paese si misura da come questo tratta le proprie donne. In Iran la donna viene brutalizzata. Siamo qui oggi per far sentire al popolo iraniano che non è solo. Oggi siamo tutti iraniani»

È datato 12 luglio l’appello della sezione italiana di Amnesty International in favore di Sakineh. Indirizzato direttamente alla guida su prema dell’Iran, l’ayatollah Khamenei, il documento sottopone al leader della repubblica islamica tre richieste ben precise: non eseguire la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani «per lapidazione o in qualunque altro modo», eliminare la legislazione che nel Paese consente la lapidazione e la flagellazione e depenalizzare l’adulterio, considerato tra i crimini più gravi nella legislazione coranica vigente in Iran. Domande che ovviamente non arriveranno mai alle sorde orecchie di Khamenei, ma che sarebbero dovute essere il volano per una sensibilizzazione pubblica nei confronti della triste sorte che aspetta Sakineh. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, riprendendo una lodevole consuetudine già sperimentata da Walter Veltroni ai tempi in cui ricopriva la stessa carica, ha fatto esporre sulla facciata del Campidoglio una gigantografia del volto velato della donna, sotto la scritta «Per la vita di Sakineh», accogliendo di buon grado una proposta del capogruppo dell’Udc in comune, Alessandro Onorato. L’iniziativa è stata proposta per primo dal ministro Carfagna, che ha fatto esporre un manifesto analogo anche sull’edificio di piazza Colonna in cui ha sede il ministero delle Pari Opportunità. Anche il presidente piddino della Provincia di Roma, Zingaretti, ha esposto l’immagine su palazzo Valentini, sede della giunta e del consiglio provinciale. «Non è pensabile – ha sottolineato Alemanno – che una giovane donna venga lapidata e uccisa: dobbiamo sostenere tutte le iniziative perché ciò non avvenga», mentre in un comunicato i ministri Frattini e Carfagna, che stanno seguendo la questione per conto del governo, hanno lanciato «un’azione senza precedenti per mobilitare le coscienze e contribuire a salvare la donna da una sentenza brutale ed inaccettabile, la lapidazione». Fino a quando Sakineh non sarà salva e libera – hanno aggiunto i due esponenti dell’esecutivo – il suo volto ci guarderà dal palazzo del governo italiano».

Il presidente della Regione Lazio Renata Polverini è stata tra gli ultimi a annunciare ieri di aver dato la propria adesione alla mobilitazione internazionale organizzata da Adnkronos International. Ma anche il mondo del centrosinistra condivide e appoggia le iniziative del governo. Sia ieri che oggi a Torino, durante la festa nazionale del Partito Democratico, sarà osservato un minuto di silenzio prima dell’inizio di ogni dibattito. Il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, promotore del sit-in di ieri a Roma, ha ricordato che «quello che sta succedendo in Iran è atroce e vergognoso. A Teheran ci sono altre trenta o quaranta donne nelle stesse condizioni di Sakineh. Quello degli ayatollah è un regime fatto di pietre, prigione e censura» in Iran. Bonelli ha respinto le critiche di chi suggeriva che il silenzio, diplomaticamente, sarebbe stato preferibile: «Non c’è peggior cosa che il silenzio» ha detto, lanciando un appello per un’azione forte da parte del governo italiano: «Chiediamo al ministro Frattini che si faccia promotore di una spedizione dei ministri dell’Ue a Teheran per chiedere con vigore una soluzione al problema della legislazione contro le donne che vige nel Paese». Marina Sereni, vice-presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, ha accolto con favore l’iniziativa del governo, che «dopo giorni di silenzio ha finalmente lanciato un appello affinché le autorità di Teheran risparmino la donna». La Cgil ha invitato tutti i propri iscritti «a firmare e a sostenere la mobilitazione internazionale per il rispetto della dignità e della libertà di tutte le donne iraniane». Anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini è sceso in campo contro la lapidazione di Sakineh: «Facciamo sentire alte le nostre grida – ha detto l’esponente centrista – le parole spesso sono le pietre grandi e più forti».

Pietro Salvatori

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