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(Anche) in Calabria emergenza criminalità E il governo si occupa di processo breve

settembre 2, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, primo fra tutti i grandi quotidiani, dopo un agosto di silenzio (da parte degli altri) su questo tema, ha posto ieri la questione di una crisi economica tutt’altro che rientrata, nel contrastare la quale, e lavorare finalmente per rilanciare l’Italia, dovrebbe impegnarsi la nostra politica piuttosto che vanificare anni di legislature e discettare di leggi elettorali (pure importanti: le regole, i sistemi sono decisivi nel definire il “contenuto” della politica italiana. Ma si affrontino a tempo debito, rispetto alle esigenze del Paese). Uno squarcio di realtà in un dibattito pubblico surreale in cui si parla di tutto tranne che dell’Italia. Ennesimo segno dell’autoreferenzialità e dell’irresponsabilità della nostra politica di oggi. In questa stessa chiave, dopo avere ampiamente fatto le pulci alle mancanze del centrosinistra, vediamo come la maggioranza continui a dedicarsi ai guai giudiziari del presidente del Consiglio, con il rischio di favorire il crimine, proprio mentre quest’ultimo si esprime in tutta la sua forza. Nel sud del nostro Paese, e in particolare nella regione di Laratta, stanno venendo al pettine anche i nodi di troppi permissivismi concessi in forma di allentamento di lacci e regole nei confronti della stessa criminalità organizzata, per non parlare dei livelli di connivenza, quando non di sovrapposizione di parti dello Stato. Ed è proprio il deputato del Partito Democratico, dalle colonne del giornale della politica italiana, a lanciare l’allarme e a richiamare il governo alle proprie responsabilità. Un altro momento di realtà, appunto, mentre altrove si discute come sempre di elezioni anticipate, solo sul giornale della politica italiana. Il giornale della politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Il giornale del (suo) Paese. L’intervento di Laratta, dunque. Sentiamo.

Nella foto, il ministro della Giustizia Angelino Alfano

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di FRANCO LARATTA*

In Calabria arrivano decine di lettere all’anno, contenenti minacce e avvertimenti. Molto spesso contengono proiettili. Di recente ne è stata inviata una al presidente della Regione, Scopelliti, con dentro una polvere bianca. Forse borotalco. Qualche tempo fa, allo stesso Scopelliti che era sindaco di Reggio Calabria, fecero trovare del tritolo in municipio. I destinatari di lettere, minacce, proiettili e affini sono quasi sempre esponenti politici di primo piano, assessori regionali, anche sindaci e amministratori locali. Decine e decine di lettere all’anno, senza che mai nessuna di queste avesse portato sulle tracce dei mittenti. Il povero Franco Fortugno venne ammazzato pubblicamente senza alcuna lettera di preavviso, o almeno resa nota a tutti.

Sulle vicende a Reggio Calabria, cioè sulle tante minacce, bombe, tritolo destinati a troppa gente, si sospetta qualcosa di più, e di oltre, delle solite cosche. In una interrogazione parlamentare ci si è chiesto di chiarire i misteri del tritolo fatto trovare in una stanza attigua a quella del sindaco Scopelliti. E anche del ruolo dei ‘servizi’ in città. Nessuno ha mai risposto, né smentito. Come nessuno ha mai risposto ai servizi di giornali nazionali locali sull’eccessiva confidenza tra eletti di primissimo piano ed esponenti dei clan mafiosi. Qualche cena di troppo è diventata un vero imbarazzo!! Quanti consiglieri regionali sono stati eletti grazie ai voti dei clan? Il presidente dell’Antimafia, sen. Pisanu, ha una lista al quanto lunga di sospettati da verificare!!

L’idea del Quotidiano della Calabria di una grande manifestazione a Reggio è fondamentale perché segnala una funzione civile sinora rallentata o affidata ad interventi individuali da parte dei media che invece hanno un ruolo fondamentale nel progetto di una Calabria diversa e libera dalla cultura criminale. La politica però non può fare a meno di interrogarsi e di assumere posizioni responsabili sui gravi eventi di questi mesi perché i cittadini attendono proprio assunzioni di responsabilità. Leggendo i giornali dell’indomani dell’inaudito attentato al procuratore Di Landro noi ci sentiamo a disagio.

Immaginiamo che il Ministro di Grazia e Giustizia, il Presidente Berlusconi e i parlamentari, almeno quelli che in questi anni hanno votato in silenzio provvedimenti via via sempre più permissivi e che di fatto hanno contribuito a rendere più difficile l’opera della magistratura e delle forze dell’ordine, abbiano provato vergogna ed imbarazzo.

Ancora in questi giorni il Presidente del Consiglio è impegnato a verificare la propria maggioranza non su un piano straordinario per rispondere all’aggressione mafiosa né per arrestare il declino economico del Paese o la morsa della crisi. Berlusconi chiede una sorta di fiducia su un progetto che da più parti è definito come “un’amnistia mascherata”.

Quanto è accaduto al procuratore generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria è davvero emblematico e la dice lunga sul tipo di impegno che lo Stato e il Governo garantiscono nell’offerta di beni pubblici essenziali come la Giustizia nel Mezzogiorno. Si va avanti con soluzioni immaginifiche e colpi di teatro (come il Consiglio dei Ministri a Reggio) ma la dura realtà è quella di un Governo che non riesce a garantire un minimo di sicurezza ad un procuratore esposto nella procura più a rischio d’Italia. Che lo Stato debba chiedere ad un commerciante le riprese perché la casa del procuratore, già bersaglio della criminalità, non è né sorvegliata h24 nè video sorvegliata è imbarazzante e lascia sgomenti. Con quale autorevolezza sarà possibile chiedere ad un operatore economico di indicare i nomi di chi gli chiede il pizzo se persino lo Stato non è in grado di proteggere adeguatamente il procuratore generale dopo due attentati?

Se la magistratura reggina afferma che deve farsi dare credito per la benzina delle auto, non riceve gli uomini necessari e deve mendicarli, che cosa si prometterà ad una città attonita, un’altra fiction strumentale nella bella location di Reggio? Che il governo mandi i mezzi, che la risposta non sia blanda, che si lavori con fermezza senza abbassare la guardia come è stato sinora. A Reggio, dopo le affermazioni di autorevoli magistrati e importanti giornalisti, è necessario che si faccia chiarezza sul ruolo dei servizi segreti dal tritolo a Palazzo San Giorgio, al ruolo nelle elezioni per finire nelle vicende di questi giorni. E’ necessario un fronte ampio di deputati e senatori che sostenga un’inversione di tendenza legislativa e una vera agenda di revisione delle leggi che in questi anni hanno prodotto impunità, hanno ridotto la capacità investigativa e hanno di fatto indebolito lo Stato di fronte alla sua funzione di assicuratore di giustizia e sicurezza. Ed infine sia fatta chiarezza sui rapporti tra politica e criminalità su cui abbiamo letto di recente troppe pagine negative ed oscure. Come è stato autorevolmente detto non si può fingere di trattare allo stesso modo letterine, polverine, zucchero, borotalco, bombe e minacce vere. Compito dello Stato è anche non far cristallizzare costumi e comportamenti antigiuridici.

I tifosi del calcio hanno beneficiato dalle possibili elezioni anticipate di colpi a sorpresa. I tifosi della giustizia possono sperare in qualche regalo o è un interesse troppo generale e troppo poco monetizzabile elettoralmente per essere preso in considerazione dal Governo?

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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