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Carfagna: ‘No a prostituzione’. Ma i radicali: legalizzarla se volontaria

settembre 1, 2010 di Redazione 

Il dilemma è antico, quasi quanto il relativo mestiere. La politica italiana ha storicamente pensato di risolverlo con una forma di ipocrisia: la prostituzione non è reato, ma lo è praticarla in ambienti appositi. Con tutto quello che ne consegue in termini di (in)sicurezza, precarie condizioni sanitarie e abbandono allo sfruttamento da parte della criminalità. Oggi le posizioni sono forse ancora più nette: c’è il settarismo femminista (?) di chi rifiuta a priori il discorso, chiudendo però in questo modo gli occhi sulla realtà; ci sono le nette posizioni libertarie. Il giornale della politica italiana dà il suo contributo al dibattito offrendo uno sguardo sulla situazione attuale. E, ovviamente, proponendovi alcune riflessioni. di ANNALISA CHIRICO

Nella foto, il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna

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di ANNALISA CHIRICO

Vi ricordate il decreto Maroni del 2008 contro il degrado urbano? Bene, il 13% delle ordinanze comunali emanate in virtù di quel decreto riguardano il mestiere più antico del mondo. Multe salate contro meretrici e clienti per tutelare il decoro pubblico.

Nell´Italia della legge Merlin la prostituzione non è reato, ma le “case di tolleranza” sono proibite. Insomma, se vuoi prostituirti, devi stare per strada, esposta a rischi per la salute (tua e di chi sta con te), all´arbitrio dei pubblici ufficiali e alla violenza del primo delinquentello. Chi in strada proprio non ci vuole stare, può sempre scegliere tra centri massaggi, agenzie per accompagnatrici, night club bollenti. E così si scopre che a Milano spunta un nuovo centro massaggi ogni due giorni e a gestirli sono soprattutto orientali. In clandestinità.

Che cosa propone la politica italiana? Il Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna ormai cavalca pervicacemente una sorta di veterofemminismo di genere; l’ex showgirl si sente la Giovanna d´Arco delle donne povere e indifese, italiane e straniere, tutte sotto la sua ala protettrice. Di conseguenza, lo scambio denaro contro prestazioni sessuali è inammissibile, anche se libero, mutualmente vantaggioso e su base contrattuale. Il Ministro inorridisce al solo sentir parlare di legalizzazione: la prostituzione è segno di oppressione, sfruttamento e immoralità.

I radicali, che alle risposte dettate dai populismi ideologici preferiscono quelle informate dalla concretezza del vissuto, hanno depositato un disegno di legge di tre soli articoli con l´obiettivo di legalizzare il fenomeno del sesso commerciale. Per far emergere la prostituzione volontaria (quella che le veterofemministe preferiscono ignorare), tassarla e regolamentarla. Quanto alla prostituzione coatta, come spiega la senatrice radicale Donatella Poretti, non v´è bisogno di nuovi articoli del Codice Penale perché reati come estorsione, riduzione in schiavitù, violenza, oscenità in pubblico sono già sanzionati dalla legge vigente.

Repressione o regolamentazione? Il dilemma è sempre lo stesso. E lo stato paternalista offre sempre la medesima risposta: PrOiBiZiOnIsMo.

ANNALISA CHIRICO

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